Rosanna Fratello

“Terra di grano e di fiori, di sole, di vino, di spine ed allori. Terra che resti nel cuore di chi per un sogno ti deve lasciare”.   Con questo pezzo, Una vecchia canzone italiana, Rosanna Fratello si presentava al Festival di Sanremo del 1994. Era un brano che la cantante ed attrice del Sud, […]

“Terra di grano e di fiori, di sole, di vino, di spine ed allori. Terra che resti nel cuore di chi per un sogno ti deve lasciare”.

 

Con questo pezzo, Una vecchia canzone italiana, Rosanna Fratello si presentava al Festival di Sanremo del 1994. Era un brano che la cantante ed attrice del Sud, trapiantata e cresciuta a Cinisello Balsamo nel milanese, trasudava delle radici delle origini, con quella “terra” evocata anche con toni struggenti: “Terra di santi e poeti, dei troppi mafiosi…ma in ogni posto del mondo, dovunque tu vada, da solo non sei. Sentirai una radio che suona lontana e canterà una vecchia canzone italiana”. La cantante pugliese aveva esordito, appena ventenne, al Festival di Sanremo del 1971 con una canzone: “Amsterdam”, che riecheggiava a quei tempi l’illusione dei figli dei fiori e delle rivolte giovanili peace &love: “Vieni un giorno ad Amsterdam, tra i gelsomini di Amsterdam. Soli soli, cuore a cuore nel mondo del nostro amore…”. Nello stesso anno Rosanna Fratello vinceva il Nastro d’argento come migliore attrice esordiente, interpretando Rosa, la moglie di Sacco, che con il compagno anarchico Vanzetti, furono giustiziati negli anni ’20 negli Stati Uniti. Scelta come icona della mediterraneità, la bella Rosanna, con i capelli neri lunghi fluenti sulle spalle, con quella carnagione olivastra, rappresentava la tipica bellezza italiana. Dotata nel canto di una notevole forza espressiva, basti pensare al successo ottenuto a Canzonissima con l’evergreen: Sono una donna, non sono una santa” sempre del 1971, in cui miscelava la passione amorosa con dei contenuti di tipo moralistico, espressione della religiosità ed etica popolare: “Non tentarmi non sono una santa. Non portarmi nel bosco di sera, ho paura nel bosco di sera. Fra tre mesi te lo prometto che il mio amore tu lo avrai, ti assicuro non è un dispetto, ogni cosa a suo tempo lo sai”. Con quel ritornello che un tempo si cantava ovumque, in compagnia, nelle feste, nelle sagre paesane: “Tre mesi sono lunghi da passare quando l’amore stuzzica il tuo cuore. Ti prego, amore mio, lasciami stare se no non ce la faccio ad aspettare. Gesù mio dammi il coraggio di resistere e dirgli di no”.  Nel 1973 Rosanna Fratello presentava a Un disco per l’estate un’altra canzone: “Nuvole bianche”, che riprendeva i temi dell’amore vissuti con un sentimento a non lasciarsi troppo andare: “Nuovole bianche in libertà…la tua mano trema un po’, mentre dico falsi no. Questo sentimento che mi brucia dentro, finalmente in acqua spegnerò”. La Fratello interpretava così il ruolo della donna ricca di sentimenti amorosi, ancorata però ad una visione prudente e non permissiva, come nel pezzo: “Il mio primo rossetto” presentato al Festival di Sanremo del 1976: “E va bene, lo ammetto, il mio primo rossetto l’ho messo per te, per sentirmi più donna al cospetto di te”. Ancor prima della nascita della figlia Guendalina nel 1978, Rosanna Fratello aveva interpretato le più belle canzoni folk del Sud, come: “Vitti ‘na crozza”, “Ciuri ciuri” e tante altre, raccolte in un album emblematico che specchiava la sua immagine: “La ragazza del Sud”. Sarà negli anni ’80, con la collaborazione di Cristiano Malgioglio, che Rosanna Fratello adotterà un look di donna più trasgressiva, abbandonando quell’immagine tradizionale che il pubblico ha dimostrato di saper più apprezzare, condensata nel celeberrimo: “Sono una donna, non sono una santa”. Cantando si impara, con Rosanna Fratello, che a nulla serve inseguire un fatuo successo commerciale se si abbandonano quei principi che insaporiscono l’amore umano. Purtroppo la “reginetta della canzone”, come venne celebrata e presentata nel 1968 da Pippo Baudo, non ha saputo riproporsi con quei contenuti che l’avevano reso famosa. Contenuti che andavano, a mio modesto parere, sviluppati ed approfonditi, ingrandendo così e non sminuendo la sua affascinante figura di interprete della canzone italiana. Cantando si impara, parafrasando il titolo di un’altra sua canzone, a prendere il treno giusto e non quello sbagliato che ti fa tornare indietro ed abbassare: “I treni sono cose senza cuore, loro non sanno che può essere un minuto…”. Ricordiamoci, con Rosanna Fratello, del senso comune e dell’allegria che accomunavano gli italiani di un tempo, come riassumeva una strofa di un’altra sua canzone: “Ogni paese ha una festa, una banda che suona, una pizza, un caffè”.



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