Polonia semper fidelis

Questa settimana torniamo a parlare di Polonia per due notizie apparentemente distanti, ma forse poi non troppo. La  prima proviene dalla Conferenza dei Rettori dei Seminari Maggiori che ha reso noti gli ultimi dati sui candidati al sacerdozio presenti nel Paese. Tenetevi forte perché al momento i seminaristi in tutto il Paese sono la bellezza […]

Questa settimana torniamo a parlare di Polonia per due notizie apparentemente distanti, ma forse poi non troppo. La  prima proviene dalla Conferenza dei Rettori dei Seminari Maggiori che ha reso noti gli ultimi dati sui candidati al sacerdozio presenti nel Paese. Tenetevi forte perché al momento i seminaristi in tutto il Paese sono la bellezza di 3.571 (leggasi: tremila-cinquecento-settantuno), di cui 748 solo i nuovi ingressi mentre quelli degli ordini religiosi, pure in crescita, quest’anno saranno 202. Inutile dire che si tratta di numeri da record, almeno in Europa, soprattutto di questi tempi. Certo, l’eredità di Papa San Giovanni Paolo II è ancora sentita e vissuta in modo molto forte ma, ci pare, comunque non basta a spiegare cifre così vertiginose. Nonostante i venti forti della secolarizzazione, insomma, la realtà polacca continua a fare storia a sé come dimostrano pure i dati sulla frequenza domenicale alla Messa della popolazione adulta, tuttora i più alti in assoluto d’Europa. E come dimostra, a suo modo, anche l’altra notizia della settimana relativa alle elezioni politiche che – dopo la recente vittoria di Duda alla Presidenza della Repubblica, cfr. qui: http://www.vitanuovatrieste.it/il-nuovo-vento-di-varsavia/ – ha visto nuovamente l’affermazione del PIS, il partito conservatore “Diritto e Giustizia” guidato da Jaroslaw Kaczynski che ha stracciato alla grande la concorrenza di “Piattaforma Civica”, la compagine liberale attualmente al Governo. Terzo il neo-partito nazionalista “Kukiz’15”, quarto il partito “Polonia moderna”, pure di tendenze di centro-destra. Praticamente non pervenuti tutti gli altri partiti. A capo del Governo ci sarà quindi una donna, Beata Szydlo, antropologa 52enne, che è stata la responsabile strategica proprio della spettacolare campagna di Duda alle presidenziali. Cattolica come Duda – che già l’indomani mattina dell’elezione era andato in segno di ringraziamento al santuario mariano di Jasna Gora – sposata, con due figli (di cui uno in seminario, guarda un po’), Szydlo vive accanto alla casa dei suoi genitori, a cui deve tutto, e che non cessa mai di ricordare in pubblico.

Politicamente gli osservatori prevedono un irrigidimento dei rapporti con Bruxelles (con l’adozione dell’euro che si allontana), un avvicinamento all’Ungheria di Orban e un distanziamento da Putin mentre in politica interna l’attenzione sarà sulla redistribuzione della ricchezza in senso trasversale e una maggiore accentuazione dell’identità patria. A noi, però, ora come ora queste cose interessano fino a un certo punto. Ci appassiona di più la prima parte del suo profilo personale, appunto. Che poi è proprio quella che i mass-media spesso non capiscono, o denigrano apertamente, come quando nelle analisi che vanno per la maggiore si legge ad esempio che sui temi etici le sue posizioni saranno “quelle dettate dall’episcopato polacco”. Letteralmente. Hai capito che roba. Il fatto che una possa rappresentare certe istanze – che poi a ben vedere sarebbero naturali, più che di partigiane – magari perché ci crede davvero non è mai neanche preso in considerazione, come fosse un’ipotesi surreale. Eppure forse la Polonia vera dopotutto è ancora lì e per capire le sue speranze, come le sue crisi improvvise, non si può non passare per il suo cattolicesimo così radicato e così unico. Fortemente latino, anche se nel bel mezzo delle terre slave. Romanocentrico, anche se la tradizioni bizantina è lì, appena a un passo. Orgogliosamente mariano e popolare, persino oggi, in un Paese che aprendo rapidamente alla modernità ha conosciuto uno sviluppo economico strabiliante e in cui la disoccupazione sta pressoché sparendo di scena. Chi vuol conoscere la Polonia profonda, allora, forse più che i notiziari a là page sui canali satellitari internazionali dovrebbe leggere qualcosa sulla sua antica, e più che millenaria, tradizione spirituale o magari andare direttamente a Czestochowa. E passarci qualche giorno, potendo. No, non stiamo facendo l’apologia di questo o quel personaggio politico, né di questo o quel partito, ma solo dicendo che se si vuole capire sul serio la società polacca, la cultura polacca e – quindi – logicamente anche la politica nazionale polacca bisognerebbe prendere sul serio tutto quello che la alimenta, la contraddistingue dalla mattina alla sera e di cui i polacchi – sì, persino nell’anno 2015 – proprio non possono fare a meno. Se si rispetta veramente un popolo, il famoso ‘diversamente altro’ dal sentire comune, come si suol dire, sarebbe la prima cosa da fare, onestamente parlando. Se lo si fa con i tibetani, che sono comunque lontanissimi – per usare un eufemismo – dalle nostre sensibilità, non si capisce perché non si dovrebbe farlo con la Polonia. Già, questo proprio non si capisce.



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