Orge, violenze e omertà nelle missioni: il lato oscuro della ong Oxfam

Festini a luci rosse, abusi sessuali, bugie e omertà. Lo scandalo che ha investito Oxfam ora fa tremare tutta l’impalcatura costruita in questi anni dall’organizzazione umanitaria e cadono le prime teste. E non poteva essere altrimenti visto quanto si sta allargando lo spettro delle accuse e la gravità delle rivelazioni. Dopo le rivelazioni sugli operatori […]

Festini a luci rosse, abusi sessuali, bugie e omertà. Lo scandalo che ha investito Oxfam ora fa tremare tutta l’impalcatura costruita in questi anni dall’organizzazione umanitaria e cadono le prime teste. E non poteva essere altrimenti visto quanto si sta allargando lo spettro delle accuse e la gravità delle rivelazioni. Dopo le rivelazioni sugli operatori della Ong coinvolti in orge ad Haiti e in abusi sessuali in Ciad, adesso sono venuti alla luce nuovi casi in Sud Sudan e addirittura nei negozi gestiti dalla Ong in Gran Bretagna. Uno scandalo che si allarga a macchia d’olio e che sta aprendo un vaso di Pandora di crimini e abusi di cui nessuno sospettava.
La ricostruzione dello scandalo è stata fornita da Agi ed è possibile dividerla in quattro fasi. La prima è quella della rivelazione dello scandalo, che si è avuta grazie allo scoop del Times. Il quotidiano britannico ha pubblicato lo scorso fine settimana un’inchiesta in cui si portavano le prove di festini a luci rosse organizzati ad Haiti dagli operatori umanitari durante la ricostruzione post-terremoto. Tutto con i fondi per la beneficenza. Le accuse vanno dallo sfruttamento sessuale (anche di prostitute minorenni), al bullismo e l’intimidazione. A quel tempo, Oxfam obbligò alle dimissioni tre dipendenti e ne licenziò altri quattro per “condotta riprovevole”, ma non informò la “Charity Commission” britannica e non sporse alcuna denuncia penale nei confronti di persone che hanno potuto tranquillamente lavorare in altre organizzazioni umanitarie. L’Ong si è difesa parlando di “comportamento assolutamente inaccettabile da parte di un piccolo numero di persone”. E in effetti i numeri potevano essere dalla loro parte dal momento che i dipendenti dell’organizzazione sono 5mila e i volontari 23mila. Ma questo non giustifica né chiaramente il crimine, né il fatto che Oxfam, con le dimissioni, abbia voluto sostanzialmente insabbiare il tutto senza denunciare pubblicamente la faccenda.
A questo punto, arrivano le prime minacce del governo britannico, da cui l’Ong riceve fondi pubblici. E la stessa Unione europea chiede alla Oxfam di “fare piena luce” sul coinvolgimento di suoi membri nello scandalo sessuale ad Haiti, dal momento che l’Ue, solo nel 2017, ha versato 53.5 milioni di euro all’organizzazione umanitaria. Così, iniziano a cadere le prime tese. La prima è quella di Penny Lawrence, vicedirettrice esecutiva, che si dimette il 12 febbraio assumendosi “tutta la responsabilità” per il comportamento del suo staff in Ciad e ad Haiti. Ma la vergogna dichiarata dalla signora Lawrence non può evidentemente diventare un’assoluzione. E nel frattempo, lo scandalo si allarga ad altre missioni in altre parti del mondo. E si sale ancora più in alto, fino al vertice della Oxfam.
Dopo le accuse sugli abusi in Ciad e ad Haiti, arrivano anche le rivelazioni su presunti stupri in Sud Sudan, cui si aggiungono le sospette molestie subite da una ragazza che lavorava come volontaria in uno dei negozi gestiti dall’Ong in Gran Bretagna. Ma c’è un fatto che aggrava ancora di più il quadro già pesantissimo delle accuse: Mark Goldring, capo di Oxfam, sapeva tutto, ma ignorò le denunce. Helen Evans, garante interna per la tutela delle norme di comportamento dal 2012 al 2015, ha raccontato a Channel 4 News di aver condotto un’inchiesta approfondita in cui era emersa una “cultura dell’abuso sessuale” in molti uffici della Ong. Su 120 operatori interpellati nell’indagine, in tra Paesi in cui era attiva l’organizzazione quasi il 15% di essi era stato testimone o aveva subito aggressioni sessuali. In Sud Sudan, quattro persone avevano detto di aver subito violenza o di avere avuto conoscenza di stupri. Evans chiese un confronto immediato con Goldring, il quale le rispose che discuterne non avrebbe migliorato le cose. E tra il 2014 e il 2015 le denunce arrivano da vari fronti.
Intanto, Juan Alberto Fuentes Knight, presidente di Oxfam International dal 2015, viene arrestato con l’accusa di corruzione quando era ministro delle Finanze del Guatemala tra il 2008 e il 2012. L’inchiesta verte su una presunta appropriazione indebita di fondi per la costruzione del nuovo il sistema di trasporto urbano realizzato dal governo di cui faceva parte. Un arresto che arriva in un momento delicatissimo per Oxfam e che suscita ancora più perplessità sulla condotta generale della Ong. “Ci ha assicurato di aver pienamente collaborato con le indagini e si dice certo di non aver trasgredito consapevolmente regole o procedure”, ha detto la direttrice esecutiva, Winnie Byanyima, sull’arresto del presidente. Ma è chiaro che l’imbarazzo è altissimo, così come di tutti coloro che in questi anni hanno messo volto e soldi per sostenere le azioni della Ong. Perché lo scandalo si sta allargando e dimostra un sistema di omertà e di abusi che nessuno pensava fosse così esteso.
di Lorenzo Vita
Fonte: http://www.occhidellaguerra.it



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