Quella domanda del Papa

Ci vergogneremo di Dio in pubblico? Nel paragrafo 55 dell’enciclica “Lumen Fidei” di Papa Francesco c’è una domanda che ogni fedele della Chiesa cattolica dovrebbe considerare come intimamente rivolta a se stesso.

Nel paragrafo 55 dell’enciclica Lumen Fidei di Papa Francesco, pubblicata il 29 giugno 2013, c’è una domanda che ogni fedele della Chiesa cattolica dovrebbe considerare come intimamente rivolta a se stesso. Dio non ha vergogna – spiega il Papa – di essere chiamato Dio anche in pubblico, ed infatti “prepara per loro una città” (Eb, 11-16): «Saremo forse noi a vergognarci di chiamare Dio il nostro Dio? Saremo noi a non confessarlo come tale nella nostra vita pubblica, a non proporre la grandezza della vita comune che Egli rende possibile?». E’ una domanda inquietante e molto seria.

La Lumen Fidei, come del resto tutto l’insegnamento sociale della Chiesa, afferma che senza Dio non si può costruire la città terrena. La fede non costituisce solo un “cammino”, ma anche una “costruzione”, che non può darsi senza solidità: «La fede rivela quanto possono essere saldi i vincoli tra gli uomini, quando Dio si rende presente in mezzo ad essi» (n. 69). «La fede fa comprendere l’architettura dei rapporti umani, perché ne coglie il fondamento ultimo e il destino definitivo in Dio e così illumina l’arte dell’edificare, diventando così un servizio al bene comune».

Questo essenziale ruolo pubblico della fede, deriva dalla centralità di Dio anche nella costruzione della società: «Quando questa realtà viene oscurata, viene a mancare il criterio per distinguere ciò che rende preziosa e unica la vita dell’uomo» (n. 54), «Quando la fede viene meno, c’è il rischio che anche i fondamenti del vivere vengano meno … Se togliamo la fede in Dio dalle nostre città, si affievolirà la fiducia tra noi, ci terremo uniti soltanto per paura e la stabilità sarebbe minacciata» (n. 55).

«“Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio. Ha preparato infatti per loro una città” (Eb. 11-16). L’espressione “non vergognarsi” è associata ad un riconoscimento pubblico. Si vuol dire che Dio confessa pubblicamente, con il suo agire concreto, la sua presenza tra noi, il suo desiderio di rendere salti i rapporti tra gli uomini. Saremo forse noi a vergognarci di chiamare Dio il nostro Dio? Saremo noi a non confessarlo come tale nella nostra vita pubblica, a non proporre la grandezza della vita comune che Egli rende possibile?».

A ben vedere, questa “vergogna” è stata ampiamente teorizzata e altrettanto ampiamente messa in atto.



2 commenti su “Quella domanda del Papa

  1. claudia herrath ha detto:

    Alla domanda : saremo forse noi a vergognarci di chiamare Dio il nostro Dio? C’e’ una sola risposta:saremo orgogliosi di chiamare Dio il nostro Dio.

  2. sara ha detto:

    Se tutti coloro che si professano cristiani-cattolici fossero COERENTI con ciò in cui dicono di credere sarebbe meglio per tutti

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