Regione laicista, CD sonnolento

Parla il consigliere regionale Bruno Marini a proposito di politiche rlegionali contestabili e della situazione dell’opposizione di centro destra che stenta a darsi una cultura politica adeguata.

Consigliere Marini, la stampa ha riportato di un diverbio in Consiglio regionale tra lei e il consigliere di Sel Pustetto. Di cosa si è trattato?
Il Consigliere Pustetto è persona che stimo anche se il suo anticlericalismo raggiunge vertici “ottocenteschi”. Questa volta, presentando la petizione dell’Associazione “Per Eluana” sulle Dat, si è lasciato andare ad affermazioni assolutamente intollerabili contro i cattolici e in particolare contro il Vescovo di Trieste. Quello che mi ha spinto ad interromperlo un po’ bruscamente è stato quando ha affermato che Giovanni Paolo II e il Cardinale Martini avrebbero fatto scelte personali “pro eutanasia”. Quando invece la sofferenza di Giovanni Paolo II nei suoi ultimi anni è stata vissuta dinnanzi al mondo come esempio di autentico rispetto per la sacralità della vita umana fino al suo termine naturale.
Vita Nuova ha fortemente criticato due iniziative della Regione: l’equiparazione per via amministrativa delle convivenze omosessuali a cui viene concesso il contributo per la prima casa e la legge sul fine vita. Lei cosa pensa di queste due iniziative?
Per quanto riguarda il primo punto si tratta di un ulteriore passo verso il riconoscimento del matrimonio omossessuale che è inaccettabile. Nel caso di specie debbo, però, con rammarico rilevare che la Regione ha agito in sede di autotutela, essendo purtroppo molte le sentenze nazionali che estendono la nozione di convivenza “more uxorio” alle coppie omosessuali. Per quanto concerne la legge sul fine vita va innanzitutto sottolineato come essa trascenda completamente le competenze della Regione, essendo questa una materia riservata pacificamente al legislatore nazionale. Ove venisse adottata si profilerebbero, quindi, palesi profili di incostituzionalità che la renderebbero soltanto una “norma spot”.
Nell’editoriale di questo numero faccio notare che mentre i Paesi dell’Est ex comunista proteggono la vita e la famiglia, qui da noi la Regione e il Comune dimostrano di essere ancora legati ad una cultura borghese e individualista, tesa solo a trasformare i desideri in diritti. È d’accordo?
Questo dipende molto anche dal livello di organizzazione e mobilitazione del mondo cattolico il quale, come capita in Croazia, si sta ponendo come soggetto protagonista della vita politica e sociale, mentre da noi ciò sta venendo clamorosamente a mancare. Del resto fu proprio Giovanni Paolo II, dopo la fine del comunismo, a sottolineare come i pericoli per la religione cattolica fossero adesso da individuarsi nella cultura materialista e relativista dell’occidente capitalista. È proprio quello che sta avvenendo!
Sul piano delle questioni etiche si ha l’impressione che sia Sel a dettare la linea, sia in Comune che in Regione. Non le sembra?
No. Questa, se me lo permette, è una balla. L’asse portante delle coalizioni di centro sinistra è il Partito democratico il quale, quando vuole e gli interessa, sa resistere molo bene alle pressioni di Sel. Il problema è che il Partito democratico è un partito che ormai si caratterizza per la sua cultura laicista. Non le sarà sfuggito che recentemente il Partito democratico ha aderito al Partito socialista europeo. Se, per restare in sede locale — mi consenta un po’ di vis polemica —, i vari Rosato, Russo, Grim, Martini non hanno trovato nulla da dire sul fatto di diventare “socialisti”, come vuole che si oppongano alle Dat?
L’Onorevole Serracchiani ora è anche vicepresidente del Partito democratico. Deve essere una donna magica per fare tutte questo cose. Come fa, secondo lei?
Qui vado in controtendenza anche rispetto a esponenti del mio partito. Debora Serracchiani è l’esponente del Friuli Venezia Giulia che più conta a Roma dai tempi del Presidente Adriano Biasutti, ma non riesco a considerarlo un fatto negativo a patto che lei consideri il suo nuovo ruolo nazionale non solo in termini di carriera personale ma come un’opportunità per tutta la Regione.
E qui mi consenta di infrangere un altro tabù. Se i nuovi incarichi nazionali della Serracchiani comporteranno un ulteriore aumento di impegni, anche di rappresentanza, per il Vicepresidente Bolzonello, del resto già oberato di tutte le deleghe economico produttive, non considererei uno scandalo la nomina di un altro assessore. Perché dico di un altro assessore? Perché l’assessore ha la responsabilità politica del suo operato, ne risponde alla Presidente ma anche al Consiglio regionale, mentre il nuovo manager che loro vogliono affiancare a Bolzonello non avrebbe nessuna di queste caratteristiche e costituirebbe, lui sì, solo un peso per le finanze regionali.
Il centro destra sembra piuttosto assente su questioni relative a vita e famiglia. Come mai? La cultura radicale ha fatto breccia anche da voi?
Magari fosse assente solo su questioni relative a vita e famiglia… È assente, con poche eccezioni, quasi su tutto. Non ritengo che, a parte casi isolati, la cultura radicale abbia fatto breccia anche da noi; ritengo invece che siamo carenti di una proposta politico-ideologica complessiva, che non abbiamo una classe dirigente all’altezza di sfide come quelle che i temi etico morali ci impongono, che ci manca una presenza sul territorio in grado di contrastare anche sul piano organizzativo le forze della sinistra laicista e radicale.
Ma a questo proposito mi consenta una provocazione: la Chiesa italiana si pone il problema di una presenza nella società civile all’altezza delle sfide che la modernità pone a noi tutti soprattutto in tema di etica e di morale?



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