Omosessualità: forma di orientamento o “aberrazione sessuale” (Freud)?

Pare che il tema antropologico dell’ omosessualità stia assumendo rilevanza enorme e questo mi pare come minimo un paradosso, in tempi in cui vi è un drammatico calo delle nascite (meno di 1,2 nati per coppia in Italia, quando un tasso di ricambio minimo di popolazione richiederebbe il 2,3). Non si deve dimenticare per essere […]

Pare che il tema antropologico dell’ omosessualità stia assumendo rilevanza enorme e questo mi pare come minimo un paradosso, in tempi in cui vi è un drammatico calo delle nascite (meno di 1,2 nati per coppia in Italia, quando un tasso di ricambio minimo di popolazione richiederebbe il 2,3).
Non si deve dimenticare per essere chiari, che i dati OMS del 2015 parlano di una percentuale di non oltre il 2% di omosessuali in USA (includendo esperienze e scelte temporanee in tal senso).
Ora per rimanere nel concreto, invece che inoltrarsi in una dimensione esoterico-sciamanica o facendo riferimento a miti classici, vediamo come si pongono i veri studiosi su tale tema, a partire dai padri della Psicanalisi : per Freud si tratta di una “aberrazione sessuale” derivante da disturbi psichici collegati a grave disequilibrio nel rapporto col genitore dello stesso sesso e/o una superidentificazione col genitore di sesso opposto.
A. Adler sottolinea in aggiunta il forte senso di inferiorità dell’ omosessuale rispetto alla propria mascolinità o femminilità.
W.Steckel sottolinea la paura verso l’ altro sesso e per primo parla di forma di “psiconevrosi“. Berger rileva la forte infelicità di tali soggetti e il desiderio di autopunizione fino all’ autodistruzione. J.L Arndt sottolinea la forte infelicità di base e la fortissima tendenza alla autocommiserazione,descrivendo una personalità infantile in lotta con la propria parte adulta che sfugge.
L. Hatterer mette in luce l’ atteggiamento drammaticamente vittimista dell’ omosessuale. T. Anatrella e J Nicolosi riprendono e ridefiniscono la fondamentale questione del conflitto/disequilibrio verso le figure materna e paterna.
In tale luce si comprendono meglio i dati rilevati da Robin Mathy e Frisch Simonsen in uno studio danese su 12 anni dal 1990 al 2001 dove si evidenzia nelle comunità omosessuali un tasso di suicidi di 8 volte superiore alle coppie naturali e addirittura ai maschi singels e questo sovrapponibile a precedenti studi sociologici sulla comunità gay di Los Angeles (aree per definizione gay-friendly al massimo grado). Se questo significa che gay è una dimensione normale e buona…
Da ultimo le definizioni dell’ onnipotente APA americana sulla omosessualità come “normale orientamento” sono state contraddette a riflettori spenti da due suoi past presidents : Robert Spitzer prima e Nicolas Cummings poi.
Entrambi hanno pubblicamente e autorevolmente denunciato la forma ascientifica ( per votazione!!) con cui lavorava il loro direttivo, sottoposto come era a continuo ricatto da parte della lobby Lgbt.
La coppia uomo donna, per concludere, non sarà mai perfetta ma è l’ unica naturale, per un dato genetico,anatomico, ormonale, emotivo, affettivo, generativo, dunque finalizzata a trasmettere con gioia la vita e l’ accudimento dei piccoli, nostro bene prioritario.
di Ermes Gasperotti
Fonte: http://www.lavocedeltrentino.it



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