Per chi hanno votato i cattolici?

 Una indagine IPSOS ha fornito dati interessanti sul voto dei cattolici alle recenti elezioni politiche. Dati da prendersi con le pinze, come per ogni indagine di questo genere, ma che qualche spunto di riflessione llo offrono. L’indagine è limitata ai cattolici praticanti e distingue tra cattolici impegnati ed assidui. I primi si impegnano in attività […]

 Una indagine IPSOS ha fornito dati interessanti sul voto dei cattolici alle recenti elezioni politiche. Dati da prendersi con le pinze, come per ogni indagine di questo genere, ma che qualche spunto di riflessione llo offrono. L’indagine è limitata ai cattolici praticanti e distingue tra cattolici impegnati ed assidui. I primi si impegnano in attività religiosa, pastorale, associativa o appartengono ad un movimento, i secondi vanno a messa ogni domenica ma non partecipano attivamente. Vediamo i principali dati.

Il partito che ha un rapporto più favorevole con l’elettorato cattolico è il PDL, che prende tra i votanti cattolici impegnati l’1,8% in più rispetto al suo risultato generale e tra gli assidui il 3,2% in più. Bene anche – come sempre nel voto cattolico – le formazioni di centro: Monti va perfino meglio del PDL fra gli impegnati (+4,6%) anche se non tra gli assidui (+2,6%). Anche la Lega Nord prende più voti tra i cattolici impegnati (+1,3%) e assidui (+1,5%) di quanti ne prenda tra gli elettori in generale.

Ci sono poi i partiti che i cattolici votano di meno rispetto al corpo elettorale nel suo insieme: il PD (-1,4% tra gli impegnati e -1,2% tra gli assidui), Vendola (-0,9% tra gli impegnati e -1,7% tra gli assidui). In assoluto chi perde di più, passando dall’elettorato in generale ai cattolici, è Grillo: -6,9% tra i cattolici impegnati e -4,5% tra gli assidui.
Al contrario, Grillo lucra un bel +5,2% rispetto al suo dato generale tra coloro che si dichiarano non credenti, che danno un +4,6% anche al PD e costituiscono un segmento dove Vendola raddoppia esattamente i suoi voti.

L’indagine IPSOS comprende anche una serie storica sui praticanti assidui, dove le cose vanno meno bene per il PDL, che nel 2008 alla Camera aveva lucrato il 39,5% dei voti di questi cattolici e nel 2013 solo il 24%.

Il PDL è sceso tra i cattolici assidui un po’ più di quanto è sceso tra la popolazione in generale, anche se questi cattolici praticanti ancora oggi lo votano più di quanto non faccia la media degli elettori.

In queste ideali elezioni ristrette ai soli cattolici praticanti la Lega è aumentata (+1,6%), le forze di centro nel loro insieme sono salite in modo significativo (+4,6%) e non c’è stato travaso di voti del PDL al PD, che anzi ha perso il 3,6%. Un 19,9% dei cattolici assidui ha votato invece per Grillo.

Lascio al lettore trarre le conclusioni da questi dati. In generale, però, si possono senz’altro dire alcune cose. La prima è che l’elettorato cattolico esiste ancora. La seconda è che l’elettorale cattolico può fare la differenza. La terza è che il riferimento ai cosiddetti principi non negoziabili continua ad avere un significato elettorale e politico. Infine, che i cattolici dovrebbero loro, per primi, prendere maggiore coscienza di tutto ciò.



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