Quando le guide perdono la testa, tocca al popolo scendere in strada

L’Italia ha un indice di incremento demografico fra i più bassi al mondo ma continua a tartassare le famiglie. La priorità di governo e parlamento? Equiparare matrimonio e unioni gay

A breve il popolo delle famiglie tornerà in piazza. Lo farà in coincidenza dei lavori al Senato sul disegno di legge sulle unioni civili, che parifica al matrimonio la convivenza fra persone dello stesso sesso e apre la strada all’adozione da parte di una coppia dello stesso sesso e all’utero in affitto. Lo farà ripetendo l’esperienza del 20 giugno scorso, non perché trovi gusto nel trascorrere due notti in viaggio, pagare il biglietto del treno per sé e per i suoi senza un centesimo di sconto, e dedicare un fine settimana a questo invece che ad attività più riposanti: lo farà perché lo ritiene necessario. Userà lo stesso metro di responsabilità con il quale quando in una famiglia il padre o la madre, o entrambi, perdono la testa e iniziano a compiere azioni dissennate, gli altri sentono il dovere di prendere in mano una situazione che mai in passato avrebbero immaginato di guidare.

È un dato obiettivo che negli ultimi anni – al di là delle intenzioni dei singoli e del profilo personale di ciascuno – molte istituzioni in Italia abbiano perso la testa e abbiano adottato e adottino iniziative prive di senno. Siamo una nazione con uno dei più bassi indici di incremento demografico al mondo, grazie a leggi che ignorano i carichi familiari e tassano sulla base della percezione del reddito individuale, e non della composizione della famiglia del lavoratore, e che cosa fa l’ultima legge di stabilità? Regala mance con generosità (che effetti straordinari avranno i 300 milioni di euro corrisposti ai diciottenni per comprare i biglietti del cinema o del concerto!) e omette misure serie e stabili per convincere le famiglie a mettere al mondo qualche figlio in più.

Nel 2015 è aumentata la forbice fra nati e morti, con un saldo negativo che – a numeri definiti – supererà le 150 mila unità e il parlamento, su impulso del governo, individua come priorità porre sullo stesso piano una coppia formata da un uomo e una donna che si sposano con una coppia omosessuale, che di regola non è solita regalare nuove nascite. Dopo tanti anni si riprende – madri e neonati – a morire di parto, ma le regioni, cui compete l’organizzazione e la funzionalità del sistema sanitario, invece di dedicare maggiore cura alla maternità preferiscono complicare l’esistenza dei medici obiettori di coscienza: cioè dei sanitari più attenti alle ragioni della vita. E i rischi per la salute delle donne sono destinati a moltiplicarsi, se si diffonderà pure in Italia la pratica schiavistica dell’utero in affitto, esito obbligato dell’approvazione del ddl Cirinnà: sia delle donne che si sottopongono alla elettrostimolazione ovarica per “donare” (a pagamento) l’ovulo, sia di coloro che accettano di ricevere nel proprio corpo chi sarà il figlio giuridico di altri.

La confusione in cattedra

Si coglie, ancor più che in passato, disorientamento fra gli adolescenti, molti dei quali patiscono l’assenza o l’esiguità di figure educative, e si continua a tollerare, se non a favorire, la diffusione a scuola dell’ideologia del gender, il cui esito culturale, veicolato da testi pseudoscientifici di editori da sempre radicati nella scuola, è la disarticolazione dei riferimenti culturali più elementari. L’adozione gay, pur essa inclusa nel “pacchetto” unioni civili, renderà il quadro più difficile, poiché sostituirà alla duplicità delle figure dei genitori – la cui diversità di sesso è essenziale per la crescita equilibrata del bambino – la duplicazione di una delle due figure, per giungere a quella che è stata opportunamente definita una povertà genitoriale programmatica.

Si moltiplicano i casi di incidenti stradali dalla causale inspiegabile, per lo meno fino a quando – e se – si scopre che il responsabile prima si era strafatto di alcool o di droga, e il parlamento discute, anche qui su impulso del governo, della depenalizzazione di stupefacenti che sono tanto “leggeri” quanto è “pesante” l’ignoranza di chi li qualifica così. Nella “casa Italia” chi dovrebbe assumere decisioni di responsabilità è oggettivamente ammattito. La novità è che il popolo non solo se ne è accorto, ma scende in strada per richiamare a ragionevolezza. Non tutto in questo 2016 comincia male.

di Alfredo Mantovano

Fonte: http://www.tempi.it



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