Muller: «Tra dottrina e pastorale non ci può essere opposizione»

«Tutta la Chiesa è una rivoluzione, nel senso che Nostro Signore ha riposizionato tutto a un altro livello». Lo ha detto il cardinale Ludwig Muller, prefetto della congregazione della Dottrina della Fede, in una lunga intervista concessa al canale televisivo francese KTO. Tra i vari argomenti sembra che il cardinale abbia voluto sottolineare sopratutto la […]

«Tutta la Chiesa è una rivoluzione, nel senso che Nostro Signore ha riposizionato tutto a un altro livello». Lo ha detto il cardinale Ludwig Muller, prefetto della congregazione della Dottrina della Fede, in una lunga intervista concessa al canale televisivo francese KTO. Tra i vari argomenti sembra che il cardinale abbia voluto sottolineare sopratutto la necessità di non interpretare la Chiesa secondo categorie di stampo politico. «Dio ha fondato la Chiesa, e la Chiesa ha il grande dovere di riunire gli uomini. Dobbiamo superare le polarizzazioni».

Infatti, rispondendo a una domanda sulla presunta “rivoluzione” di Papa Francesco, ha tenuto a specificare che quella della Chiesa «non è una rivoluzione nel senso di un combattimento di una classe contro l’altra. La divisione della società in destra e sinistra, conservatori e progressisti, tutto questo deve essere superato. Papa Francesco ripete che bisogna ogni giorno ricominciare a livello della persona di Cristo».

Anche il tema della Chiesa povera per i poveri, secondo Muller, deve essere affrontato facendo attenzione a non cadere in trabocchetti ideologici. Il Papa pone attenzione ai poveri perchè lo ha “sperimentato”, viene da un contesto geografico che ha vissuto, e vive, una situazione di diffusa povertà e difficoltà sociale. «Naturalmente – ha detto Muller – noi abbiamo bisogno dei beni della Chiesa per compiere la missione, ma il Papa invita a domandarci qual è la nostra profonda attitudine. Noi non siamo soltanto dei principi della Chiesa, dei cardinali, dei vescovi, dei preti, non siamo qui per diventare noi stessi ricchi, ma per aiutare e servire. Questa è la ragione per cui la Chiesa deve essere povera con Cristo».

Dopo circa 15 minuti di domande e risposte l’argomento è scivolato inevitabilmente sui temi del Sinodo della famiglia. Anche in questo caso il cardinale ha fatto notare che «in un mondo fortemente politicizzato c’è il pericolo che le questioni teologiche e pastorali siano presentate solo a livello politico, invece, di luoghi dell’amore di Dio per gli uomini. L’amore di Dio non divide, ma unisce sempre».

Le risposte sui temi del Sinodo non hanno mancato di essere molto chiare, però, come ha più volte sottolineato, non dobbiamo catalogarle come prese di posizione di parte, o, peggio, come chiusure per evitare un dibattito. Al contrario «non è possibile opporre la teologia alla pastorale. La pastorale è il cammino della relazione, tutti i giorni più profonda, con Cristo Gesù. E Gesù, così come noi crediamo, è una persona, la Verità e la Vita. Così c’è la dottrina e la pastorale, allo stesso tempo».

Per quanto riguarda la famiglia e il matrimonio, ha detto, «noi ci troviamo a vivere dopo 200 anni di secolarizzazione generale». L’amore, la sessualità e la famiglia vengono ormai interpretati in maniera esclusivamente “funzionale”. «Noi diciamo, invece, che il matrimonio è un sacramento, un modo per vivere nella grazia di Dio e nella relazione con Dio». «Per gli effetti del sacramento del matrimonio noi partecipiamo alla vita di grazia dell’unità intima e intensa tra Cristo e la Chiesa. (…) Noi non possiamo, né vogliamo, cambiare tutto questo, semplicemente perché il matrimonio è stato instaurato da Dio ed è stato trasformato da Gesù Cristo in sacramento».

Gli interventi del prefetto della Dottrina della Fede, che negli ultimi tempi si stanno intensificando, ribadiscono alcuni concetti molto precisi. «Molte persone, ha detto, incontrano delle difficoltà nel contesto del loro matrimonio e nella loro famiglia. Come Chiesa di Cristo noi vogliamo aiutare queste persone, ma dobbiamo farlo in una maniera che sia conforme alla nostra fede. Non possiamo fare sconti sui contenuti della nostra fede, quello che possiamo fare è soltanto considerare queste situazioni da un punto di vista umano. Noi vogliamo aiutarli, ma dobbiamo dire chiaramente che il matrimonio, se è concluso tra due cristiani, non è più un soggetto da dibattere, ma come ha detto Gesù dura per sempre, fino alla morte. È dono totale».

Incalzato dall’intervistatore sul tema dei divorziati risposati e l’accesso all’eucaristia, Muller dice che «la Chiesa e il magistero hanno già dato una risposta, non si tratta di una convinzione personale, ma dell’oggettività e della natura propria di un sacramento donato e ricevuto. Se qualcuno si è risposato civilmente non si tratta evidentemente di un matrimonio sacramentale, così il matrimonio sacramentalmente ricevuto continua a perdurare. È questo il punto».  In questo caso, quindi l’accesso all’Eucaristia, attraverso il sacramento della riconciliazione, presuppone che «il matrimonio sacramentalmente concluso sia recuperato molto concretamente nella vita quotidiana, oppure che la seconda relazione non sia vissuta in maniera coniugale nell’esercizio della sessualità».

Certo, aggiunge, vi sono alcune prassi della Chiesa che possono essere approfondite e rivalutate, come ad esempio quella di «accelerare le procedure di dichiarazione di nullità del matrimonio». Un problema che papa Benedetto XVI aveva già sollevato, insieme a quello più delicato riferito a quale «tipo di fede, nel senso di confessione della fede, è richiesta perché un matrimonio possa considerarsi valido nel senso della sacramentalità di questo atto». Su questi argomenti il cardinale prefetto non ha soluzioni facili, ma dice che «occorre ben riflettere» per far fronte a questo frutto della secolarizzazione e trovare risposte.

A proposito del ruolo della Congregazione della Dottrina della Fede ha voluto ricordare che «la nostra missione principale è sostenere i vescovi» nella promozione e difesa della fede cattolica, ma anche quella di «riformulare la fede in modo che il mondo di oggi possa accoglierla e percepirla come un indicatore nel cammino della vita. Nel nostro mondo secolarizzato, ha concluso, la verità resta la verità. Come qualcosa di intoccabile, dono di Dio per aiutare tutti gli uomini. (…) Gesù Cristo è il senso profondo della nostra vita».

di Lorenzo Bertocchi

Fonte: http://www.lanuovabq.it



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