Renzi in busta paga

Sulle buste paga di molti italiani questo mese c’è una riga in più dove si riporta il numero del decreto di istituzione del bonus di 80 euro e la seguente parentesi: (Renzi). Fa un po’ specie vedere una scritta così, con addirittura il nome del mecenate o donatore o benefattore che dir si voglia, appunto […]

Sulle buste paga di molti italiani questo mese c’è una riga in più dove si riporta il numero del decreto di istituzione del bonus di 80 euro e la seguente parentesi: (Renzi). Fa un po’ specie vedere una scritta così, con addirittura il nome del mecenate o donatore o benefattore che dir si voglia, appunto il Presidente del Consiglio. Tra l’altro, Renzi non ha adoperato soldi propri per dare gli 80 euro agli italiani, ma ha adoperato i soldi degli italiani. Lo ha fatto non in quanto Renzi, ma in quanto Presidente del Consiglio. Insomma, non a titolo personale, ma a titolo istituzionale. E allora, secondo me, quella parentesi – (Renzi) – non ci sta bene sulle buste paga. E’ come dire: ringraziate me. E’ come dire: votate me che vi ho dato gli 80 euro. Siccome la riga sugli 80 euro ci sarà ogni mese nella busta paga, la promozione del nome Renzi continuerà anche nei mesi futuri, come un martellante promemoria su chi è il Babbo Natale che ha elargito la cifra agli italiani.

Se tutti i funzionari pubblici facessero così, ne vedremmo delle belle. I nove e i dieci sulle pagelle scolastiche dei nostri ragazzini dovrebbero avere la parentesi con il nome del professore che ha fatto l’elargizione e a cui mandare il mazzo di fiori per ringraziamento; il giudice che emette una sentenza di assoluzione dovrebbe legarla al suo nome anziché alla legge ed essere personalmente ringraziato per la buona volontà manifestata; anche sui certificati di nascita rilasciati dal comune dovrebbe esserci tra parentesi il nome del funzionario che l’ha rilasciato. Insomma, in quella parentesi – (Renzi) – in busta paga c’è una commistione di pubblico e di privato, di istituzionale e di politico che mi sembra scorretta.

Mi rendo conto che criticare una disposizione che per una volta non toglie ma dà ai lavoratori può essere antipatico. Per chi fa fatica a tirare avanti, anche gli 80 euro vanno bene, e pazienza se Renzi ha voluto condirli con il suo biglietto da visita elettorale. Però ragionare bisogna. E il ragionamento ci porta a dire che questa manovra degli 80 euro presenta molti aspetti non convincenti. Non si è capito perché, non si è capito perché non a tutti ma solo ad alcuni, non si è capito perché sia una provvidenza individuale e non tarata sulla famiglia, non si è capito perché 80 e non 85 o 90, non si è capito perché è stata la prima mossa del governo mentre nella sua agenda c’erano cose molto più importanti, non si è capito se la misura muoverà i consumi (sembra di no). Non si sono capite molte cose. Solo una la si è capita molto bene. Il 41 per cento di Renzi alle elezioni europee qualcosa a che fare con quella parentesi – (Renzi) – sulle buste paga senz’altro ce l’ha.



Un commento su “Renzi in busta paga

  1. Stefano Russi ha detto:

    Siamo sempre alle solite. Ci vuole poco per convincere gli Italiani a votare il populista di turno. Ci vendiamo per poco. Chi si vende per 30 denari e chi lo fa per 80 euro. Sempre soldi sono é sempre di soldi si parla. Ma non è con queste misure che gli Italiani ritorneranno a trovare il lavoro, che non c’è, o a risolvere i problemi che affliggono il nostro Bel Paese. Fino a quando i nostri governanti non inizieranno a mettersi a servizio degli altri nel senso evangelico del termine, questa Italia rimarrà boccheggiante e asfittica, sperando nel populista di turno e i suoi regalini di pochi spiccioli.

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