Quello strano congresso PD

IL PD triestino si prepara a celebrare un congresso con tre liste e un solo candidato. Cosa assolutaente legittima, ma un po’ strana politicamente parlando. Ecco i pro e i contro.

Obiettivamente non si era mai visto un congresso di partito con tre liste e un unico candidato alla segreteria. Se ci sono tre liste vuol dire che la si pensa in tre modi diversi sul partito e sulle linea politica. Pensarla in tre modi diversi dentro un partito non è come pensarla in tre modi diversi ad un convegno. Nel partito, di solito, i tre modi diversi di pensarla si traducono in tre proposte politiche, condensate in tre nomi di candidati alla segreteria. Il prossimo congresso del Partito Democratico di Trieste, invece, sarà anomalo: tre liste, e quindi tre visioni politiche, ma un solo candidato: Stefan Čok, che sarà riconfermato.

L’anomalia può indicare un aspetto positivo. Nel partito si discute, ma in fondo si è come in una famiglia unita. I fratelli dicono la loro, ma il papà è uno solo. Le tre liste del PD triestino si rifanno alle principali liste nazionali, ossia Cuperlo, Renzi e Civati, come dire centro, destra e sinistra del partito. A livello nazionale, quindi, ci sono tre liste, ma ci sono anche tre candidati. A Trieste no, forse per esprimere una maggiore unità interna.

Il semplice osservatore dei fatti politici, però, fa anche altri ragionamenti. Per esempio: il segretario che uscirà dal congresso rischia di essere ostaggio delle tre correnti. Potrebbe risultare un segretario sterilizzato, quindi senza effettivo potere. Come può un generale avere alle spalle un esercito diviso, con gruppi che rispondono ai loro rispettivi sottoufficiali? Sarebbe questa l’unità del partito? Certamente, il candidato bulgaro alla segreteria detterà, nei suoi discorsi politici, una linea di sintesi. Si sforzerà, giustamente, di rappresentare tutti. Ciò è possibile, ma anche molto difficile. Rimarrà, nei fatti, un segretario poco rappresentativo. Avrà vinto senza tuttavia avere veramente vinto. Una vittoria a tavolino, non sul campo.

Del resto, non è che il futuro segretario abbia prima dettato una linea in cui si sono poi riconosciute le tre correnti. Piuttosto è avvenuto che si sono costituite le tre correnti (riflesso di quelle nazionali) e poi si è deciso di confermare l’attuale segretario. Questo lascia pensare che il reale confronto di potere (e di linea) dentro il partito si farà ai piani penultimi, prima di varcare la porta dell’ufficio del segretario.

Infine nell’osservatore disinteressato può nascere un’ultima perplessità. Il Partito Democratico ha sempre tenuto a distinguersi dai partiti personali, dove decide tutto il leader e non c’è discussione. Ed infatti nella prossima fase congressuale di discussioni e contatti con la gente ce ne saranno molti. Però senza reale sbocco politico, come ad un talk-show. O con uno sbocco politico solo a livello delle tre correnti e non della segreteria, che è stata blindata prima. Questo fa onore al Partito Democratico quanto a libera discussione, però la rende anche un po’ di plastica, come capita in altri partiti.

Insomma, secondo il mio debol parere, da un lato abbiamo un PDL interessato a chi ci sia o non ci sia seduto alla tavola del ristorante di Tondo a Tolmezzo e dall’altro un PD che inizia un congresso molto anomalo. Un po’ più di coraggio politico non guasterebbe.



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