Due Note del Consiglio Presbiterale

La morte e la carità cristiane. Don Carnelos ha illustrato la Nota del Consiglio presbiterale sulle Esequie e don Pasetti quella sui Poveri. Il Vescovo ha annunciato la creazione di un nuovo Polo di Ascolto per coloro che sono in difficoltà

Nella conferenza stampa del 26 giugno 2013, sono stati presentati dall’Arcivescovo mons. Crepaldi, assieme a Mons. Giorgio Carnelos, direttore dell’Ufficio liturgico, e don Roberto Pasetti, direttore della Caritas diocesana, due recenti documenti prodotti e pubblicati dal Consiglio Presbiterale, organismo di comunione che, affrontando le varie tematiche che riguardano la vita della Diocesi, coadiuva il Vescovo nel suo ministero.

Mons. Carnelos ha presentato la nota sulla “Celebrazione delle Esequie a Trieste”, un documento che – cogliendo l’occasione della pubblicazione del nuovo rito delle Esequie della CEI – vuole dare al presbiterio diocesano, a coloro che operano in questo ambito e anche ai fedeli laici, tenendo conto delle peculiarità della realtà triestina, delle indicazioni per rendere dignitoso un rito che i cristiani e la Chiesa hanno sempre inteso non solo per raccomandare i defunti a Dio, ma anche per rinvigorire la speranza e testimoniare la fede che i battezzati risorgeranno con Cristo a vita nuova.

Si è sottolineato come sul piano culturale e su quello etico-comportamentale, nella nostra Diocesi, risulta essere particolarmente accentuata la tendenza a privatizzare l’esperienza umana della morte e a occultare i segni della sepoltura e del lutto. Tutto questo spinge la Chiesa ad annunciare con maggior vigore il Vangelo della Risurrezione che offre un senso sia al vivere sia al morire.

Sui temi esposti nella Nota è in atto una interlocuzione con le imprese di onoranze funebri e le Istituzioni locali per migliorare la situazione.

La Nota vuole anche raggiungere i fedeli laici riproponendo la prospettiva teologica e spirituale del rito, rimarcando la necessaria attenzione alla sobrietà – per evitare sprechi e anche speculazioni -, allo spirito e al raccoglimento che dovrebbe essere presente anche negli spazi cimiteriali dove comunemente i riti si svolgono, pur nella consapevolezza delle difficoltà logistiche che proprio quegli spazi pongono.

Tenendo in debito conto alcune esigenze locali, identifica quindi i momenti ineludibili e caratterizzanti il Rito e ne determina le modalità, raccomandando la celebrazione delle esequie nella chiesa parrocchiale, dove il fedele è generato alla fede e nutrito dai sacramenti.

Due nuove questioni specifiche, poste dall’evoluzione dei costumi, emergono nel documento e sono la cremazione e lo spargimento delle ceneri o la conservazione delle stesse in luoghi diversi dal cimitero. Sul tema della cremazione l’Arcivescovo ha detto come l’atteggiamento della Chiesa, che ribadisce la raccomandazione a conservare la pia consuetudine dell’inumazione in terra consacrata, è quello della comprensione e della misericordia, non negando le esequie ecclesiastiche a meno che queste scelte siano palesemente compiute per ragioni contrarie alla fede cristiana.

 

Don Roberto Pasetti,  ha poi esposto  la nota su “La Chiesa di Trieste e i Poveri” che affronta il tema delle attività caritative della Chiesa di Trieste, come parte costitutiva ed essenziale della missione stessa della Chiesa, premettendo come l’esercizio della carità non può ridursi alla sola elemosina, ma deve nascere dalla relazione e in questa deve essere coltivata, perché proprio della relazione ha bisogno per far sì che ci sia vera attenzione alla persona e vera promozione umana.

Anche nell’ambito del nostro territorio si vedono sempre più i segni di una crisi economica progressivamente più severa e il dato preoccupante che arriva dai Centri d’ascolto della Caritas vede un aumento del 30% degli accessi.

Il documento nel contesto delle difficoltà che si osservano  ripropone la ferma volontà della nostra Chiesa di impegnarsi in una carità attenta e “intelligente” verso chi si trova nel bisogno, offrendo ascolto e accompagnamento, con un approccio integrale alla persona per trovare le soluzioni che vanno alla radice dei problemi e aiutano a sviluppare pienamente le persone.

La Nota rimarca che, per affrontare al meglio le complesse situazioni che i poveri presentano, fondati motivi richiedono che non si dia denaro, ma che li si inviti a rivolgersi alla Caritas diocesana,  che possiede gli strumenti necessari per aiutarli al meglio, anche in collaborazione con le istituzioni. Esorta i fedeli a destinare eventuali elargizioni alla Caritas diocesana e a rispondere ai crescenti bisogni dei poveri anche con un impegno personale, dedicando parte del proprio tempo in attività di volontariato cristiano.

L’Arcivescovo ha poi sottolineato come ci sia a volte la necessità di proteggere le persone questuanti dal sempre incombente rischio che vengano sfruttate da circuiti malavitosi e come un attento ascolto e discernimento possono aiutare a prevenire questo fenomeno.

Infine, l’Arcivescovo, proprio per la situazione di crescente bisogno e di difficoltà dei centri d’ascolto a far fronte alle richieste, ha annunciato il progetto di creazione di un nuovo polo d’ascolto con operatori della Caritas e del Centro di aiuto alla vita, affiancati da operatori volontari che si occuperanno dell’ascolto e orientamento al lavoro.

(Foto di Francesco La Bella)



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