Omosessualità e magistero della Chiesa

Cos’è l’omosessualità, qual è l’insegnamento della Chiesa in materia, quale sostegno offre la Chiesa agli omosessuali … ecco alcune domande fatte allo psicoterapeuta Roberto Marchesini, autore del libro “Omosessualità e magistero”.

Nonostante il moderno sviluppo delle scienze e il culto, da esse promosso, della razionalità e dell’obiettività quali principi metodici ineludibili in ogni ricerca seria ed onesta, sulla parola “omosessualità” e sulla complessa costellazione di problemi ad essa legati la cultura e la società hanno ancora molto da riflettere e da fare. La posizione del Magistero a questo riguardo è molto chiara e si basa su una ricerca condotta con metodo, cura, sensibilità e scrupolo. Roberto Marchesini, psicologo e psicoterapeuta, nel suo libro “Omosessualità e Magistero. Comprensione e speranza” (Sugarco, Milano 2013, pp. 204, euro 18,00) illustra punto per punto l’insegnamento della Chiesa su questo delicato tema, sviscerandone in modo chiaro e puntuale tutti i nodi problematici e le relative soluzioni proposte. In questa intervista, l’autore ha ripercorso con noi i punti salienti del suo saggio.

Nel suo libro, il significato della parola “omosessuale” secondo il Magistero viene precisata e specificata con cura, sgomberando il campo dai molteplici equivoci che l’opinione comune ha creato intorno a questo tema.

 Nel Magistero c’è un’evoluzione nell’uso di questa parola, un cambiamento a mio parere importantissimo.

Nella dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede intitolata Persona humana. Alcune questioni di etica sessuale, datata 29 dicembre 1975, la parola è usata come sostantivo.

Il primo ottobre 1986 la Congregazione per la Dottrina della Fede ritorna sull’argomento pubblicando la lettera ai vescovi intitolata Homosexualitatis problema (Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali). In questo documento si parla di “persone omosessuali”, e il termine “omosessuale” diventa aggettivo. L’allora Prefetto della Congregazione, il Cardinale Ratzinger, spiega il cambiamento con queste parole: «La persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio, non può essere definita in modo adeguato con un riduttivo riferimento solo al suo orientamento sessuale. Qualsiasi persona che vive sulla faccia della terra ha problemi e difficoltà personali, ma anche opportunità di crescita, risorse, talenti e doni propri. La Chiesa offre quel contesto del quale oggi si sente una estrema esigenza per la cura della persona umana, proprio quando rifiuta di considerare la persona puramente come un “eterosessuale” o un “omosessuale” e sottolinea che ognuno ha la stessa identità fondamentale: essere creatura e, per grazia, figlio di Dio, erede della vita eterna» (§ 16).

Infine, nel novembre 2005 la Congregazione per l’Educazione Cattolica ha pubblicato una Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri. Il cambiamento è già nel titolo: ora l’aggettivo “omosessuale” è riferito alle tendenze, non più alle persone.

Un nuovo orizzonte semantico che tuttavia in molti casi gli stessi cattolici stentano a recepire.

La parola “omosessuale” si allontana sempre di più, graficamente e semanticamente, dalla persona. Il significato di questo cambiamento è chiaro: l’omosessualità è, in termini filosofici, accidente, non sostanza; non esiste una “essenza”, una “natura omosessuale”; non esistono “gli omosessuali”, ma persone con tendenze omosessuali.

L’idea che l’omosessualità sia un’essenza, una natura, è l’obiettivo ultimo dei militanti omosessualisti. È un concetto cruciale. Le battaglie per il riconoscimento civile delle unioni omosessuali, per il matrimonio gay o le adozioni gay non hanno come obiettivo la reversibilità pensionistica o la cerimonia pubblica del matrimonio. Questi sono mezzi, strumenti. Il vero obiettivo è convincere l’opinione pubblica che l’omosessualità è una natura, un’essenza, che si nasce così e che non si può cambiare. Ci sono riusciti: ormai anche molti cattolici sono convinti che le cose stiano così. Ma il Magistero afferma una cosa diversa.

Lei sottolinea con particolare rilievo la distinzione tra tendenza e atto omosessuale.

Si tratta di una distinzione importante, e il fatto che il Magistero l’abbia accolta testimonia l’attenzione e la delicatezza che la Chiesa manifesta nei confronti delle persone con tendenze omosessuali.

Molte persone con tendenze omosessuali sono assolutamente caste, o hanno comportamenti eterosessuali; mentre gli atti omosessuali possono essere compiuti anche da persone che non hanno tendenze omosessuali.

Inoltre, tendenze ed atti hanno una valenza morale diversa.

Le tendenze omosessuali, pur essendo oggettivamente disordinate, non sono di per sé un peccato (Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, § 3). La persona che le percepisce, infatti, non le sceglie e non ne è responsabile. Gli atti invece «in nessun caso, possono ricevere una qualche approvazione» (Persona humana, § 8).

Nel VI capitolo del suo libro lei si sofferma sulle modifiche apportate alla voce “omosessualità” dall’editio ad experimentum (1992) all’editio typica (1997) del Catechismo della Chiesa cattolica. Come dobbiamo leggere queste correzioni, all’apparenza leggerissime ma in realtà fondamentali nella sostanza?

Il Catechismo, nella editio ad experimentum, al numero 2358 recitava: «Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali innate. Costoro non scelgono la loro condizione omosessuale; essa costituisce per la maggior parte di loro una prova». Nella editio typica leggiamo invece: «Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova».

Le differenze sono due. Innanzitutto non si dice più che le tendenze omosessuali possono essere innate; secondariamente, si evidenzia l’oggettivo disordine delle tendenze stesse.

Per quanto riguarda la prima modifica, è chiaro che non spetta alla Chiesa pronunciarsi su questioni scientifiche come l’originarietà dell’omosessualità (peraltro tema ancora controverso anche in ambito scientifico). Va considerato poi che (come indicato in Persona humana) l’originarietà dell’omosessualità è uno degli argomenti usati dagli attivisti omosessualisti per legittimare gli atti omosessuali.

Per quanto riguarda il secondo cambiamento, gli estensori del Catechismo hanno ritenuto opportuno sottolineare che l’orientamento omosessuale stesso è un disordine oggettivo. Purtroppo ancora oggi molti cattolici (sacerdoti compresi) affermano che l’omosessualità sia neutrale o addirittura buona, persino “un dono di Dio”.

La Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato quattro documenti sull’argomento. Può parlarci dei punti chiave di questi importanti pronunciamenti?

I punti chiave sono, a mio parere, i seguenti:

– l’accoglienza e il rispetto nei confronti delle persone con tendenze omosessuali;

– l’affermazione dell’oggettivo disordine delle tendenze omosessuali;

– l’affermazione dell’intrinseca peccaminosità degli atti omosessuali;

– il richiamo alla vigilanza da parte dei vescovi nei confronti dell’infiltrazione dell’ideologia omosessualista all’interno della Chiesa;

– la richiesta della promozione, nelle diocesi, di un’autentica pastorale per le persone con tendenze omosessuali;

– la diffidenza nei confronti di legislazioni che, con il pretesto di combattere le discriminazioni, promuovano ideologie contrarie alla legge naturale;

– la contrarietà nei confronti della legalizzazione delle unioni omosessuali.

Per concludere, la Chiesa quale sostegno offre direttamente alle persone omosessuali e quali percorsi suggerisce loro per una vita equilibrata e serena?

Purtroppo bisogna riconoscere che quanto indicato dal Magistero, in particolare la Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, rimane largamente disatteso. Non solo le diocesi non avviano programmi pastorali per chi vive il disagio di una omosessualità indesiderata, ma sono sempre più frequenti i vescovi che diffondono programmi in aperto contrasto con quanto afferma il Magistero.

Ci sono ovviamente le eccezioni. Innanzitutto bisogna citare un importante carisma sorto negli Stati Uniti e recentemente giunto anche in Italia. Sto parlando di Courage, fondato da padre Harvey e ora guidato da padre Check.

In Italia anche il mondo laicale è molto attivo. Basti ricordare, ad esempio, il Gruppo Lot, Obiettivo Chaire, Agapo, solo per fare qualche nome.

Queste realtà hanno obiettivi diversi: la crescita spirituale, la castità, il sostegno alle famiglie delle persone con tendenze omosessuali… Tutte, però, hanno in comune l’adesione al Magistero della Chiesa.



Un commento su “Omosessualità e magistero della Chiesa

  1. NOGARA ALESSANDRO ha detto:

    La grande domanda che mi pongo è perchè tanti cattolici non seguono più da vicino e intensamente l’insegnamento di Gesù: AMARE! Gesù, grazie al cielo, ha “scritto” un solo libro: quello dell’amore “stampato” sul suo corpo e editato sulla croce. Chiesa e cattolici si dovrebbero fare meno giri di testa e applicare di più la Regola del vangelo: ama senza condizioni… Quanto spreco di carta e di tempo!

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