Obbedienza alla vita, agli altri, a Dio

Nell’affollata sala “Piccola Fenice”, a Trieste, lunedì 8 settembre la scrittrice e giornalista perugina Costanza Miriano ha rapito con brio e autoironia il folto pubblico, raccontando i nodi principali della sua ultima fatica letteraria.

Sono per lo più donne, perché «per vocazione le donne sono più predisposte a dire sì e a realizzarsi donando se stesse»: stiamo parlando dei protagonisti della “Compagnia dell’Agnello”, il nuovo libro firmato da Costanza Miriano, cui è spettato il compito di inaugurare il nuovo ciclo degli “Incontri con l’autore”, promosso dalla Cattedra di San Giusto e dal Club della Repubblica. Nell’affollata sala “Piccola Fenice”, lunedì 8 settembre la scrittrice e giornalista perugina ha rapito con brio e autoironia il folto pubblico, raccontando i nodi principali della sua ultima fatica.

“Obbedire è meglio” il titolo provocatorio scelto per questa summa di storie di persone comuni, amicizie incontrate dopo e grazie alla stesura delle prime due opere sul matrimonio — come afferma la stessa autrice — e il cui obiettivo è testimoniare come la fede possa e debba essere vissuta soprattutto nella quotidianità, nelle situazioni difficili, nella malattia, ma anche semplicemente nel caotico tran tran di ogni giorno.

Ma obbedendo a cosa? Semplicemente alle parole di Dio, che ci guida nel cammino. «A partire dall’Illuminismo l’uomo contemporaneo ha tolto la paternità di Dio. Dio è invece per noi Padre, e come tale sa qual è il nostro bene», afferma con convinzione Costanza: «Bisogna fare un giudizio sui nostri sentimenti, sulla realtà, e qualche volta ciò significa andare contro a ciò che non vogliamo fare». «Come dice Michelangelo parlando delle sue sculture, la bellezza viene togliendo; allo stesso modo la sfida quotidiana viene togliendo», aggiunge poi, riferendosi anche ai tanti capricci e distrazioni che spesso ci rendono ciechi davanti alle cose essenziali e più importanti della nostra esistenza.

Ad ogni amico l’autrice abbina un grado di obbedienza: «Ad esempio, per l’obbedienza alla vita — spiega — racconto la storia di una donna, medico primario di un ospedale, nonché madre di due figli». Tra i vari temi toccati anche l’importanza del vivere il presente: «Noi siamo qui», ora e adesso, spiega Miriano: «spesso ci capita di voler scappare dal posto in cui ci troviamo, ma il presente è il tempo di Dio, quindi non dobbiamo avere paura: Dio ci prepara la strada, e anche se sbagliamo Egli riuscirà comunque a trovare del bene anche dalle nostre scelte sbagliate. La vita ci dà delle possibilità: sta a noi imparare a usare bene quel che ci viene dato».

E poi, sul lavoro: «È importante per la nostra società riscoprire il piacere di lavorare, ma anche soffermarsi sul lavoro femminile, che non significa semplicemente parlare di quote rosa e di asili aziendali: la fatica di essere lavoratrice mamma, questo è un tema che le donne non portano mai come prima richiesta. Si parla, in questo caso, della possibilità di poter essere mamma senza perdere la scrivania, di avanzare dei diritti che sono diversi da quelli degli uomini. Penso alla situazione in Francia, dove ad esempio le donne hanno la possibilità di restare a casa con i propri figli nei primi anni dopo la loro nascita».

Un ultimo cenno Costanza lo dedica ai temi di genere («Uno dei modi per esprimere l’autodeterminazione è quello del gender») e al rapporto tra uomo e donna: «L’obbedienza all’interno del matrimonio deve essere reciproca — afferma —. In questo contesto per la donna obbedire significa anche non voler sempre controllare tutto, non cercare di voler migliorare a tutti i costi il proprio uomo. Il matrimonio è qualcosa su cui si deve lavorare, non basta il solo sentimento. Tuttavia bisogna anche ricordare che maschi e femmine parlano e si esprimono in modi diversi: affinché la coppia funzioni è fondamentale imparare a gestire il dialogo».



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