Remigi, il gentiluomo della musica leggera italiana

“Come pensi di amare se non trovi amore dentro di te. Con tante navi che partono nessuna ti porterà lontano da te”   Emidio Remigi, in arte Memo, è stato un cantante comasco che ha legato il suo nome al capoluogo lombardo: Innamorati a Milano del 1965, Emme come Milano del 1974. A questo primo […]

“Come pensi di amare se non trovi amore dentro di te. Con tante navi che partono

nessuna ti porterà lontano da te”

 

Emidio Remigi, in arte Memo, è stato un cantante comasco che ha legato il suo nome al capoluogo lombardo: Innamorati a Milano del 1965, Emme come Milano del 1974. A questo primo successo a “Un disco per l’estate” del 1965, Memo Remigi è rimasto affezionato, in quanto il testo della canzone rievocava l’incontro con la moglie Lucia: «Sapessi come è strano sentirsi innamorati a Milano, senza fiori, senza verde, senza cielo, senza niente, fra la gente». Conosciuta sui campi da golf, sport nel quale Remigi eccelleva, Lucia era la persona che gli aveva spalancato la possibilità di apprezzare Milano: Ci vediamo in galleria.

Questo gentiluomo della musica leggera italiana, nato a Erba il 1938, riconobbe in altrettanti dischi coloro che lo avevano “scoperto” e lanciato al successo, come Giovanni D’Anzi e Gorni Kramer. Alla sua esperienza musicale è legato anche il nome di Alberto Testa, paroliere e compositore di circa 1500 canzoni, tra cui alcune di Memo Remigi, come la già citata: Emme come Milano.

Interprete dallo stile affabile e modesto, Memo Remigi ha partecipato alcune volte al Festival di Sanremo, ad iniziare dal 1967 con il brano: Dove credi di andare, sino al 1973 con la canzone: Il mondo è qui, dove l’amore tra un uomo e una donna apriva all’eternità: «È strana la luce che ha il cielo stasera, la foglia sul ramo si muove leggera, le ombre dei pini si allungano vicino a noi ed io come un vento ti sfioro i capelli, non ho conosciuto momenti più belli…il mondo si è fermato qui e ormai per noi l’eternità è questo nostro grande amore, qui noi siamo nati adesso».

Negli anni ’70 Memo Remigi si è fatto apprezzare anche come conduttore televisivo dai toni e modi sempre garbati, anche in programmi per bambini in compagnia del simpatico Topo Gigio. Nel 1979 ha vinto lo Zecchino d’Oro una sua canzone: Un bambino. Ha debuttato pure come attore teatrale in: Un angelo calibro 9,  collaborando con nomi di prestigio come Arnoldo Foà e Rosanna Schiaffino. Nel 2008 ha composto l’inno dei mondiali di ciclismo: Varese va ed ha prodotto un doppio CD di memorie, dal titolo emblematico: Sembra ieri.

Ha scritto e interpretato una canzone contro il fumo: Basta basta sigaretta ed ha curato una trasmissione televisiva con un titolo che può sintetizzare il suo intento artistico: Qualcosa da dire. Cantando si impara con Memo Remigi a privilegiare i modi semplici e spontanei e a non inseguire un successo effimero, secondo le sue testuali parole: «Il successo è fare qualcosa che resta nella vita. Scrivere delle canzoni che non saranno spazzate via dal vento».

In un’altra sua celebre canzone: Io ti darò di più, Memo Remigi condensava il suo forte impegno nell’amore di un uomo alla sua donna, così come nell’altrettanto famosa: Torna a casa Mamma!, dove, con il figlio Stefano sistemato ad un angolo del suo pianoforte, cantava il dolore di una separazione familiare: «Torna, vieni qua. Siamo tanto soli io e il mio papà. Chiedi un’ora al cielo, parla con Gesù, angeli ne ha tanti, noi soltanto tu». Cantando si impara con Memo Remigi a conservare quei valori umani e spirituali semplici e naturali, anche se derisi dalla cultura dominante. In: Cerchi nell’acqua Remigi ha immaginato e cantato una storia di ieri confrontandola con le condizioni odierne: «Cominciavi così con i tuoi primi perché, sulla riva dell’acqua che cantava per te, tra i discorsi del vento e la tranquillità di un canale, tra i campi e il mulino che va (…). Oggi invece non senti quella tranquillità, devi stringere i denti per restare in città. E ti assalgono dubbi per la vita che fai e per quello che hai dato, contro quello che hai». Nel brano: Gocce di luna cantava l’albore, la nascita sublime dell’amore umano: «Gocce di luna accese nel buio per commentare un amore che nasce…». Un cantante gentiluomo, forse d’altri tempi, che ha cercato di testimoniare la bellezza dell’amore tra un uomo e una donna e del valore inestimabile della famiglia.



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