La porta della Settimana Santa

Nell’Omelia alla Messa per la Domenica delle Palme, l’arcivescovo ha rifletturo sulla passione di Gesù e sulla Croce perché è sulla Croce – misterioso scandalo di umiliazione, di sofferenza, di abbandono totale – che si compie il disegno salvifico di Dio.

DIOCESI DI TRIESTE

DOMENICA DELLE PALME

+Giampaolo Crepaldi

Cattedrale di San Giusto – 24 marzo 2013

Cari fratelli e sorelle in Cristo!

1. Dopo il tempo santo della Quaresima, tempo di penitenza e conversione, eccoci giunti alla Domenica delle Palme: essa è come una porta che ci introduce nella Settimana Santa, la settimana nella quale il Signore Gesù si avvia verso il culmine della sua vicenda terrena. Egli sale a Gerusalemme per portare a compimento le Scritture e per essere appeso sul legno della croce, il trono da cui regnerà per sempre, attirando a sé l’umanità di ogni tempo e offrendo a tutti il dono della redenzione. Nasce qui l’esigenza, che va coltivata con assiduità spirituale, di meditare sulla Croce di Gesù. San Leonardo da Porto Maurizio affermava che dalla mancanza di questa meditazione deriva lo scadimento nella vita di fede di tanti cristiani. Per questo motivo, egli diffuse ovunque la pia pratica della Via Crucis, dando a questo devoto esercizio una grande importanza. Si medita ciò che si ama. Se pertanto amiamo Gesù, mediteremo spesso su quanto Egli ha patito per noi. Mediteremo costantemente sull’immenso amore che spinse Gesù a morire in Croce per noi. Se non ci avesse amati, Egli non sarebbe salito su quella Croce.

2. Cari fratelli e sorelle, in questa Domenica delle Palme il vertice della liturgia della Parola è dato dalla lettura della Passione. I ramoscelli d’olivo, che abbiamo portato dalla Chiesa di Montuzza fino alla Cattedrale e che teniamo tra le mani, sono il segno di un popolo che acclama Gesù come Re e lo riconosce come Signore che salva e che libera. Ma la sua regalità si manifesta in modo autentico, anche se sconcertante, sulla Croce. E’ sulla Croce – misterioso scandalo di umiliazione, di sofferenza, di abbandono totale – che si compie il disegno salvifico di Dio. E’ di fronte alla Croce che sorge, in maniera dirompente, la domanda sul perché del cumulo di sofferenza e di dolore che investe Gesù, il Crocifisso, e con lui tutti i crocifissi della storia. Dov’è l’onnipotenza di Dio, la sua perfezione, la sua giustizia? Perché Dio non interviene in certe situazioni intollerabili? Solo la fede è capace di leggere l’onnipotenza di Dio nell’impotenza di una Croce. E’ l’impotenza dell’Amore. Gesù ha talmente amato il Padre  – “obbediente fino alla morte e alla morte di croce”, come afferma la seconda lettura – da accogliere liberamente il suo progetto “per noi uomini e per la nostra salvezza”. Gesù non muore perché lo uccidono, ma perché egli stesso “si consegna” (cf Gal 2,20) con libertà sovrana, per amore: un amore supremo che egli dona perdendo se stesso e diventando solidale con tutte le umiliazioni, i dolori, i rifiuti patiti dall’uomo. In questo modo, il mistero della morte del Figlio di Dio diventa mistero di vita e di trionfo, perché mistero di donazione e di amore.

3. Cari fratelli e sorelle, la Domenica delle Palme deve essere per tutti noi occasione opportuna per coltivare la decisione di accogliere il Signore e di seguirlo fino in fondo, la decisione di fare della sua Pasqua di morte e risurrezione il senso stesso della vostra vita di cristiani. E’ la decisione che cambia la vita come avvenne per santa Chiara di Assisi che, affascinata dall’esempio di san Francesco, proprio nella Domenica delle Palme, lasciò la casa paterna per consacrarsi totalmente al Signore: aveva diciotto anni ed ebbe il coraggio della fede e dell’amore, di decidersi per Cristo, trovando in Lui il senso appagante del vivere. Anche noi siamo chiamati al dono di noi stessi, del nostro tempo, della nostra preghiera, del nostro stare in comunione profonda d’amore con Cristo che soffre, muore e risorge per noi. I Padri della Chiesa ci hanno consegnato una straordinaria interpretazione del gesto della gente di stendere i mantelli davanti al Signore Gesù nel suo ingresso in Gerusalemme: davanti a Cristo – dicevano – dobbiamo stendere la nostra vita, le nostre persone, in atteggiamento di amore, di gratitudine e di adorazione.

Amen!



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