Pasqua a Trieste

“L’uomo e il mondo hanno fame e sete di pasqua! Anche la nostra amata città di Trieste ha urgente bisogno di sperimentare uno spirito pasquale”. Ecco il testo dell’omelia del Vescovo per la santa Messa del giorno di Pasqua.

 

DIOCESI DI TRIESTE

PASQUA DI RISURREZIONE

+Giampaolo Crepaldi

Cattedrale di San Giusto, 31 marzo 2013

 Carissimi fratelli e sorelle,

1.           “Il Signore è davvero risorto. Alleluia. A lui gloria e potenza nei secoli eterni” (Lc 24,34). La notizia della risurrezione del Signore Gesù è risuonata, per la prima volta, nella bocca di un angelo, all’alba di un giorno che veniva dopo il riposo del sabato. Alle donne che, con un crescendo di stupore sono le prime testimoni dell’evento,viene dato l’ordine di correre a riferirla a Pietro e al discepolo che Gesù amava. E Pietro e gli altri discepoli l’hanno trasmessa alla comunità che da quella testimonianza ha preso le sue origini; le generazioni l’hanno consegnata intatta alle generazioni, i secoli ai secoli, i paesi ai paesi, finché è giunta fino a noi. Da allora un’immensa speranza ha percorso la terra. La risurrezione di Cristo – evento che ha segnato più di ogni altro la storia umana – costituisce il fondamento e il cuore stesso del cristianesimo e della nostra fede ed è il regalo più grande che Dio abbia elargito all’umanità. Con il mirabile dono della Pasqua, Dio indica un senso e una meta alla nostra vita, la quale, lasciata a sé sola, appare senza traguardo e dunque senza ragione. Gesù, vinta la morte, entra nell’intimità e nella gloria di Dio, ci dice quale sia anche la nostra strada e verso dove anche noi siamo incamminati. Egli non è soltanto il Verbo eterno disceso da cielo; è anche un figlio di Adamo che sale alla destra del Padre, un virgulto di questa nostra terra trapiantato nel giardino del cielo. Anche lui, come noi, è “nato da donna” (Gal 4,4); è cresciuto mangiando il nostro pane e bevendo il nostro vino; si è guadagnato da vivere col lavoro delle mani; ha conosciuto, come noi, la fatica e la pena; come noi ha pianto e si è rallegrato.

2.           Cari fratelli e sorelle, il dono divino della Pasqua del Signore ci viene opportunamente illustrato nelle letture che sono state proclamate e che la Chiesa, attualizzandone l’annuncio, ci propone per questo giorno pieno di luce e di gioia. Afferma san Pietro negli Atti degli Apostoli: “Voi sapete…noi  siamo testimoni …ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti”, quindi è il Kyrios, il Signore, “…tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome”. Tutti i profeti, cioè il Primo Testamento, che lo avevano annunciato, oggi testimoniano che le profezie si sono avverate. La risposta dell’Assemblea con il canto del salmo responsoriale, è un tripudio di gioia: “Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo”. La seconda lettura presa dalla lettera ai Corinzi di san Paolo, ci esorta con limpida radicalità: “Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova”. La nuova vita, l’uomo nuovo, che la Pasqua di Cristo ha generato, non può crescere se il lievito dell’uomo vecchio dovesse ancora essere usato. Segue lo splendido canto della SequenzaVictimae paschali laudes, con l’annuncio che Cristo, mia speranza, è risorto! E mentre gli Alleluja si ripetono, viene solennemente intronizzato l’Evangeliario. È il momento più solenne di questa liturgia pasquale della Parola, segnata dal racconto delle corse di Maria di Magdala e di Pietro e Giovanni al sepolcro vuoto. Corse che si fermano quando Giovanni, il discepolo prediletto, entrando nel sepolcro: “vide e credette!”. Gli occhi del suo cuore vedono al di là delle bende lasciate ripiegate; il suo “vedere” diventa certezza di fede: la vita ha trionfato sulla morte, il suo Maestro è risorto!

3.           Carissimi fratelli e sorelle, quanto è accaduto al Signore Gesù con la sua risurrezione è destinato ad accadere in ogni uomo. La Pasqua di Cristo è destinata a diventare la nostra pasqua: il limite, anche quello estremo che è la morte, è stato vinto da Cristo che ci dona di partecipare a questa vittoria. Ad ogni uomo – di qualunque popolo, razza e nazione -e a tutto il mondo la Chiesa oggi dice che con la risurrezione del Signore si può coltivare la speranza in una vita e in un modo di viverla nuovi e diversi. L’uomo e il mondo hanno fame e sete di pasqua! Quante ferite, quanto dolore nel mondo: fame, violenza – talvolta in nome della religione -, disprezzo della vita, violazione dei diritti umani, sfruttamento della persona. Anche la nostra amata città di Trieste ha urgente bisogno di sperimentare uno spirito pasquale, uno spirito di vita e di speranza. Segnata da una preoccupante crisi demografica, incerta sulla propria identità culturale e sul proprio futuro, afflitta da crescenti ferite nell’ambito produttivo e del lavoro, Trieste ha bisogno di vita, di fiducia e di speranza. In questa prospettiva, a tutti giunga l’augurio di una buona e santa Pasqua, soprattutto ai bambini, ai giovani, alle famiglie, ai malati e alle persone anziane e a quanti hanno perso il lavoro o si trovano in situazione di povertà. A tutti giunga la grazia e il dono della pace e della misericordia del Signore Risorto.

 



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