Progetti, programmi, agende

Si parla molto della cosiddetta agenda Monti, che ora è diventata anche una lista elettorale. Una volta, invece, si parlava di progetti o anche di programmi. Dobbiamo essere felici di questa diminutio o si tratta di una sana emancipazione della politica dalle ideologie? Agenda vuol dire letteralmente “cose da fare”. Una agenda è un elenco […]

Si parla molto della cosiddetta agenda Monti, che ora è diventata anche una lista elettorale. Una volta, invece, si parlava di progetti o anche di programmi. Dobbiamo essere felici di questa diminutio o si tratta di una sana emancipazione della politica dalle ideologie?

Agenda vuol dire letteralmente “cose da fare”. Una agenda è un elenco di appuntamenti e di impegni. Ognuno di noi al mattino guarda la sua agenda della giornata. Gli studenti consultano l’agenda per i compiti. L’agenda è qualcosa di tecnico, di pratico, di pragmatico. Una agenda si può anche concludere, quando si siano svolte tutte le cose che c’erano in agenda.

Altra cosa è invece un programma politico. Questo indica settori di intervento, linee di azione, obiettivi da perseguire, selezione delle priorità. Il programma è di più ampio respiro di una semplice agenda. Oppure si può dire che l’agenda è a servizio di un programma: ci sono queste cose da fare perché abbiamo questo programma da realizzare. Più la politica si affida alle agende e più si avvicina alla tecnica. Più essa lascia spazio ai programmi e più acquista una visione politica di ampio respiro.

C’è poi il progetto politico che è qualcosa di ancora più ampio. Il progetto ha un valore culturale prima che politico, riguarda una filosofia della politica, una visione del mondo e della persona, dei valori ritenuti fondamentali per la convivenza. Il progetto politico ha a che fare con i fondamenti. Sulla base dei progetti poi si fanno i programmi e quindi si stabiliscono le agende.

Oggi sembra invece il contrario: tutti parlano di agenda, qualcuno di programmi e nessuno di progetti. Come valutare la cosa? Le possibilità mi sembrano tre: 1 – il fatto è positivo perché finalmente la politica si libera dalle ideologie che pretendevano di guidarla tramite grandi progetti che si sono dimostrati fallimentari; 2 – il fatto è negativo perché così la politica si risolve in lista della spesa e perde le motivazioni culturali e ideali; 3 – il fatto nasconde un trucco: si parla solo di agenda ma dietro si fanno passare progetti e programmi senza dirlo.

Voi pensatela come volete. Io sono fortemente spinto verso la interpretazione numero 3.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *