Omofobia, cardinale indagato: rischia 3 anni di carcere

Tre anni di carcere. Tanto potrebbe costare all’arcivescovo di Valencia Antonio Cañizares l’omelia pronunciata durante la messa del Corpus Domini e la successiva conferenza universitaria nella quale ha denunciato il potere dell’impero gay. Il collettivo Lgbt Lambda, dopo le minacce è passato ai fatti e ha denunciato per odio omofobico il cardinale. Ma la Procura […]

Tre anni di carcere. Tanto potrebbe costare all’arcivescovo di Valencia Antonio Cañizares l’omelia pronunciata durante la messa del Corpus Domini e la successiva conferenza universitaria nella quale ha denunciato il potere dell’impero gay. Il collettivo Lgbt Lambda, dopo le minacce è passato ai fatti e ha denunciato per odio omofobico il cardinale. Ma la Procura di Valencia anziché archiviare ha deciso di procedere. Ora l’Arcivescovo è indagato per incitamento all’odio omofobico, un reato che una nuova legge approvata dal governo regionale, potrebbe portarlo sul banco degli imputati.

Non è la prima volta che un arcivescovo finisce sotto accusa per accuse simili. Anche il vescovo di Alcalà, Reig Pla negli ultimi tre anni ha dovuto subire tre processi, ma in quei casi è stata fatta valere la libertà d’espressione.

Il nuovo reato di omofobia introdotto dall’ordinamento dell’autonomia spagnola sarebbe uno scatto in avanti e farebbe precipitare la Chiesa spagnola in condizioni di vera e propria persecuzione.

Ma di che cosa si accusa Cañizares? Nel corso di una conferenza nella sede valenciana dell’Istituto Giovanni Paolo II e prim’ancora nella messa del Corpus Domini aveva definito l’ideologia di genere come «la più pericolosa che ci sia mai stata nella storia dell’umanità» e aveva accusato «l’escalation contro la famiglia da parte di dirigenti politici, aiutati tra gli altri da poteri come l’impero gay e certe ideologie femministe».

Oltre 40 associazioni Lgbt avevano contestato le parole del cardinale fino a che, una di queste, il collettivo Lambda, non era passato dalle parole ai fatti.

Ora l’ulteriore passo in avanti con l’inchiesta penale contro l’arcivescovo autore di un presunto delitto contro gli omosessuali che secondo il codice penale spagnolo comporta la reclusione fino a tre anni di carcere. Sarà il sostituto procuratore Carmen Andreu a decidere se chiedere il rinvio a giudizio del porporato o se invece le sue parole, pronunciate pubblicamente, rientrano nell’alveo della libertà d’espressione.

Molo dipenderà da come verrà interpretato l’articolo 510 del codice penale spagnolo che recita: “Si infligge una pena di tre anni di prigione per i delitti di incitazione all’odio o alla violenza contro gruppi o associazioni per motivi razziali, antisemiti, ideologici, religiosi, di razza, di etnia o di nazionalità”. E’ assente l’omofobia, che non è ancora stata inserita nel codice penale, ma le recenti leggi di alcune autonomie, come quella di Valencia, potrebbero indurre il legislatore a inserire anche le parole contro il genere e l’ideologia omosessualista.

Cañizares non ha ancora ricevuto la solidarietà della conferenza episcopale spagnola. Solo l’esponente del Partido Popular Isabel Bonig ha difeso il cardinale, mentre è partita una petizione pubblica sulla piattaforma HazteOir.org in difesa del diritto di libertà d’espressione del cardinale che ha già raggiunto quota 50mila adesioni.

Dall’altra parte sono molto attivi contro Cañizares i due partiti di Sinistra, Podemos e Psoe, che in questi giorni si stanno alleando per dare la scalata al governo di Mariano Rajoy del PP.

In una campagna elettorale che volge al termine (si voterà il 27 giugno) si staglia il silenzio di tutti e quattro i candidati alla carica di primo ministro, che, proprio lunedì sera, si sono confrontati in un dibattito televisivo dove i temi sensibili di vita, famiglia, natalità e libertà di educazione e religiosa sono stati completamente assenti dal dibattito.

Eppure di attacchi alla Chiesa e a religiosi la Spagna che si appresta ad andare al voto è piena. Proprio ieri notte la cappella dell’Università Complutense di Madrid, uno degli atenei più prestigiosi di Spagna, è stata oggetto di un atto vandalico dimostrativo da parte di attivisti. Le pareti della cappella sono state imbrattate con le parole: “Educazione laica e aborto libero”. Il fatto è stato condannato dall’arcivescovo di Madrid il quale ha denunciato come «questi attacchi distruggano la civile convivenza» e «la libertà religiosa che deve essere difesa proprio in un luogo di ricerca della verità come è l’università».

Ma il fronte anticattolico in Spagna ha ormai il controllo in posizioni sempre più totalitarie. Sempre a Valencia, in pieno sfregio proprio al nemico giurato Cañizares, ha fatto scalpore la pubblicazione di un manifesto del Gay Pride che si svolgerà sabato nella terza città spagnola per numero di abitanti, raffigurante il bacio saffico tra due sacre iconografie particolarmente care agli spagnoli: la Vergine degli indifesi di Valencia e la Madonna di Montserrat, che tradizionalmente è conosciuta come la Virgen Morenita o Negra, la cui devozione è molto presente in Catalogna.

di Andrea Zambrano

Fonte: http://www.lanuovabq.it



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