Nuova fase verso il totalitarismo: vietare l’obiezione di coscienza

Su MicroMega Paolo Flores d’Arcais chiede che venga vietata per legge l’obiezione di coscienza dei medici nei reparti ove si pratica l’aborto. I misteri dell’ostinazione umana contro l’evidenza.

Il filosofo Paolo Flores d’Arcais, direttore di MicroMega, è indignato per l’elevato numero di medici obiettori di coscienza che, di fatto, sono un argine alla pratica dell’aborto in Italia. Flores d’Arcais, nel suo ultimo articolo – “Aborto, abrogare l’obiezione è l’unica soluzione” del 25 febbraio 2017 – ripete ostinato le sue personali convinzioni, nel solito monologo-fotocopia sulla questione.

Il ragionamento del filosofo è semplicissimo: due premesse e una conclusione. Un sillogismo. Premessa uno: è legale abortire, perché l’embrione non è una persona, ma una cosa. Premessa due: gli obiettori rifiutano l’aborto solo per un motivo confessionale e irrazionale. Conclusione: bisogna costringere gli obiettori a procurare l’aborto, perché sono nell’illegalità e nella follia. La conclusione però appare del tutto sbagliata, poiché sono sbagliate le premesse. Non è vero, cioè, che l’embrione sia una cosa e non è vero che gli obiettori rifiutino l’aborto solo per un motivo confessionale. Due sciocchezze, una scientifica e una religiosa.

Paolo Flores d’Arcais sa benissimo che l’obiezione di coscienza circa l’aborto, pur avendo anche una giustificazione religiosa, è legata alla ragione e alla scienza. Egli cerca con arguzia di dissimulare una sua inesistente ignoranza sull’argomento. Flores d’Arcais sa altrettanto bene che, dopo oltre un decennio di dibattito – da quel 2005, che vide il fallimento dei referendum abrogativi sulla Legge 40/2004 – è stato ribadito allo sfinimento, dal mondo scientifico, che lo zigote monocellulare e l’embrione pluricellulare coincidono con l’essere umano.

Le ragioni della scienza

Vediamo allora, per l’ennesima volta, questi motivi di ragione, per cui l’aborto è illegittimo. Il Comitato nazionale per la Bioetica (Cnb) ha pubblicato nel 1996 il fascicolo “Identità e statuto dell’embrione umano”, la cui posizione scientifica è la seguente: «prevale in seno al Comitato la tesi secondo cui l’identità personale dell’embrione sussiste sin dalla fecondazione». Il Cnb spiega: «ogni individuo ha un genoma diverso da quello di un altro […]; quindi può essere identificato sicuramente come appartenente alla specie umana e ne è garantita l’identità genetica fin dal momento della fecondazione». O meglio: «nessuna proposta ontologica colloca l’embrione sul piano delle cose, dal momento che la sua stessa natura materiale e biologica lo colloca fra gli esseri appartenenti alla specie umana».

Più chiaro di così… Lo statuto ontologico dell’embrione, quindi, non è quello delle cose, ma degli individui appartenenti alla specie umana. E lo è «fin dal momento della fecondazione», cioè da quando l’embrione è ancora uno zigote. Non lo dice la religione. Lo dice la scienza. L’equipe del Cnb è composta da scienziati, non da preti o da religiosi. Flores d’Arcais lo sa, ma non lo vuole ammettere.

Il Cnb dà anche indicazioni di tipo etico, poiché «il Comitato svolge sia funzioni di consulenza presso il Governo, il Parlamento e le altre istituzioni, sia funzioni d’informazione nei confronti dell’opinione pubblica sui problemi etici». Per quanto concerne l’embrione, proprio nel merito di questo suo statuto ontologico, «sussiste il dovere intrinseco di tutelarne l’esistenza e l’integrità». Non può essere, quindi, né distrutto, né danneggiato. Lo dicono gli scienziati, non i cristiani, che fondano i loro risultati su questo assunto: «È all’atto della fecondazione che avviene il mutamento sostanziale e si costituisce un nuovo essere umano con un patrimonio genetico individuale e irripetibile».

L’embrione non è un ‘grumo di cellule’

Per tutti questi motivi, non ha alcun fondamento scientifico la tesi inespressa di Flores d’Arcais secondo cui l’embrione sarebbe una cosa o, tutt’al più, un ‘grumo di cellule’. Molte altre voci si sono levate dal mondo scientifico, che accolgono le conclusioni del Cnb.

Giandomenico Palka, ordinario di Genetica Medica all’Università di Chieti, ritiene che «nello zigote è già insito il programma della vita della persona. Scegliere una tappa successiva per decretarne l’inizio è puramente arbitrario […]». E aggiunge: «Zigote, blastocisti, embrione; stiamo sempre parlando dello stesso bambino in ogni sua fase, senza soluzione di continuità. Sono tutte tappe di un unico processo vitale che inizia con il concepimento». Roberto Angioli, primario di Ostetricia al Policlinico Universitario Campus Biomedico di Roma dice: «La vita inizia nel momento dell’unione dei due gameti […]. Lo zigote concepito è la prima cellula che racchiude il Dna dell’individuo […]». Per Salvatore Mancuso, presidente del comitato etico del Policlinico Gemelli, «al di là di ciò che suggerisce la bioetica, l’embrione è essere umano fin dal concepimento, per ragioni biologiche […]». Inoltre, «c’è una specie di intelligenza embrionaria, per cui anche prima dell’annidamento l’embrione comunica con la madre. […] Tutto questo straordinario dialogo avviene fin dalle primissime fasi del concepimento: i due esseri si riconoscono».

Misteri dell’ostinazione umana

Eppure Flores d’Arcais continua la sua sbalorditiva battaglia monocorde contro l’evidenza, affermando che «l’unica soluzione è la coerenza di un’abrogazione dell’obiezione clericale che avrebbe dovuto essere stabilita già 39 anni fa». Continua a chiamarla pervicacemente «obiezione clericale» sapendo benissimo che si tratta invece di un’obiezione scientifica, appoggiata sui dati della realtà. Non ne vuole sapere, nonostante pure un consistente numero di non credenti appoggino le argomentazioni dei cattolici.

Ma al direttore di MicroMega non importa nulla del confronto o del dibattito su questo tema, perché non reputa gl’interlocutori degni nemmeno di essere menzionati, fossero anche scienziati. Gli unici interlocutori che approva sono quelli, ad esempio, di “Noi Siamo Chiesa”, i quali si preoccupano di far funzionare meglio la Legge 194/1978 e chiamano l’aborto ‘Interruzione volontaria della gravidanza’ (Ivg).



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