Peppino Gagliardi come un ragazzino

“So il rimpianto che ho di te ma sogno sempre come un ragazzino” Ricordo Peppino Gagliardi quando, anch’io ragazzino, lo sentivo al Festival di Sanremo intonare uno dei brani più famosi: “Come le viole” (seconda classificata nel 1972) con quella sua voce melodica, retaggio della tradizione musicale partenopea a cui è stato sempre avvinto con […]

“So il rimpianto che ho di te ma sogno sempre come un ragazzino”

Ricordo Peppino Gagliardi quando, anch’io ragazzino, lo sentivo al Festival di Sanremo intonare uno dei brani più famosi: “Come le viole” (seconda classificata nel 1972) con quella sua voce melodica, retaggio della tradizione musicale partenopea a cui è stato sempre avvinto con straordinaria passione. Il cantautore e musicista napoletano (suonava fisarmonica, pianoforte e chitarra) aveva iniziato la sua lunga carriera quando, nel 1963, aveva portato al successo la canzone “T’amo e t’amerò” (riproposta successivamente anche da Little Tony): «Perdutamente t’amerò, finché il mondo vita avrà, finché il sole luce avrà, finché vivrò». Erano gli anni in cui alternava, tra l’entusiasmo di un folto pubblico, partecipazioni al Festival di Napoli, al Disco per l’estate e a Sanremo. Proprio nella cittadina ligure aveva esordito nel 1965 con il pezzo “Ti credo”, manifesto di quell’amore romantico di cui era un autentico caloroso interprete: «Io ti credo e voglio crederti perché tu sei per me ciò che il mare è per la spiaggia, ciò che l’acqua è per la sete, ciò che il bacio è per l’amore».
L’anno successivo lo vedeva calcare (con Pat Boone) il palcoscenico rivierasco con il brano “Se tu non fossi qui”, calandosi nell’interpretazione con il crocefisso in mano. La sua piccola figura suscitava un forte impatto emotivo e le sue canzoni, pur con testi semplici inneggianti a storie d’amore tra un uomo e una donna, scuotevano e davano suggestive emozioni, come ad esempio il brano del 1968 “Che vuole questa musica stasera”, diventando traccia musicale del celebre film “Profumo di donna” di Dino Risi: «Che vuole questa musica stasera che mi riporta un poco del passato, la luna ci teneva compagnia, io ti sentivo mia, soltanto mia…». Anche gli anni ’70 lo vedevano, sempre al Festival di Sanremo, presentare una delle sue più belle canzoni melodiche: “Settembre”, che raggiunse il secondo posto al Disco per l’estate del 1970: «Fra qualche giorno finirà l’estate e sulla spiaggia niente resterà. Le ore passate saranno un ricordo che noi porteremo lontano io e te (…) l’estate se ne andrà insieme al sole». Nel 1971 a Canzonissima, Peppino Gagliardi cantava “La ballata dell’uomo in più”, uno dei pochi testi in cui affrontava tematiche sociali: «Era l’ultimo della classe ma nessuno gliene voleva, ogni giorno una cosa nuova e di tutti se la rideva. Poi la vita se lo rubò senza dargli mai più di un po’, lui di questo si contentò fino a quando non lo scocciò…». Nella già menzionata “Come le viole” tornava lo stupore dello scugnizzo napoletano verace che, attraverso le vibrazioni musicali, interpretava le gioie e le tristezze dell’amore: «Son tornate le viole quaggiù ma non hanno colore per te. Quella calda tenerezza che tu portavi nei tuoi occhi non c’è più. Come le viole anche tu ritornerai, la primavera con te riporterai».
Nel 1974 usciva il suo secondo album, dal titolo emblematico: “Vagabondo della verità”, che era il riflesso sincero della sua verve artistica, come nel pezzo “La mia poesia”, manifesto semplice e autentico della sua concezione romantica febbrile: «Un poeta mi sentivo con te e cantavo le cose più belle, le cose più grandi e dolci per te. Parlavo alla luna, parlavo alle stelle, a tutte le cose parlavo di te ed i sogni più belli del mondo in fondo ai tuoi occhi cercavo con te». Cantando si impara, alla scuola di Peppino Gagliardi, a sottolineare il desiderio di eternità dell’amore vero come espresso nel brano “Gocce di mare” del 1971: «Gocce di mare vive negli occhi miei, io vi ricordo come se fosse qui…». Cantando si impara con Peppino Gagliardi a vivere come un ragazzino, ringraziando Iddio soprattutto per il dono della vita ricevuto: «Avevo una vita davanti a me, sognavo sempre (…). I sogni miei non hanno età, son fatti di semplicità». In questa umile riconoscenza al Padreterno sta inscritta l’intera filosofia di vita di Gagliardi, come espressa nell’accorata canzone “Ascolta mio Dio”: «Ascolta la voce di chi ha fede in te oh mio Dio! Perché se ne è andata via da me, lasciandomi solo a piangere col mio dolore?».



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