Se cristiano fa rima con marziano

Sfogliando le agenzie-stampa della settimana mitteleuropea, ma anche quelle di casa nostra, una cosa colpisce sempre di più: il fatto cioè che, talora, anche per le fonti d’informazioni meno schierate e partigiane la realtà finisca per essere descritta con degli stereotipi. E su questi ultimi poi l’opinione pubblica che legge si forma il suo giudizio. […]

Sfogliando le agenzie-stampa della settimana mitteleuropea, ma anche quelle di casa nostra, una cosa colpisce sempre di più: il fatto cioè che, talora, anche per le fonti d’informazioni meno schierate e partigiane la realtà finisca per essere descritta con degli stereotipi. E su questi ultimi poi l’opinione pubblica che legge si forma il suo giudizio. La volta scorsa accennavamo alla manifestazione di alcune famiglie di Stoccarda sui nuovi piani educativi che entreranno nelle scuole locali veicolando l’ideologia del gender: una manifestazione finita male e raccontata peggio. Ma non è che altrove (Francia e Spagna, per esempio) le cose cambino molto. Se uno infatti non conoscesse nulla del contesto a cui si fa riferimento e dovesse farsi un’idea personale dalle cose che legge, gli oppositori del gender o, per restare sui temi etici, della cultura della morte, non avrebbero scampo. Prendiamo a titolo di esempio questo passaggio: “il corteo che ha sfilato era composto dall’estrema destra antisemita e da frange di cattolici integralisti”. Rileggiamolo bene facendo attenzione a ogni parola. A prescindere un momento dalle ragioni per cui sfilava il corteo di cui si parla, leggendo il passaggio voi che giudizio ve ne fate? Che è qualcosa da cui stare alla larga, ovvio. Già l’etichetta di estremista oggi basta a screditare chiunque, se poi ci aggiungete un colore politico e soprattutto l’espressione ‘antisemita’, il gioco è fatto. Dai a qualcuno in pubblico dell’antisemita, e gli hai rovinato la vita per sempre. Poi c’è l’altra riga a effetto, cioè ‘frange di cattolici integralisti’: bisogna convenire che chi ha scritto tale passaggio è un sapiente stratega della lingua. Come se non bastasse quello che già si è scritto prima, ora si aggiunge che i manifestanti sono ‘solo’ cattolici, cioè gente accomunata da una confessione religiosa e, attenzione, nemmeno tutti. Infatti, si tratta di ‘frange’. Il sottotesto implicito che l’articolista sta dando qui è: queste persone non sono neanche rappresentative della stessa fede che rappresentano. E si restringe ulteriormente il contesto. Sono una parte, anzi una ‘frangia’, con tutte le implicazioni negative che tale termine spesso evoca. Infine, se uno proprio ancora non avesse capito, ecco il colpo da maestro: si tratta pure di ‘integralisti’, parolone per cui vale quanto si diceva dell’‘estremista’ con in più l’aggiunta del riferimento religioso che solitamente assume valenza negativa in un giornale laico ma anche – ormai sempre più – nel linguaggio pubblico. Se uno è descritto come un integralista religioso, l’accostamento immediato a livello di immaginario è al terrorista sanguinario Osama bin Laden e, per estensione, al regime dei talebani in Afghanistan. Infatti ormai dire a uno ‘integralista’ o dire ‘talebano’ è la stessa cosa. Magari quello sta solo dicendo che uccidere un innocente è un crimine e un reato. Ma pazienza, la frittata è fatta, se uno è talebano è talebano e quindi per i media resterà talebano a vita. Ora, date un’occhiata alle ultime cronache delle manifestazioni in pubblico su questi temi e poi dite se non è davvero così.

            Poi, però, c’è un altro punto che, almeno in parte, questa triste situazione solleva e mette in evidenza. Come cristiani tante, troppe volte ci vergogniamo di quello che crediamo e di quello che professiamo, di più: in pubblico ci vergogniamo persino dei Dieci Comandamenti. Se certe idee trovano consenso nell’immaginario collettivo è anche perché sempre di meno a livello pubblico negli ultimi anni certi temi sono stati coperti. Si è parlato tanto di pace ma, alla fine, e nonostante le polemiche strumentali, ben poco di aborto e ora, quello che va fatto, è recuperare urgentemente il terreno perso. Prendiamo Madre Teresa di Calcutta, ad esempio. Una Santa che conoscono tutti ed è amata da tutti, dentro e fuori la Chiesa. Tutti la associano – giustamente – all’incarnazione della pace e della fratellanza fatta persona. Eppure quasi nessuno ricorda lo strettissimo legame che la Suora, inascoltata, denunciava fra la guerra universale e l’aborto. Lo fece, ad esempio, quando ricevette ad Oslo il Nobel per la Pace, appunto, tra i grandi (o supposti tali) del mondo. E cosa disse la timida religiosa albanese? Disse questo: “Oggi il più grande mezzo – il più grande distruttore della pace è l’aborto. E noi che stiamo qui – i nostri genitori ci hanno voluti. Non saremmo qui se i nostri genitori non lo avessero fatto. I nostri bambini li vogliamo, li amiamo, ma che cosa è di milioni di loro? Tante persone sono molto, molto preoccupate per i bambini in India, per i bambini in Africa dove tanti ne muoiono, di malnutrizione, fame e così via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla”. 

            I Santi hanno questo di bello: che vanno dritti dritti al cuore dei problemi, senza troppi giri di parole o parafrasi. Se poi qualche giornalista furbone e malizioso cerca di ribaltare il piano delle cose facendo – ad esempio – di chi ha pronunciato queste parole un ‘integralista estremista’ o un avversario della civiltà, il problema dovrebbe essere del giornalista da strapazzo, non di Madre Teresa…o no? Lettore avvisato, mezzo salvato.



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