Se l’Italia non è la Germania.

Al Nord, si dice spesso, le cose vanno meglio. Dalle nostre parti, poi, l’adagio gode di vecchia fama. All’università ricordo bene un professore austriaco che soleva paragonare la civiltà nostrana con quella viennese per rimarcare quanto in generale fossimo indietro dal momento che, come noto, “lì, le cose, funzionano per davvero”. Poi però ne ho […]

Al Nord, si dice spesso, le cose vanno meglio. Dalle nostre parti, poi, l’adagio gode di vecchia fama. All’università ricordo bene un professore austriaco che soleva paragonare la civiltà nostrana con quella viennese per rimarcare quanto in generale fossimo indietro dal momento che, come noto, “lì, le cose, funzionano per davvero”. Poi però ne ho conosciuto un altro, stessa materia ma di nazionalità tedesca invece che austriaca, il quale – forse per rivalità istintiva – si premurava di farci sapere che Monaco di Baviera era molto meglio di Vienna, sotto ogni punto di vista, perché “lì, le cose, funzionano per davvero”. Ora, salendo ancora e sempre più sù, pare sia la volta di Berlino, la capitale più in e più cool, anzi geil del momento, dove le case costano poco, i giovani sono tutti ‘aperti’ e rivolti al futuro, c’è persino Frau Merkel al governo e quindi, ti pareva, “lì, le cose, funzionano per davvero”. Poi, l’altra sera, ascoltando distrattamente un tg nazionale, come d’improvviso, è svanito l’incanto. La questione, in realtà, ai frequentatori del mondo tedesco era nota da tempo ma per gli altri è stata davvero una notizia.

L’immancabile inviato da Berlino informava infatti gli ascoltatori sul fatturato plurimiliardario (mica noccioline, tra i 4 e i 6 miliardi di euro l’anno secondo il solerte Fisco della Bundesrepublik) che lo Stato ricava dal fiorente mercato della…prostituzione. Proprio così, da quelle parti, infatti, la prostituzione è stata resa perfettamente legale da una norma del 2002 che ha generato, autorizzandola a tutti gli effetti, una vera e propria industria di massa. Ovviamente, il provvedimento era stato approvato dopo un vivace dibattito pubblico che denunciava la vergognosa tratta delle povere donne, spesso extracomunitarie e ancora più spesso minorenni, e auspicava la legalizzazione come misura di umanità e di civiltà, oltre che strumento di liberazione dalla schiavitù. Ora, a dieci anni esatti dal provvedimento il giornalista informava invece che la tratta continua lo stesso, lo sfruttamento ha raggiunto livelli colossali, i marciapiedi sono rimasti affollati e il Paese è diventato – così alcuni recenti titoli di quotidiani locali – “un enorme bordello”. Con la nuova legge sono infatti sorte persino delle scuole riconosciute di prostituzione: degli istituti specializzati, cioè, che offrono in piena regola una formazione professionale (così si legge nelle pubblicità ufficiali) a chi vuole iniziare a lavorare nel settore e sono regolarmente finanziati con soldi pubblici (dal fondo sanitario regionale e dalla tv pubblica Ard per una parte e dal ben noto fondo sociale (!) dell’Unione Europea dall’altra). Che dire? di solito su queste cose noi cristiani preferiamo tacere, un po’ per senso del pudore, un po’ perché non ci riguarda e un po’ anche perché soffriamo a volte di uno strano complesso d’inferiorità che ci porta a evitare discorsi di tipo moralistico su queste questioni. Diciamo allora solo due cose: una è che in questi giorni di Natale preferiamo ricordare la straordinaria figura di don Benzi che era solito passare i giorni, anzi le notti intere, dei giorni di festa al freddo e al gelo sulle strade in cerca delle vittime della schiavitù portando sollievo e conforto, ripetendo che “nessuna donna sceglie mai quel mestiere liberamente” e mostrando con i fatti che cosa fa il cristiano in queste situazioni. L’altra, più prosaica, è che il partito della Merkel davanti a questo mercato non ha battuto ciglio, anzi in alcuni Länder (le regioni federali) ha fatto da apripista alla promozione della nuova industria. Ora, senza citare nessun Catechismo, almeno sul fatto che l’avviamento alla prostituzione in sé venga incentivato legalmente (depenalizzando giuridicamente il favoreggiamento) e sovvenzionato di fatto a vagonate di verdoni con i soldi pubblici qualcosa, molto laicamente, si potrebbe pure controbattere. Se poi tutto questo viene fatto dalle stesse persone che hanno sempre il ditino alzato quando si tratta di affrontare i problemi attuali della politica o dell’economia di casa nostra sarebbe fin troppo facile rispondere: da quale pulpito! Ma siamo signori da queste parti, perciò non lo faremo. Buon Natale a tutti.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *