Non ci sono più le scissioni di una volta. Elogio del tiranno di Siracusa

Dalla scissione di Livorno del 1921 alla scissione via twitter di oggi.

Un tempo, sì, gli scissionisti erano personalità di spessore! Un tempo, sì, potevamo trovare il genio politico anche nelle ideologie! Livorno, dal 15 al 21 gennaio 1921: durante il suo XVII Congresso, il Partito socialista italiano si spacca. Impossibilitati a buttare fuori i riformisti, i rivoluzionari sbattono la porta, se ne vanno e fondano il Partito comunista d’Italia. I litiganti non si limitano a sbraitare. È tutta gente della nomenklatura, dell’intellighencija. Scrivono libri, articoli, studiano, insegnano. Pongono questioni universali: Marx ha detto che il mondo va cambiato, ma attraverso le riforme disarmate, la sovversione o la rivoluzione armata?
Scendono in campo i Gramsci, i Mussolini, i Bordiga, i Turati, i Terracini. Gente che – va ripetuto – legge e scrive parecchio. Gente che sforna contenuti. Partecipano e supervisionano quelli del Comintern sovietico e dell’Internazionale socialista. I Lenin, i Zinov’ev, i Kabakčiev.

Si discute con lucida follia, ma su cose reali: proletariato, necessità o meno dello stato politico, disoccupazione, miseria, capitale, suggestioni del liberalismo economico. Noia mortale, forse, ma dello stesso tenore realista che si respirava in altri consessi, come in quelli nascenti del fascismo e del nazismo.
“Realismo e contenuti” era ovviamente anche il programma in casa cattolica. Le ideologie esterne – come quelle interne, del modernismo e del democratismo silloniano – non erano avversate con le battutine, ma a colpi di argomenti, mediante corposi volumi e faticose conferenze. L’ignorante era cassato, in quanto non in grado di rapportarsi alla realtà del mondo.

Febbraio 2017: ennesima scissione interna tra partiti, ultima di una serie pressoché infinita. Nel Partito Democratico e in quello Radicale volano i piatti. Al centro e a destra le cose non vanno meglio: è tutto un litigare, mentre il bel Paese (assieme ai Paesi del mondo) deflagra.

Luca Bizzarri, su Il Foglio, la prende a ridere. A sinistra: i renziani, i cuperliani, i cattodemiani, i giovani turchi, i lettiani, i “dalemiani pre-apericena a Capalbio” e i “i bersaniani con scappellamento a destra”, i fassiniani (di Fassino con la “o”) e i fassiniani (di Fassina con la “a”). Tutti contro tutti.
A destra: i salviniani, i berlusconiani, i meloniani, i casiniani, gli alfaniani. Tutti contro tutti.
Al centro: ancora i berlusconiani, i casiniani e gli alfaniani. Non sanno se spostarsi leggermente a destra o a sinistra. E di nuovo tutti contro tutti.
In panchina ci sono i grillini, i radicali e quant’altro, contro gli altri e contro se stessi.

Bizzarri glissa sui motivi dello scontro. Anche perché sono ben noti: lo zero assoluto, il nulla. D’idee, di contenuti, di prospettive, di semplici ideali, di abilità, di competenza. E vediamo gli argomenti. Delrio: «Non sarò in corsa, il migliore resta Matteo». Emiliano: «Quella di candidarmi alla segreteria è una cosa che sento di fare, necessaria». Renzi: «Non vedo l’ora che parta questa commissione d’inchiesta sulle banche, è sembrato per mesi che il problema fosse soltanto di due-tre banchette toscane, ma sarà interessante discutere di Banca Popolare di Vicenza, della Banca Popolare di Bari e di Banca 121».

Basta sfogliare un giornale qualsiasi, non c’è nulla più di questo. Il delirio. Al posto dell’intellighencija abbiamo la nomenklatura chiacchierona del messaggino sul cellulare, del tweet o del post su facebook. L’obiettivo è comandare, perché ci si è resi conto finalmente che il tipo politico italiano per eccellenza non è il democristiano, né il fascista, né il comunista. È invece il tipo del tiranno che, in epoca precristiana, dominò sulle polis della Magna Grecia. A Siracusa, Catania e Girgenti i tiranni non furono nemmeno quei mostri che ci s’immagina, portando le città allo splendore e dando ai cittadini la sola ricchezza materiale che si erano meritati.



3 commenti su “Non ci sono più le scissioni di una volta. Elogio del tiranno di Siracusa

  1. Miro Kosic ha detto:

    ho citato la tirannia della maggioranza e temo che le riflessioni siano reali.

  2. Silvio Brachetta ha detto:

    Grazie Miro per la segnalazione. Mi permetto di riportare la citazione di Popper, di cui al tuo articolo:
    “La Democrazia non può compiutamente caratterizzarsi solo come governo della maggioranza, benché l’istituzione delle elezioni generali sia della massima importanza. Infatti anche una maggioranza può governare in maniera tirannica.”
    (K. Popper, La società aperta e i suoi nemici)

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