San Valentino in Austria

Ci sono delle feste profane che la comunità cristiana, vivendo e abitando in questo mondo, puntualmente subisce e ci sono – per converso – delle feste sacre che la stessa comunità non promuove quasi più. Poi ci sono quelle che stanno in mezzo tra le due e non si capisce più come interpretare. Prendete la […]

Ci sono delle feste profane che la comunità cristiana, vivendo e abitando in questo mondo, puntualmente subisce e ci sono – per converso – delle feste sacre che la stessa comunità non promuove quasi più. Poi ci sono quelle che stanno in mezzo tra le due e non si capisce più come interpretare. Prendete la festa imminente di San Valentino, ad esempio. E’ la festa degli innamorati per antonomasia e che cosa rappresenti lo capiscono tutti, almeno in Europa, specialmente chi cerca di sfruttarla commercialmente, a Vienna come a Zagabria come a Praga. Però è anche una festa cristiana, legata al calendario cristiano che commemora ogni anno la nascita al Cielo del Santo Vescovo martire di Terni proprio in quel giorno. Tuttavia, i motivi che vogliono la nascita della festa universale degli innamorati in quanto tale proprio in quel giorno restano ancora controversi. C’è chi cita degli aneddoti tratti dell’agiografia del Vescovo che avrebbe salvato matrimoni e fidanzati novelli in crisi e c’è chi cita la mediazione culturale decisiva dei monaci benedettini che per primi custodirono la basilica a lui dedicata nella città di cui fu Pastore, Terni appunto, diffondendovi la devozione. Qualche che sia la verità storica, in ogni caso è un fatto che oggi la festa di San Valentino sia un fatto di costume accettato e largamente diffuso, talmente diffuso in epoca di globalizzazione che – per dirne una – nel mondo anglosassone la parola stessa ‘valentine’ nel frattempo è diventata sinonimo di ‘pensiero amoroso da regalare’, da cui l’usanza di far recapitare alla propria dolce metà proprio in quel giorno una cartolina affettuosa. Che cosa pensarne? In Austria, una volta tanto, hanno pensato bene di sfruttare l’occasione per cercare di rievangelizzare tutti gli innamorati, grandi e piccini. Una boutade? Non proprio. Ha cominciato la Diocesi di Vienna che, qualche anno fa, pensò di riavvicinare giovani e giovanissimi puntando proprio sulle ricorrenze da loro più sentite e festeggiate, come il 14 febbraio per l’appunto. Da qui l’idea di diffondere pubblicamente, soprattutto nelle principali piazze della capitale e nel centro storico, appunto tramite dei bigliettini, delle “Lettere d’amore da parte di Dio” in cui vengono riportati dei passi biblici appositamente scelti e dunque viene svelato il senso autentico del progetto d’amore originario di Dio per l’umanità, dal matrimonio alla famiglia. Quindi, per non far rimanere la cosa solo un bel pensierino, di rimando venivano proposti anche degli inviti graduali per tornare a vivere concretamente la comunione con la Chiesa: da un incontro con una semplice benedizione alla coppia a occasioni di meditazione regolare della Scrittura e della Parola di Dio alla preghiera vera e propria, liturgica e comunitaria. Prima di fare qualche battutina, sappiate che stando ai riscontri avuti finora questa modalità di (singolare) rievangelizzazione sta dando dei frutti e più di qualcuno pare realmente aver iniziato un percorso di conversione e di sentito riavvicinamento al punto che da Vienna l’idea è stata accolta in breve anche nelle diocesi di Salisburgo, Graz e Innsbruck.

Il Vangelo passa ora…per i bigliettini degli innamorati? Viviamo tempi strani, non c’è che dire, in cui veramente le analisi sociologiche classiche a volte non bastano proprio più per spiegare la realtà. Uno fa di tutto per parlare alla mente e al cuore del prossimo con la parola e la testimonianza e lì per lì raccoglie magari ben poco, poi arriva una trovata da marketing commerciale di bassa lega di questo tipo e le risposte sono persino incoraggianti. Beninteso, non stiamo dicendo che quest’operazione si debba trasferire per intero in tutte le nostre diocesi qui e ora però pensiamo che – a parte le ovvie differenze culturali dei popoli – quanto accaduto dica anche qualcosa che resta valido anche altrove nell’epoca della società liquida, come per esempio il fatto che tornare a parlare dell’amore di Dio per spiegare il senso e la bellezza dell’amore umano è sempre più decisivo. Cadute le ideologie e i massimi sistemi, con la stima verso la politica istituzionale ai minimi storici, le grandi domande sul senso della vita e sull’amore restano ancora tutte lì, attese ed inevase. Giovanni Paolo II, da vero profeta, l’aveva capito. Non tutti ricordano che una delle prime cose che fece, da Papa, fu proprio questa: rievangelizzare l’amore parlando di Dio, a partire dal testo della Genesi, il libro biblico forse più ignorato e marginalizzato a livello ecclesiale nella seconda metà del Novecento. Si badi, lo fece per tre anni consecutivi, non in un giorno. Dal 1978 al 1981 ogni settimana dedicò l’udienza generale del mercoledì a questo tema, pensa un po’. Molto altro poi sarebbe successo nell’arco del suo quasi trentennale pontificato e, travolte dal resto di un Magistero ricco e sovrabbondante, oggi quelle catechesi sono semplicemente finite nel dimenticatoio. Benedetto XVI ci aveva riprovato a sua volta pure lui, dedicandovi tutta la prima enciclica: Deus Caritas Est, appunto. Ora è la volta di Francesco che sposta l’accento sull’aspetto più intimamente cristologico dell’amore trinitario, che è la misericordia, esaltata in modo umanamente indicibile dal sacrificio del Figlio sulla Croce. Con il loro modo, nel loro stile personale, tutti e tre sembrano ricentrare fortemente l’urgenza di ri-spiegare a un’umanità smarrita e a volte disperata i ‘segreti’ dimenticati, per così dire, dell’Amore vero, quello con la A maiuscola che fonda, precede e infine salva l’amore umano perché è per sua natura eterno, incrollabile e non morirà mai. E chi al mondo non vorrebbe vivere un amore così? Continuiamo a pensare che sia per questo che, soprattutto oggi, i convertiti adulti risultano i testimoni più convincenti per la mentalità che va per la maggiore. Come pochi altri vanno dritti dritti al punto senza tanti fronzoli raccontando che erano morti e sono tornati in vita, erano persi e si sono ritrovati, parafrasando qui testualmente, consciamente o meno, una celebre parabola evangelica. E’ di questi dopotutto che – in chiave apologetica – a Vienna e non solo, abbiamo bisogno. Se poi per ascoltarli dovremo sorbirci pure delle frasi un po’ smielate e sdolcinate, onestamente più da pubblicità di cioccolatini fondenti per i nostri gusti, vorrà dire che ce ne faremo una ragione e pazienza. Ad ogni modo, fin d’ora, buon San Valentino a tutti.



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