Perché il Papa ha aperto la Porta Santa in Africa

Se Bangui è diventata capitale spirituale del mondo, una terra di periferia ferita proprio dagli odi di religione, vuol dire che c’è speranza per il mondo intero

Pochi giorni fa è successo un fatto particolare: per la prima volta un Papa ha aperto la Porta Santa di una Cattedrale ai confini del mondo: a Bangui, in una sconosciuta città del Centro Africa. Ha iniziato il Giubileo non nella centrale Roma, nella capitale della cristianità, ma “ai confini” del mondo, nel cuore di una terra ferita dall’odio e dalla violenza religiosa.

E’ stato un gesto fuori dall’ordinario. Fuori dagli stessi programmi iniziali del Papa che aveva stabilito l’inizio del Giubileo con l’apertura della porta Santa di San Pietro la mattina del prossimo 8 dicembre, Solennità dell’Immacolata concezione di Maria.

Una scelta che ha spiazzato tutti, perché abbiamo ancora tutti nel cuore e negli occhi le immagini di San Giovanni Paolo II che nella notte di Natale del 1999 apre il portone di San Pietro con una cerimonia dal gusto barocco. Sembrano passati secoli, millenni, da quella immagine… eppure sono passati solo quindici anni.

Diciamo la verità: chi di noi non ha sorriso domenica pomeriggio, Prima di Avvento, a vedere la “porta santa” di questa cattedrale di poveri? Un cancello di legno, approssimativo… un papa avvolto di un misero piviale viola, senza neppure insegne vescovili, nessun canto gregoriano della Cappella Sistina, ma solo le urla anche un po’ scomposte di povera gente, felice come una Pasqua di quanto stava avvenendo in casa sua…

Ci aspettiamo sempre dai simboli qualcosa di ridondante, di solenne, di “sacro”, nel senso di “distaccato” dall’ordinario, dalla ferialità, dalla “normalità”… E invece…

Il portone di San Pietro aperto nel 2000 ci indicava che tra noi e Dio in ultima analisi c’è un grosso portone, che si apre certo, ma sempre qualcosa di “altro”, di “invalicabile”…

Quell’immagine ci diceva che tutti gli sforzi nostri sarebbero stati quelli di aprire, almeno per un po’ questa distanza invalicabile… Ci raccontava di una chiesa europea forte di se stessa, dei suoi “traguardi”, dei suoi “piani pastorali”, della sua forza mediatica e di “fare opinione” anche di fronte ai parlamenti…

Cosa è rimasto di quella Chiesa? Poco o niente…

Se i simboli vogliono dire qualcosa, papa Francesco domenica scorsa ci ha detto che non c’è alcuna distanza tra noi e Dio, che è da 2000 anni che viene a dirci che Lui è l’Emmanuele, il “Dio con noi” e che dobbiamo continuamente abbattere i muri e le porte che noi uomini costruiamo. “Niente e nessuno potrà separarci dall’Amore di Dio in Cristo Gesù”, ci racconta san Paolo: ecco, è giunto il tempo di “uscire”, di “aprire le porte” per uscire verso il mondo e ritrovare il contatto con la realtà che certa pesantezza ecclesiastica ci ha fatto smarrire.

Non è più tempo di dare peso a tante uscite “pruriginose” … è tempo di ritrovare la freschezza dell’Evangelo, è tempo di una chiesa che non ha paura di esporsi per dire all’uomo che è vicina a lui in ogni situazione, costi quel che costi.

Una Chiesa che non si chiude nei suoi “feudi”, ma che si apre e diventa davvero “cattolica” nel senso che “abbraccia il mondo intero”.

Ecco cosa ha detto Papa Francesco domenica scorsa prima di aprire la Porta santa: “Oggi Bangui diviene la capitale spirituale del mondo. L’Anno Santo della Misericordia viene in anticipo in questa Terra. Una terra che soffre da diversi anni la guerra e l’odio, l’incomprensione, la mancanza di pace. Ma in questa terra sofferente ci sono anche tutti i Paesi che stanno passando attraverso la croce della guerra. Bangui diviene la capitale spirituale della preghiera per la misericordia del Padre. Tutti noi chiediamo pace, misericordia, riconciliazione, perdono, amore. Per Bangui, per tutta la Repubblica Centrafricana, per tutto il mondo, per i Paesi che soffrono la guerra chiediamo la pace! E tutti insieme chiediamo amore e pace. Tutti insieme! (in lingua sango) “Doyé Siriri!” [tutti ripetono: “Doyé Siriri!”]. E adesso con questa preghiera incominciamo l’Anno Santo: qui, in questa capitale spirituale del mondo, oggi!”

Il Papa, in due parole, ha spazzato via gente che usa il crocifisso per scagliarlo contro gli altri e per le sue battaglie razziste, ma che non gli importa nulla dell’Evangelo… il Papa ha spazzato via la chiesa degli ipocriti… che non vogliono cambiare per nulla la loro vita “senza Dio”.

Se Bangui è diventata capitale spirituale del mondo, una terra di periferia ferita proprio dagli odi di religione, vuol dire che c’è speranza per il mondo intero… Vuol dire che ancora una volta Dio ha scelto la piccola “Betlemme” per venire al mondo e non il palazzo di Erode nella grande città e con le sue corti ipocrite.

Vuol dire che la Chiesa sta generando davvero qualcosa di nuovo… che da questo parto doloroso avremo un cristianesimo migliore, più vero e più vivo. Se i simboli parlano, domenica scorsa Papa Francesco ci ha narrato una svolta a 360 gradi. Non si può più tornare indietro. La strada della conversione è appena iniziata e l’esodo della Chiesa, il cammino nel deserto dei quarant’anni, sarà ancora lungo. Lungo, doloroso…ma affascinante, perché al termine di esso c’è sempre una terra promessa, “dove scorre latte e miele”. Buon Giubileo a tutti!

 



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