Parole O-stili. Il buonismo ecumenico del mega-convegno non ci convince

Presenti anche il Presidente della camera Laura Boldrini e il cantante Gianni Morandi al grande convegno su “Parole O-stili”. Ma le Sentinelle in PIedi nemmeno parlano e vengono accusate di arroganza. Il popolo del Family Day non diceva certamente parole ostili ma fu accusato di volere la prova muscolare.

Ieri, sabato 18 febbraio si è tenuto a Trieste un grande convegno sugli stili comunicativi nei media, affinché siano stili non ostili. .Nessuno vuole la guerra, nemmeno quella fatta con le parole. C’è però un aspetto del problema che merita di essere evidenziato. Un aspetto che il convegno non ha messo per niente a fuoco. Mi riferisco alla possibilità che dietro il perbenismo, la buona educazione, il linguaggio misurato, il rispetto umano si nasconda l’ossequio ad un galateo fissato da chi ha in mano la regia della nostra società, una avviluppamento nelle buone regole del pensiero unico imperante. Che rimane una forma pervasiva di potere, anche quando si mette il doppiopetto e fa la faccia d’angelo anziché di diavolo.

Un mondo comunicativo alla Fabio Fazio, col sorrisetto, rispettoso delle regole del bon ton, ma feroce verso i dissidenti, scandalizzato da chi non si adegua alle loro verità ed esce brutalmente dai canoni della buona educazione comunicativa chiamando le cose col loro nome. Il pericolo è che chiamare le cose col loro nome venga ritenuto aggressivo e violento.  Come è capitato per Silvana De Mari che intervistiamo in questo numero.

Un mondo comunicativo alla Giovanna Botteri, apparentemente così di buon senso, così democratico, così innocente e lontano da ogni interesse, così casalingo, ed invece così angelicamente fazioso. C’è anche l’aggressività delle buone maniere.

Il grande intellettuale cattolico francese Jean Guitton ha scritto: “Mi sono ripromesso di rispettare le difficoltà degli altri e di sopprimere nel mio modo di parlare tutto ciò che potesse urtarli … ma il rispetto dovuto agli altri può avere l’effetto di scalzare alla radice la ragione stessa del dialogo e di attentare all’essenza della ricerca della verità. A forza di mettere tra parentesi ciò che ci ostacola in un problema, per non separarci dai nostri compagni, corriamo il rischio di affondare in noi l’essenziale”. Parole sante.

E’ quello che si chiama il “rispetto umano”, che sembra una virtù ed invece è una mancanza. Si pone l’accento su come si dicono le cose piuttosto che su cosa si dice, al punto che piano piano si perde di vista il contenuto e si dicono solo le cose che conviene dire o che il sistema ti lascia dire. Chi dice il vero è chiamato intollerante. Chi dice che 2+2 fa 4, come scriveva Orwell, viene colpito di ostracismo dal nuovo Ministero della Verità.

Etienne Gilson, in un gustoso scritto sul “dialogo”, diceva che nelle mani tese, negli incontri, negli incroci di ogni specie i cattolici si lasceranno docilmente catechizzare e dimenticheranno che Paolo “non è andato tra i greci per dialogare ma per predicare la verità cristiana”.

C’è anche una dittatura delle buone maniere. L’ostilità oggi si manifesta anche e soprattutto senza usare parole ostili. Le accuse di populismo non riguardano solo i populisti; le accuse di fondamentalismo non riguardano solo i fondamentalisti, ma sono distribuite con grande dovizia anche nei confronti di chi semplicemente dice come stanno le cose. 



Un commento su “Parole O-stili. Il buonismo ecumenico del mega-convegno non ci convince

  1. Miro Kosic ha detto:

    “A forza di mettere tra parentesi ciò che ci ostacola in un problema … corriamo il rischio di affondare in noi l’essenziale”. E’ lo stile della gauche caviar et champagne, in pubblico… Sono gli eredi illegittimi (bastardi, direbbe un maleducato come me) di Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena. « S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche. »

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