Se gli aborti diminuiscono il merito non è della 194. E poi: diminuiscono veramente?

La grancassa mediatica ha dato il grande annuncio: gli aborti in Italia sono scesi sotto i 100 mila. Evviva! Ma c’è veramente da festeggiare?

Il governo ha presentato i dati sull’aborto in Italia, cantando vittoria perché sono per la prima volta scesi sotto i 100 mila. Anche per la nostra regione bisognerebbe rallegrarsi dato che da 1744 interruzioni volontarie di gravidanza del 2013 si è passati a 1609 nel 2014.

Altri due dati hanno suscitato canti di vittoria: la diminuzione del tasso di aborti ogni mille donne tra i 15 e i 49 anni, ossia in età fertile e la diminuzione degli aborti per le minorenni.

Trionfalistici i titoli dei telegiornali RAI e della stampa, secondo i quali il merito principale va alla legge 194 sull’interruzione della gravidanza (aborto). Una legge che – dicono – “funziona”. In secondo luogo il merito andrebbe alla diffusione della contraccezione e all’educazione sessuale. E così, con qualche cifra e un autocompiacimento l’argomento aborto è archiviato, fino alla prossima relazione annuale del ministro della Salute (oggi Beatrice Lorenzin e l’anno prossimo chissà).

La prima cosa da osservare è che i dati, anche se diminuiti, sono impressionanti. Nella nostra regione, ogni mille bambini nati vivi, ce ne sono ben 182 a cui è stato impedito di nascere. 182 è una enormità e non sarà la notizia che l’anno prima erano 202 a farci stare tranquilli. 1609 bambini uccisi prima di nascere equivale a quasi tre volte la popolazione di Basovizza. Quasi tre Basovizza spazzate via.

La seconda osservazione è che diminuisce l’aborto per le donne in età fertile a causa della diminuzione della popolazione femminile in quell’età. Se ci sono meno donne, a causa degli indici sempre più bassi di natalità, è logico che ci siano anche meno donne che abortiscono. Aumentiamo ancora la crescita zero, e poi diciamoci contenti della diminuzione degli aborti facendocene un vanto…

L’altro tema di cui nessuno ha parlato è che aumenta l’aborto chimico fai da te. Le cosiddette “pillole dei giorni dopo” vengono vendute in farmacia anche senza ricetta medica. Vita Nuova se n’è già occupata, E’ come comperare un dentifricio. E’ vero che bisogna essere maggiorenni, ma una ragazza maggiorenne la può comperare per un’amica. E’ difficile quantificare il fenomeno, perché è clandestino, in scuro, ma senz’altro importante dal punto di vista quantitativo. Se si abortisce da sole in bagno, senza che nessuno lo sappia, i dati ufficiali preenteranno meno aborti. Ma non è così.

Infine, non si tiene conto dell’azione dei Consultori. La relazione Lorenzin non fornisce molti dati sul loro lavoro, ma il Movimento per la Vita rivendica di aver salvato nel 2014 10 mila bambini in tutta Italia. Nel Friuli Venezia Giulia ci sono 26 Consultori nei quali si sono svolti 4050 colloqui, di cui solo 1394 sono diventati effettive interruzioni volontarie di gravidanza. Una percentuale del 34,42%, che pone il Friuli Venezia Giulia al quarto posto in Italia (dopo Valle d’Aosta, provincia di Bolzano e Abruzzo) come efficacia “dissuasiva” dei colloqui nei Consultori riguardo alla scelta se abortire o meno delle donne che vi si rivolgono.



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