San Nicola salvi la Svizzera

Non è mai bello dire “noi l’avevamo detto”, soprattutto quando si tratta di cose tristi o spiacevoli, però, in effetti, noi l’avevamo detto. Ci spieghiamo meglio. In questi giorni hanno fatto un certo scalpore sulla stampa i risultati diffusi dalla Conferenza Episcopale Svizzera sui famosi questionari relativi alla pastorale della famiglia, sottoposti a titolo consultivo […]

Non è mai bello dire “noi l’avevamo detto”, soprattutto quando si tratta di cose tristi o spiacevoli, però, in effetti, noi l’avevamo detto. Ci spieghiamo meglio. In questi giorni hanno fatto un certo scalpore sulla stampa i risultati diffusi dalla Conferenza Episcopale Svizzera sui famosi questionari relativi alla pastorale della famiglia, sottoposti a titolo consultivo ai fedeli, lì come in altre parti del mondo, in vista del prossimo Sinodo. E’ venuto fuori di tutto e di più, come si dice in queste occasioni: e non staremo qui a ripeterlo. Diciamo solo che la cosa meno grave (si badi bene, meno, non più) è la negazione convinta e motivata dell’indissolubilità matrimoniale: oltre le Alpi, cioè, a stragrande maggioranza ritengono che il Matrimonio sia a tempo, costitutivamente, strutturalmente vogliamo dire. Il ‘per sempre’ è una cosa – pare di capire – oramai totalmente surreale e staccata dal mondo moderno che va bene per darsi magari un po’ di coraggio all’inizio ma non dovrebbe (?) essere obbligatoria e obbligante (??) per tutti. Ohibò, e le parole di Gesù nel Vangelo? Non è dato sapere. Se questa è la premessa, vi lasciamo immaginare il resto. La situazione va avanti da un po’ (ne avevamo accennato ad esempio qui: http://www.vitanuovatrieste.it/svizzero-o-protestante/) e personalmente non ci sorprende molto, a parte forse nelle dimensioni numeriche che paiono in ulteriore crescita tra i battezzati elvetici. Leggendo i resoconti emersi dalla consultazione popolare emerge un’idea di famiglia lontana mille miglia dal dato naturale e sacramentale in cui è il soggettivismo del desiderio a dettare i nuovi parametri della morale, in senso pluralistico e ultrademocratico. Non è più solo una diatriba dottrinale su questo o quel punto insomma ma un conflitto frontale che investe i fondamentali della Fede: vocazione, missione e santità. Quest’ultimo aspetto, in particolare, sembra essere stato del tutto rimosso e invece sarebbe il primo da prendere in considerazione. Se il cristiano non vede la sua battaglia quotidiana nel mondo orientata alla santità non si comprende davvero che cosa ci stia a fare su questa terra: per divertirsi semplicemente o appagarsi materialmente basterebbe il paganesimo, diceva quello.

In tutto questo a nostro avviso un ruolo importante di ri-evangelizzazione a livello popolare potrebbero giocarlo i Santi Patroni delle Nazioni, che di certo sono stati eletti a custodi della Fede delle rispettive terre non a caso. Per la Svizzera, guarda un po’, il Patrono è San Nicola di Flue (1417-1487): un uomo che visse dapprima facendo il contadino e santificando il lavoro dei campi, quindi sposandosi e dando la vita a dieci figli, infine – non prima di aver chiesto il permesso alla sua sposa – diventando eremita con una scelta di vita ascetica e nutrendosi negli ultimi anni solo dell’Eucarestia. Ora, il contrasto tra la vita del cristiano Nicolas – oggi Patrono della terra elvetica – e la vita di molti, troppi cristiani odierni di quella stessa terra, non potrebbe essere più forte e spiazzante. Sarebbe anzi interessante sapere che cosa ne pensano oggi questi ultimi del loro venerato Patrono (ammesso che lo venerino ancora): francamente e senza infingimenti. La sua testimonianza di vita e il suo esempio dicono qualcosa a loro ancora oggi oppure no? L’idea che egli aveva della santificazione della famiglia e/o della partecipazione alla Messa per dire le prime due cose che vengono in mente – e che non sono sullo stesso piano, evidentemente – corrisponde alla loro o no? In questi casi di solito si vede che i Patroni nell’immaginario collettivo dei loro fedeli non godono di buona fama, cioè che le rispettive comunità ne possiedono un’immagine alquanto indefinita, piuttosto vaga e artefatta. D’altra parte, con l’occasione forse potremmo chiedere anche dalle nostre parti se qualcuno sa chi sono i Patroni d’Italia, e se mai li prega, con riferimento alla vita della Chiesa nel nostro Paese. Per la cronaca, sono San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena, due giganti assoluti del Medioevo (…com’era quella leggenda dei ‘Secoli Bui’?) che però sono visti come praticamente irraggiungibili da molti. Da una parte è comprensibile che sia così, se questo serve a rafforzare la virtù dell’umiltà nel cammino di conversione di ognuno, ma dall’altra può anche essere deleterio perchè in fondo vuol dire che quelle testimonianze di vita sono viste come troppo distanti e remote dalla propria realtà quotidiana. Il passaggio successivo sarà alquanto breve: se quello è il Cristianesimo allora è lo stesso Cristianesimo ad essere lontano dalla vita reale e quindi ad avere urgente bisogno di ri-adattamenti, ri-aggiustamenti, correzioni. Non sappiamo se una cosa del genere può essere accaduta anche nel caso dei nostri amici svizzeri che hanno prodotto una relazione che – senza tema di smentita – se San Nicola l’avesse vista con i suoi occhi probabilmente non ci avrebbe mai creduto. O meglio: non avrebbe creduto che si possano sostenere certe cose e poi dichiararsi cristiani come prima, come nulla fosse, denigrando la Fede di sempre come “romanocentrica” (….dipendente cioè dal Magistero e dunque dal Papa e dai Vescovi in comunione con lui, ma senti un po’, non si finisce mai d’imparare qui!) e sciocchezze simili. Sappiamo però che cosa avrebbe fatto se si fosse trovato lui in quella medesima situazione: di certo avrebbe intensificato le – già dure – penitenze, moltiplicato le preghiere, difeso e diffuso con ogni mezzo il rispetto e l’amore al culto eucaristico. E’ quello che fanno sempre i veri Santi, e di solito è per questo che la Chiesa li propone come modello a cui guardare ai propri fedeli. Persino in  Svizzera e persino ai nostri tempi liquidi, nell’Anno di Grazia 2015.



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