Nella strage di Dacca un cocktail di soldi, sangue e ideologia

E per la precisione: sono stati uccisi dieci italiani e non nove

di Tacitus

Come ci informano i media, sono dei ragazzi “bene” i sanguinari assassini di Dacca. Rampolli della “buona borghesia”, ai quali nulla sembra essere mancato quanto ad agi, istruzione, libertà; nulla, se non quello che conta davvero nella formazione di un giovane: l’educazione. Sembra di rivedere, in versione orrendamente peggiore, le scene di  un film già apparso nel nostro sventurato paese. Parliamo delle Brigate Rosse, il manipolo di figli di papà che credeva di dare un senso alla propria vita spargendo il sangue dei figli del popolo che del popolo si erano fatti servitori: agenti di polizia, magistrati, politici, giornalisti. Non manca proprio nente, neanche il figlio di un politico di rilievo, anch’esso appartenente al partito di governo.

Oggi come allora, a scorrere è il sangue dei migliori ad opera dei peggiori. Non occorrono grandi ricerche per capire che abbiamo a che fare con degli imbecilli, basta guardare le foto dei terroristi bengalesi che campeggiano sui giornali. Certe stimmate si notano a prima vista.

Imbecilli sì, ma armati ed assatanati; la testa ripiena di idiozie versatevi da qualche ideologo più anziano e, molto probabilmente, drogati. Ci vuole sangue freddo per tagliare la gola a giovani donne nel fiore dell’età dopo aver fatto una cernita tra i “buoni” e i “cattivi”. Una cernita che deve aver dato loro una bella dose di adrenalina, il sentirsi un Dio, la mano di Dio che uccide, il senso di onnipotenza coniugato con l’illusione di passare alla storia…

Anche qui, i figli di papà ammazzano i lavoratori, nella fattispecie i nostri imprenditori andati all’altro capo del mondo a cercare lavoro e a darne. Ma già, per questi ragazzotti mal cresciuti, di lavorare non si parla nemmeno, specie oggigiorno, quando è così trendy arruolarsi nelle multinazionali del terrore.

Che poi nel premere il grilletto si prenda coraggio nel lanciare il grido Allah Ahbar, piuttosto che il vetusto  Gott mit uns, poco importa, la zuppa è sempre la stessa. Ragazzi “di buona famiglia”, si diceva: niente affatto, ragazzi di pessima famiglia, lo dice Nostro Signore: dal frutto si conosce l’albero, perché non c’è albero buono che dia frutti cattivi né albero cattivo che dia frutti buoni. Una lezione che i ricchi ed i potenti stentano ad apprendere, perché è molto più comodo vivere la propria vita e disinteressarsi dei figli, lasciati in mano prima ai domestici e poi a se stessi, dopo avergli riempito le tasche di soldi che non si sono guadagnati.

Si uccide in nome dell’Islam, e noi siamo pronti a rimproverare agli islamici di non prendere posizione contro i loro figli degenerati. Sembrerebbe ragionevole, ma a dirla tutta, quanti di noi se la sentirebbero di accusare della gente che è capace di ucciderti come fosse bere un bicchier d’acqua? Più ancora: chi se la sente di protestare contro i nostri governanti che vendono armi a Paesi in gravi difficoltà economiche, ben sapendo che di queste verrà fatto uso, ed un uso vergognoso? Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Questa criminalizzazione di una parte dell’Islam, che viene armata per uccidere i cristiani, a chi può giovare? Prendiamoci un minimo di tempo per riflettere, prima di invocare la legge del taglione.

E per finire, un minimo di precisione, per cortesia. A Dacca sono stati uccisi dieci italiani e non nove: quel bimbo che è ritornato al cielo prima di nascere, ha almeno il diritto di essere ricordato (e rimpianto) da tutti noi.



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