Psicologo cattolico, per te niente pazienti gay

L’Ordine degli psicologi è pesantemente invischiato in una subdola campagna di “correzione” e intimidazione di quei terapisti che si oppongono all’omosessualismo dilagante. Il caso dello psicologo Giancarlo Ricci finito sotto procedimento dell’ordine della Lombardia per aver sostenuto in una trasmissione tv come la funzione di padre e madre sia essenziale nella crescita del bambino, è […]

L’Ordine degli psicologi è pesantemente invischiato in una subdola campagna di “correzione” e intimidazione di quei terapisti che si oppongono all’omosessualismo dilagante. Il caso dello psicologo Giancarlo Ricci finito sotto procedimento dell’ordine della Lombardia per aver sostenuto in una trasmissione tv come la funzione di padre e madre sia essenziale nella crescita del bambino, è soltanto la punta dell’iceberg di un atteggiamento totalitario che si sta sviluppando in seno all’ordine, che apre le porte a terapisti molto influenti, ma decisamente non obiettivi nel loro lavoro, se non altro perché sono attivisti Lgbt.

CONTROLLARE LO PSICOLOGO

Il controllo della figura dello psicologo è fondamentale nell’affermazione della dittatura Lgbt. Perché il problema omosessualità è fondamentalmente psicologico. Non è genetico, né ortopedico e neppure spirituale. Diversamente il pensiero lobbistico avrebbe cercato di aggredire gli ortopedici o i genetisti. Per questo bisogna occupare “manu militari” i gangli decisionali della professione del terapeuta mentale per costringerlo a veicolare ciò che la scienza psicologica non dice affatto: che l’omosessualità sia una naturale variante della sessualità.

Ecco perché si colpiscono i professionisti come Ricci. Ed ecco perché si utilizzano i mezzi più subdoli per intimidire e controllare quei professionisti che invece sono ancora agganciati ad una concezione deviante dell’omosessualità. Se sono cattolici peggio ancora. Qui scatteranno le liste di proscrizione. Intanto ci si accontenta della schedatura. E’ quanto ha scoperto la Nuova BQ in una lunga inchiesta condotta parallelamente al quotidiano La Verità e anticipata nei giorni scorsi da Francesco Borgonovo sulle colonne del giornale di Maurizio Belpietro.

UN QUESTIONARIO DI PARTE E TOP SECRET

Andiamo con ordine. Il 10 febbraio scorso gli iscritti all’ordine degli psicologi della Lombardia ricevono una richiesta: partecipare ad un questionario per conoscere che cosa ne pensano i terapisti sull’omosessualità. La ricerca è condotta da un’equipe del professor Vittorio Lingiardi, psicoterapeuta e attivista Lgbt con numerose pubblicazioni all’attivo. E già qui sorge il primo problema: L’Ordine affida ad un militante Lgbt, ancorché psicologo, una delicatissima inchiesta che vuole arrivare a fotografare il giudizio dei professionisti sul tema omosessualità. Non sembra essere garanzia di imparzialità.

I professionisti ricevono poi il 14 febbraio una mail con le credenziali di accesso al questionario. Alcuni lo cestinano, altri incuriositi lo aprono. E scoprono che buona parte delle domande sono insinuanti e insistenti sul credo religioso dei terapisti. La Nuova BQ ha sentito cinque professionisti e tutti hanno dato la stessa risposta: “Sì, le domande erano volte a capire se il terapista era cattolico e se l’essere cattolico condizionava il nostro lavoro e soprattutto l’approccio al problema omosessualità”.

STANNO SCHEDANDO I CATTOLICI?

Nessuno di loro ha compilato il questionario, subodorando una sorta di schedatura. Va detto che il test era anonimo, ma più di uno ci ha fatto notare che per accedervi bisognava avere una chiave d’accesso, non si sa se uguale a tutti o personalizzata. Meglio non rischiare. Molti professionisti si sono dunque rifiutati di compilarlo, avendo il fortissimo sospetto che si trattasse di una schedatura dei professionisti che sono contrari all’accettazione dell’omosessualità come variante naturale e sono contemporaneamente cattolici praticanti.

Il 28 marzo abbiamo chiesto all’Ordine di poter conoscere le domande e le eventuali risposte, ma la segreteria ci ha risposto che saremmo stati messi in contatto con il referente del progetto che ci avrebbe contattato, se interessato. Evidentemente il referente del progetto non era interessato, infatti nessuno ci ha contattato per fornirci le domande e poter così capire di che cosa si trattava. A Borgonovo è andata meglio: l’Ordine ha risposto che bisognava mettersi in contatto con il professor Lingiardi perché il questionario non era gestito direttamente da loro. E qui il secondo problema: dunque l’ordine mette a disposizione ad un professionista “orientato” la propria banca dati di e-mail e contatti per arrivare ai professionisti e intervistarli sull’omosessualità. Un bel bingo per Lingiardi & co che si trovano ad avere praticamente tutti gli iscritti per svolgere il loro lavoro.

Dopo aver contattato ancora una volta l’Ordine per sollecitare una risposta, Lingiardi, alla fine lo abbiamo contattato noi. E ci ha risposto che “il questionario rivolto agli psicologi dell’Ordine della Lombardia è all’incirca lo stesso a cui hanno risposto gli psicologi iscritti ad altri Ordini regionali negli anni passati. La ricerca ha lo scopo di descrivere l’atteggiamento degli psicologi nei confronti delle persone con orientamento omosessuale. Il gruppo di ricercatori sta lavorando all’analisi dei dati e, una volta terminata, consegnerà i risultati all’Ordine degli Psicologi della Lombardia che provvederà a renderli pubblici”.

Risposta gentile, ma evasiva: anche qui di conoscere le domande e come sono state poste e soprattutto capire che tipo di approccio è stato posto alla “questione religiosa” non se ne parla. Lingiardi & co possono così godere di un trattamento di favore: un’inchiesta top secret per la quale non si possono conoscere le domande, però i risultati verranno impreziositi e resi autorevoli dalla pubblicazione sul portale dell’Ordine. Anche qui, alla faccia della scientificità.

PSICOLOGI CATTOLICI INTIMIDITI E STIGMATIZZATI

Si scopre quindi che anche altri ordini hanno effettuato lo stesso test come l’Emilia Romagna e il Lazio. Ecco che cosa è accaduto in Puglia: ll test di Lingiardi chiamato APO (Atteggiamento degli Psicologi verso l’Omosessualità) è stato sottoposto nel 2013 ai 3000 iscritti all’ordine pugliese. Hanno risposto in 314, praticamente il 10%. Un dato sconfortante, in perfetta linea con Campania e Lazio (rispettivamente 9,7% e 7,4%) mentre in Piemonte è andata meglio con il 20% dei partecipanti.

Si parla, effettivamente di orientamento religioso. Per dire cosa? “L’analisi dei residui standardizzati ha evidenziato una tendenza dei partecipanti che si sono definiti “credenti e praticanti” a non ritenere l’omosessualità una “variante normale” della sessualità”. Ecco qua la pistola fumante: sei cattolico? Quindi ritieni l’omosessualità una devianza, non quello che vogliamo affermare noi. E ancora: “La religiosità è risultata significativamente associata anche all’ipotesi secondo cui l’omosessualità sarebbe l’espressione di uno sviluppo psicologico incompleto oppure dovuta ad una mancata identificazione col proprio ruolo di genere. Gli psicologi che si percepiscono adeguatamente preparati tendono a non aderire all’ipotesi eziologica della mancata identificazione con il proprio ruolo di genere”. Tradotto: se sei cattolico pensi che l’omosessualità sia l’espressione di uno sviluppo incompleto, invece se sei preparato sul tema non credi che questa sia la causa. Ergo: i cattolici sono impreparati ad affrontare pazienti omosessuali.

Sviluppo psicologico incompleto, mancata identificazione con il proprio ruolo di genere? Per la ricerca sono considerazioni che denotano una “visione distorta e pregiudizievole di orientamento omosessuale”. Guarda caso portata avanti da chi si definisce cattolico.

“FUORI I CATTOLICI DALLA PROFESSIONE”

Ma c’è di più. Sempre la ricerca pugliese dimostrerebbe “una forte correlazione tra fede religiosa e atteggiamento sfavorevole nei confronti delle competenze omogenitoriali”. Ecco la ciliegina sulla torta in conclusione: “Questi dati consentono di riflettere su quanto il sistema religioso, che in tema di sessualità spesso porta e perpetua visioni eterosessiste o eteronormative, eserciti ancora oggi una forte infuenza sulla costruzione dei sistemi di credenza, degli atteggiamenti,  delle rappresentazioni e dei modelli culturali degli individui, inclusi i professionisti della salute mentale, i quali non dovrebbero anteporre la dimensione religiosa alle evidenze scientifiche sull’omosessualità e sull’omogenitorialità”. Tradotto: fuori i cattolici dalla professione perché sono pesantemente influenzati dalla religione e antiscientifici.

Ovviamente le cose non stanno così perché esistono moltissimi psicologi non credenti, nel mondo!, che ritengono, dati scientifci alla mano, l’omosessualità una devianza, ma questo non viene indagato. L’obiettivo è mettere fuori gioco e all’indice i cattolici e arrivare a chiedere delle linee guida. Che si basino ovviamente su queste indagini orientate.

Lo dimostra il fatto che a pubblicare queste ricerche su scala regionale è un sito dell’associazione “Bussole Lgbt” che stigmatizza proprio l’aspetto religioso. In un articolo scritto da Claudio Baggini si evidenzia che “in tutte le Regioni prese in esame, è stata evidenziata una relazione significativa tra il credo religioso degli intervistati e una visione più patologizzante e conservatrice dell’omosessualità. Come è stato sottolineato anche in una successiva ricerca, l’orientamento politico più conservatore e il credo religioso dei professionisti sono risultati dei forti predittori di atteggiamenti riparativi, con notevoli implicazioni sul piano clinico e terapeutico”. Tradotto: se sei un cattolico sei a rischio di diffondere le teorie riparative che hanno nel defunto prof Joseph Nicolosi il loro massimo esperto. E per questo vai bandito.

Guarda caso Baggini è uno degli psicologi che ha denunciato all’ordine Ricci, come fa notare l’articolo de La Verità che ha reso nota la vicenda del terapeuta lombardo ora sulla graticola. Lo stesso Baggini arriva a conclusioni stranamente comiche in conclusione: “Il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani ricorda che i professionisti dovrebbero essere consapevoli di quanto il proprio sistema di valori – siano essi personali, politici o religiosi – possa influenzare (anche in maniera negativa) l’attività clinica, con ripercussioni dirette sul paziente stesso”.

Una domanda a questo punto: vale anche per il sistema di valori Lgbt o questo è diventato ormai il solo e unico criterio di valutazione? E ancora: a che titolo psicologi militanti e apertamente pro causa Lgbt hanno una tribuna così autorevole per esprimere i loro convincimenti? Ecco perché sulla vicenda l’Ordine nazionale dovrebbe intervenire. Almeno per fugare il terribile sospetto che si stia procedendo ad una schedatura e annessa intimidazione degli psicologi.

di Andrea Zambrano

Fonte: http://www.lanuovabq.it



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