Rosato prefigura una Trieste tutta a sinistra

Intervista a tutto tondo all’onorevole Ettore Rosato del Partito Democratico
“Non farò il Sindaco e per il Porto metteremo in campo un professionista qualificato”
“Il mio dissenso con l’Autorità Portuale è sempre sulle cose fatte o non fatte”

Continuano le nostre interviste politiche. L’onorevole Ettore Rosato, del Partito Democrati- co, non si tira indietro dal prendere posizione su alcune domande “provocatorie” e affonda l’acceleratore sulla visione politica di una Trieste amministrata totalmente dalla sinistra.

Onorevole, vi preoccupa la rilettura delle schede elettorali? A quanto sembra i pochi voti di scarto lasciano un piccolo spiraglio al partito perdente.

Lo scarto tra Debora Serracchiani e Renzo Tondo non è certo ampio se si considera l’intera platea dei votanti, ma in sede di riconteggio duemila preferenze sono un numero di sche- de difficile da recuperare e soprattutto non c’è nessun motivo di pre- occupazione per noi, non essendo stata denunciata nessuna irregolarità. Ad ogni modo, mi lascia perplesso l’atteggiamento di Renzo Tondo, che aveva affermato di voler accettare il risultato elettorale senza sottoporre la Regione ad incertezze inutili, e che ora si trova ad essere smentito ancora una volta dalla sua stessa coalizione politica.

Lei è stato uno dei protagonisti del successo della campagna elettorale del Presidente Serrac- chiani. Trieste bisogna conoscer- la bene, è una città con degli equilibri particolari. Probabil- mente l’attuale Presidente aveva bisogno di un quadro ben defini- to su cui proporre le sue idee. Qual è stata la vostra strategia?

Debora Serracchiani conosce bene Trieste perché il suo lavoro sul terri-torio è iniziato nel 2009 quando si è candidata al Parlamento europeo per poi essere eletta con il record di preferenze. A Strasburgo ha fatto parte di una commissione cruciale per lo sviluppo della nostra città:  quella sui trasporti e le infrastrutture. Da segretaria regionale del PD, poi, ha seguito le vicende cittadine, partecipando positivamente al di- battito politico sugli scenari futuri di Trieste. La strategia è quella di lavo- rare con concretezza per la città. E prima di tutto viene il lavoro: difendere quello che c’è, svilupparne di nuovo iniziando dalla conversione della Ferriera, dal Porto industriale e dal recupero del Porto vecchio

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A Roma lei è molto attivo a beneficio di Trieste. Quali sono le sue proposte e obiettivi?

Credo nel lavoro di squadra, e oggi possiamo farlo, con Comune, Provincia e Regione. E anche qui ribadisco che le priorità sono tutte legate al lavoro, sui temi che ho citato prima e che ora vedono una continua interazione tra le scelte del Governo e del Parlamento con quelle della Regione e degli Enti locali. C’è molto da fare, come c’è molto da fare tra Stato e Regione sui collegamenti ferroviari, sulla tutela del nostro patrimonio artistico, sul rilancio turistico e congressuale della città. Lavoro su questo, come continuo a impegnar- mi per superare la “fatica del confine”: una città aperta, internazionale e una città dove si vive meglio e dove si viene ad investire.

Lei è stato candidato Sindaco in questa città. Conosce la situazio- ne economica del Comune di Trieste? Approva il lavoro del Sin- daco, suo collega di partito?

Certo non è un momento facile per gli amministratori locali che cerca- no di mantenere la qualità dei servi- zi nonostante una riduzione delle risorse sempre più consistente e la rigida applicazione del Patto di Sta- bilità interno, che è di ostacolo alla crescita. Purtroppo, è un momento nel quale si devono fare scelte diffi- cili e posso comprendere le difficol- tà che un’amministrazione attraver- sa nel dover affrontare la crisi eco- nomica e sociale senza avere tutti gli strumenti per poterlo fare. Seguo il lavoro che Roberto Cosolini e la sua Giunta stanno facendo e lo giudico positivamente. Alcuni risultati già si vedono, altri riguardano scelte più complesse e bisogna far maturare i frutti.

Tra le sue attività principali ho notato il suo dissenso sull’attuale gestione del Porto di Trieste. Non trova difficile da comprende at- tacchi così diretti e l’impegno del PD a sollevare problemi non ri- schia di creare malessere?

Mi sembra una domanda provoca- toria, addirittura citarla tra le mie attività principali…! Quando ha let- to gli ultimi miei interventi contro la Presidente Monassi? E a cosa si rife- rivano? Il mio dissenso è sempre sul- le cose fatte o non fatte, mai, a pre- scindere, sulla persona. E comun- que una divergenza di opinioni po- litiche non mi ha mai impedito di lavorare per le cose che servono al Porto. Per citarne uno: se abbiamo sbloccato con grande fatica i fondi della Piattaforma logistica è anche perché non ho mai smesso di solle- citare, spiegare, insistere e convin- cere che andava fatto.

Se Lei potesse decidere, vorrebbe fare il Presidente del Porto oppure diventare il Sindaco della città?

Non si decide di fare il Sindaco, sono i cittadini che ti eleggono. Trieste ha già un Sindaco: Roberto Cosolini che, se i cittadini vorranno, ha da- vanti a sé otto anni di lavoro per la città. Il mio impegno per Trieste ri- mane, ma in una sede istituzionale diversa da quella di piazza Unità. Sulla Presidenza del Porto, dove na- turalmente non sono candidato e mai lo sarò, penso che abbiamo bi- sogno di un professionista qualifica- to e capace. Al momento giusto lo metteremo in campo.

Se dovesse guidare una coalizio- ne regionale — prendiamo come esempio questo attuale governo di larghe intese — chi porterebbe con sé: Giulio Camber, Antonio Paoletti, Bruno Marini o Roberto Menia?

Con Antonio Paoletti lavoro da anni, fa il Presidente della Camera di Commercio con intelligenza e indi- pendenza. Con Bruno Marini e Ro- berto Menia siamo stati quasi sem- pre in schieramenti opposti, ma abbiamo collaborato in tante occa- sioni. Con Giulio Camber credo di aver parlato tre o quattro volte nella mia vita.

Si nota la sua presenza alle Sante Messe. A memoria breve non ri- cordo il presidente Renzo Tondo molto partecipe alle solenni cele- brazioni religiose. Crede che De- bora Serracchiani la vedremo di più?

La vedremo di più ovunque. Co- munque questo è meglio chiederlo a lei. Per quanto mi riguarda penso che per un cristiano impegnato nel- le Istituzioni la partecipazione alle Liturgie Solenni sia un modo di di- mostrare la sua vicinanza anche alla Chiesa e ai suoi pastori.

foto di Andrea Lasorte 



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