Eucarestia, Sacerdozio, Carità

Nella messa “in Coena Domini” si ricorda l’istituzione dell’Eucaristia quale rito memoriale della nuova ed eterna alleanza, l’istituzione del sacerdozio ministeriale e il servizio fraterno della carità. Pubblichiamo l’omelia dell’Arcivescovo.

MESSA IN COENA DOMINI

+Giampaolo Crepaldi

Cattedrale di San Giusto, 28 marzo 2013

Carissimi fratelli e sorelle,

1.      Inizia con questa solenne celebrazione eucaristica, denominata in Coena Domini, il Triduo pasquale che la Chiesa ci propone in memoria degli eventi centrali e fontali della nostra salvezza: la passione, la morte e la risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo. Questa sera ricordiamo in modo particolare l’istituzione dell’Eucaristia quale rito memoriale della nuova ed eterna alleanza. L’odierna celebrazione, infatti, richiama l’avvenimento compiuto da Gesù nell’ultima cena. A questo denso richiamo siamo invitati ad unirne altri due che caratterizzano il mistero che celebriamo in questo Giovedì della Settimana Santa: l’istituzione del sacerdozio ministeriale e il servizio fraterno della carità. Essi,sacerdozio e carità, sono, in effetti, strettamente collegati con il sacramento dell’Eucaristia, in quanto creano la comunione fraterna e indicano, nel dono di sé e nel servizio, il cammino della Chiesa.

2. Con l’istituzione dell’Eucaristia, il sacramento dell’amore, Gesù dà se stesso in cibo.  Tutti ricordiamo le parole del Signore che ci raccontano quella santa e salutare istituzione e ricordiamo anche l’ordine che le accompagna. Gesù disse: “Fate questo in memoria di me; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me”. Tutto ha avuto inizio da questo ordine del Signore: fate. Quale è il contenuto di questo ordine del Signore? “Il Signore Gesù nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: questo è il mio corpo per voi”. Ci ha ordinato di ripetere gli stessi gesti da Lui compiuti, perché sia consentito a ciascuno di noi di essere presente all’offerta del Corpo e all’effusione del Sangue. Questo è il «nucleo essenziale», mirabile e misterioso, del S. Sacramento dell’Eucarestia. Davvero nell’Eucarestia Cristo ha realizzato, con pienezza l’ultima promessa fattaci prima di lasciarci visibilmente: “ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). La presenza reale del Signore morto e risuscitato nel pane e nel vino su cui si pronuncia l’azione di grazie (cf seconda lettura), deve estendersi fino a raggiungere i fratelli, specialmente quelli più poveri (cf 1 Cor 11). Nel Prefazio al secondo Canone preghiamo: “In questo grande mistero tu (o Padre) nutri e santifichi i tuoi fedeli, perché una sola fede illumini e una sola carità riunisca l’umanità diffusa su tutta la terra”. Chi dunque chi disprezza gli altri, chi coltiva divisioni nella comunità “non riconosce il corpo del Signore”.

3. Il racconto della lavanda dei piedi che abbiamo ascoltato durante la proclamazione del brano dl Vangelo di Giovanni, ci rivela la ragione ultima per cui Cristo ha istituito l’Eucaristia, dandoci la possibilità di comunicare al suo Corpo donato ed al suo Sangue sparso. Il racconto termina con le seguenti parole: “Vi ho dato … l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi”. La verità intera dell’Eucarestia si realizza nella carità dei suoi discepoli. Celebriamo l’Eucarestia per entrare nella logica stessa del dono di Cristo all’uomo; perché il sacrificio di Cristo invada tutta la nostra esistenza. L’Eucarestia è stata istituita perché fosse vinto nel cuore di ogni uomo l’egoismo. L’evangelista Giovanni richiama la nostra attenzione sul gesto di Gesù che lava i piedi ai suoi e lascia di fare altrettanto tra i fratelli. Non comanda di ripetere un rito, ma di fare come lui, cioè di rifare in ogni tempo e in ogni comunità gesti di servizio attraverso i quali sia reso presente l’amore di Cristo per i suoi («li amò sino alla fine»). Ogni gesto cristiano di amore è segno che rimanda all’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.


4.
Dall’Eucaristia nasce il sacerdozio. Il Concilio Vaticano II afferma: «I Presbiteri… ad immagine di Cristo, sommo ed eterno Sacerdote, sono consacrati per predicare il vangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto divino, quali veri sacerdoti dei Nuovo Testamento… Esercitando, secondo la loro parte di autorità, l’ufficio di Cristo Pastore e Capo, raccolgono la famiglia di Dio, quale insieme di fratelli animati da un solo spirito, e per mezzo di Cristo nello Spirito li portano al Padre… » (LG, 28).All’interno della comunità, le relazioni reciproche vanno considerate in termini di servizio e non di potere, che trovano la loro piena espressione nel momento dell’azione eucaristica. Chi  «presiede» la comunità e ne èresponsabile, presiede anche l’Eucaristia: la raccoglie nella preghiera comune, come la unisce nelle diverse attività della parola e dell’aiuto reciproco.
Contemplando i santi misteri dell’Eucaristia e del Sacerdozio ministeriale, alberghi nel cuore del popolo di Dio la gioia che dissolve ogni tristezza, la gratitudine che vince ogni timore, la fierezza che debella ogni pessimismo. Dio è sempre in mezzo a noi!

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