Müller avverte: senza la fede, cresce l’erba del diavolo

Si è concluso il 15 gennaio l’incontro tra i Presidenti delle Commissioni Dottrinali delle Conferenze Episcopali Europee, le task force dei vescovi che vegliano sulla custodia del “deposito” della fede. Alla presenza dei Superiori della congregazione vaticana dell’ex Sant’Ufficio, tra cui il cardinal Gherard Müller e monsignor Ladaria, i vari rappresentanti europei si sono incontrati […]

Si è concluso il 15 gennaio l’incontro tra i Presidenti delle Commissioni Dottrinali delle Conferenze Episcopali Europee, le task force dei vescovi che vegliano sulla custodia del “deposito” della fede. Alla presenza dei Superiori della congregazione vaticana dell’ex Sant’Ufficio, tra cui il cardinal Gherard Müller e monsignor Ladaria, i vari rappresentanti europei si sono incontrati nel cuore religioso dell’Ungheria. All’apertura dei lavori, Müller ha dato lettura di una missiva inviata da Papa Francesco dove si sottolinea l’importanza di questi organismi, «la loro responsabilità per l’unità e l’integrità della fede nonché per la sua trasmissione alle giovani generazioni» .

Nella sua relazione, pubblicata dall’Osservatore romano, il cardinale Müller sottolinea che «la dottrina della fede, lungi dall’essere un sistema astratto e cristallizzato di idee e di norme, è anzitutto al servizio della vita, della vita buona che viene da Dio, della vita pienamente umana, al servizio della vita della Chiesa». E si sofferma innanzitutto su di un concetto oggi molto confuso, ma che rimane fondamentale, ossia il nesso tra verità e salvezza così come lo ricorda l’apostolo Paolo: Dio «vuole che tutti gli uomini si salvino e arrivino alla conoscenza della verità» (1 Tm 2, 4).  La sorte eterna dell’uomo non è indifferente alla rivelazione della verità divina in Gesù Cristo, ma tra le due vi è come un’inscindibile connessione che richiede all’uomo una decisione. «In questo contesto dice il cardinal Müller, pare evidente la dimensione eminentemente pastorale della custodia della retta fede. Una cura pastorale che vuole veramente essere al servizio della salvezza eterna delle persone suppone una vigilanza costante circa la purezza della fede». Se non fosse così sarebbe solo una «pastorale del wellness o del comfort», collocandosi in quella scia new age che pervade la nostra cultura spirituale, ormai orientata al solo “benessere” psico-fisico più che ad una seria prospettiva salvifica ed escatologica.

Infatti, i temi trattati nella tre giorni ungherese hanno riguardato l’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo e l’annuncio del Vangelo, le questioni poste dalla teoria del genere, l’antropologia cristiana e la libertà religiosa. Tutti temi che incrociano fortemente l’attualità, il rapporto con le altre religioni, i problemi educativi dettati dall’ideologia del gender, le questioni legate alla ridefinizione del matrimonio. Il cardinal Müller affronta una serie di questioni che all’apparenza possono sembrare solo tecniche e periferiche, ma in realtà sono centrali. In riferimento al ruolo del Pontefice nella custodia e promozione della fede ha ricordato che, fermo restando il Primato, «Egli non decide secondo il proprio arbitrio, ma dà voce alla volontà del Signore, che parla all’uomo nella Scrittura vissuta ed interpretata dalla Tradizione». In questa opera la congregazione presieduta dal cardinale tedesco ha un ruolo rilevante, al punto che i documenti da essa approvati «partecipano al Magistero ordinario del successore di Pietro».

L’ex Sant’Ufficio ha il compito anche di aiutare «i vescovi, sia singoli che riuniti nei loro organismi, nell’esercizio del compito per cui sono costituiti come autentici maestri e dottori della fede e per cui sono tenuti a custodire e a promuovere l’integrità della medesima fede». L’insegnamento dei singoli vescovi è garantito proprio dalla comunione che questi hanno con il Pontefice Romano, come si suol dire cum Petro et sub Petro. Le commissioni dottrinali delle chiese locali hanno il compito di assistere il vescovo nel suo ruolo di maestro, anche se queste, a differenza della Dottrina della Fede, «non hanno l’autorità di porre atti di magistero autentico, né a nome proprio, né a nome della Conferenza neppure per incarico di questa».

C’è insomma un importante architettura a servizio della purezza della fede che è fondamentale per la vita della Chiesa. Citando sant’Ignazio di Antiochia il cardinale Müller ricorda, infatti, che il buon Pastore deve saper mettere in guardia il suo gregge «davanti alle piante velenose, cioè le eresie», che egli chiama anche «“l’erba del diavolo”». Parole che possono sembrare poco alla moda, ma se così non fosse il gregge andrebbe allo sbando e il pastore rimarrebbe solo sul pascolo.

di Lorenzo Bertocchi

Fonte: http://www.lanuovabq.it



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