Morsa Lgbt sulle opinioni, a processo chi non si adegua

Dire la verità costa sempre più caro come dimostra la battaglia a suon di denunce, querele, richiami e sanzioni disciplinari che sta colpendo professionisti di ogni tipo e semplici cittadini colpevoli di esprimere opinioni fuori dal coro sui temi antropologici e la sessualità. Ne sa qualcosa anche l’avvocato e membro del direttivo Family day Simone […]

Dire la verità costa sempre più caro come dimostra la battaglia a suon di denunce, querele, richiami e sanzioni disciplinari che sta colpendo professionisti di ogni tipo e semplici cittadini colpevoli di esprimere opinioni fuori dal coro sui temi antropologici e la sessualità.
Ne sa qualcosa anche l’avvocato e membro del direttivo Family day Simone Pillon, il quale il 22 giugno scorso ha preso parte alla prima udienza filtro presso il Tribunale di Perugia nei due procedimenti penali che lo vedono imputato.
Come informano alcuni post sui profili social degli esponenti del grande movimento pro-family italiano, Simone Pillon è stato querelato da Arcigay Omphalos Perugia per quanto ha dichiarato durante alcune delle sue conferenze tenutesi nel 2014 e 2015 tra Assisi, Ascoli Piceno e San Marino, nelle quali dava atto di alcuni volantini messi a disposizione degli studenti durante un’assemblea di istituto tenutasi nell’aprile 2014 a studenti minorenni presso il liceo Alessi di Perugia senza darne alcun avviso ai genitori.
“L’unica comunicazione che le famiglie avevano ricevuto parlava genericamente di un’assemblea contro il bullismo omofobico – si legge sulle bacheche Facebook -. In tali volantini, che alcuni familiari di studenti hanno portato alla sua attenzione, si davano consigli su come gestire i rapporti sessuali tra due maschi o tra due femmine, con istruzioni su “come aumentare l’eccitazione della partner” o come usare il “dental dum” cioè un velo di plastica da mettere sulle parti intime del partner prima di avvicinarle alla propria bocca”.
In un altro opuscoletto messo a disposizione degli studenti minorenni – spigano ancora gli attivisti del movimento – si faceva pubblicità al locale notturno “be queer” di proprietà di Arcigay, dove si tengono spettacoli omosex e trans il cui contenuto ciascuno può agevolmente rinvenire su internet con dovizia di fotografie e filmati, e nello stesso opuscolo si offriva il servizio di “Welcome group” cioè di gruppo di benvenuto per coloro che volessero avvicinarsi all’associazione e riceverne assistenza.
Tutto questo è stato considerato diffamatorio da parte dei responsabili dell’associazione che oggi si sono costituiti parte civile sia in proprio sia come legali rappresentanti dell’associazione stessa, chiedendo complessivamente l’astronomica somma di 400.000,00 euro di risarcimento all’avv. Pillon. Il Tribunale del capoluogo umbro ha rinviato al prossimo 1 febbraio 2018 ore 9.30 per sentire i testimoni del Pubblico Ministero.
Dal canto suo, Pillon si dice sereno e afferma di non nutrire rancore verso i suoi accusatori. Sul suo profilo Facebook è un diluvio di messaggio di solidarietà, anche di persone che si dicono lontane dalle istanze del Family day. Tante anche le promesse di preghiera.
La vicenda dell’avvocato di origini bresciane rientra nella stretta ideologica che sta prendendo di mira chiunque esprima pubblicamente posizioni non in linea con il pensiero unico dominante. Giorno dopo giorno si allunga la lista dei dissidenti da “rieducare” tramite provvedimenti di natura legale. Alcuni sono personaggi noti, altri hanno detto espressamente di non voler apparire con i loro nomi per non avere ulteriori disagi e vessazioni, oltre a quelli che stanno già subendo.
Si tratta comunque di un paio di insegnati di Milano; due farmacisti, che si stanno difendendo in sede penale per aver esercitato il loro diritto all’obiezione di coscienza; due medici tra cui Silvana De Mari, specializzata in endoscopia dell’apparato digerente nonché autrice di best seller fantasy; tre psicologi tra cui Giancarlo Ricci, psicoterapeuta milanese con 40 anni di esperienza sulle spalle, già giudice presso il Tribunale dei minori di Milano, che si è visto piovere addosso un procedimento disciplinare per aver sostenuto in televisione la centralità delle figure genitoriali materna e paterna nei processi di crescita e un prete, il direttore di Radio Maria padre Livio Fanzaga sospeso per 6 mesi dall’ordine dei giornalisti per aver commentato con parole bibliche l’approvazione delle unioni civili e ricordato alla Cirinnà che tutti dobbiamo morire, pur augurandole che questo succeda “il più lontano possibile”.
Le ali più estreme del movimentismo Lgbt vorrebbero un processo delle opinioni in stato permanente. Molte segnalazioni che hanno avviato i procedimenti appena elencati arrivano infatti da alcuni esponenti di queste realtà. Ma non c’è da stupirsi, se si parla di libere opinioni sui temi antropologici, della sessualità e della binarietà maschile e femminile, tra i primi ad agitare lo spettro di possibili denunce fu l’ex Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini.
L’esponente del governo Renzi parlando a Radio 24 disse qualora si fosse continuato a parlare di teoria gender in relazione della riforma della Buona Scuola il ministero si sarebbe tutelato “anche per vie legali”.
Insomma l’intimidazione col rischio di pesanti ripercussioni sulla carriera e sul portafoglio è diventata prassi. Le idee si processano in tribunale, ma le famiglie promettono: vorrebbero stremarci, resistiamo!
di Marco Guerra
Fonte: http://www.lanuovabq.it



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