Monassi, questioni di firma

Nell’intervista pubblicata su Vita Nuova e che qui riproduciamo Marina Monassi spiega la posizione dell’Autorità Portuale sulla questione della firma all’Accordo di programma.

Pubblichiamo l’intervista concessaci da Marina Monassi, presidente dell’Autorità Portuale, martedì scorso 11 febbraio 2014 e pubblicata sull’ultimo numero di Vita Nuova. L’intervista informa sulla posizione dell’Autorità Portuale a proposito della firma dell’Accordo di Programma sulla Ferriera ed aiuta a capire anche l’esito della riunione del Comitato Portuale di mercoledì 12 febbraio e le conseguenti polemiche sulla stampa  cittadina.

 

Dopo innumerevoli giravolte la questione della Ferriera – il destino lavorativo di centinaia di famiglie triestine – è ancora lì, immobile  nella sua drammatica fissità. Sembrava che almeno una fosse fatta: la sigla dell’Accordo di Programma che avrebbe dovuto delineare chi-fa-cosa, secondo l’espressione del direttore di Vita Nuova, ossia competenze e ruoli nella complessa partita del rilancio industriale del polo siderurgico triestino. La mancata firma da parte dell’Autorità portuale di Trieste è stata indicata da molti come il capro espiatorio. Ma sarà veramente così? Abbiamo raggiunto la Presidente dell’Autorithy Marina Monassi per chiederle lumi.

Presidente Monassi, perché non ha voluto firmare l’Accordo di Programma che tutti gli altri soggetti, compresi i vari Ministeri coinvolti, hanno sottoscritto?

Innanzitutto, vorrei precisare che l’Autorità Portuale è un ente che è sottoposto alla vigilanza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ma non “dipende” da alcun Ministero. Inoltre ha un proprio bilancio che, in quanto ente pubblico, è sottoposto al controllo della Corte dei Conti. Io, come manager pubblico, ho il dovere di vigilare e tenere conto anche di questo aspetto. Volevo precisare questo perché si sono dette tante cose non vere.

Grzie. Tornando alla domanda iniziale…

La domanda iniziale ha un nesso con quello che ho appena detto. L’area del complesso siderurgico comprende una banchina sulla quale la società Servola Spa (attuale concessionaria) paga un canone all’Autorità Portuale. Questo canone, ai sensi di legge, ndr), è determinato dall’Autorità portuale e costituisce una posta importante del bilancio dell’ente da me gestito. Nelle riunioni a Roma avevamo concordato un inciso che chiarisse oltre ogni ragionevole dubbio che la competenza a determinare questo canone era in capo all’Autorità portuale. La sera prima della firma questo inciso è stato tolto dalla bozza, e non capisco perché questo brutto tiro all’ultimo minuto.

Se la legge prevede che il canone lo determina l’Autorità Portuale perché teme che qualcuno la possa espropriare di questo “diritto”?

Perché al Commissario straordinario (Debora Serracchiani, ndr) sono attribuiti poteri appunto straordinari sull’area in questione. E poi io ribalterei la domanda: se nessuno ha in mente di mettere in dubbio la competenza dell’Autorità portuale a riscuotere e determinare il canone perché non si vuole mettere nell’Accordo di Programma un inciso che lo chiarisca oltre ogni ragionevole dubbio?

Che motivo avrebbe la governatrice Serracchiani a modificare al ribasso il canone?

Per esempio per rendere la presa in carico del complesso siderurgico più appetibile al gruppo industriale subentrante. Il canone è un costo per chi dovrà gestire la Ferriera. Ma è un’ importante posta di bilancio per l’ente che io gestisco. Io, come dirigente pubblico, sto dentro i confini del mio mandato, che è quello di garantire il bilancio dell’ente. Comunque – ripeto – gli accordi presi erano questi. E poi sono stati cambiati.

Quale altro punto dell’Accordo contestava?

L’altro punto critico è relativo alle premesse dell’Accordo, là dove viene evidenziata l’impossibilità (cito testualmente) «a risalire all’imputazione soggettiva dei singoli atti e attività che nel tempo hanno concorso alla realizzazione dell’area demaniale in concessione con riporti e materiali inquinanti». Qui, in pratica, si dice che i responsabili dell’inquinamento non sono individuabili e quindi dovranno provvedere altri al risanamento dell’area.

Nell’Accordo sono individuati i soggetti che dovranno mettere mano al risanamento, e tra questi non c’è l’Autorità Portuale…

Sì, infatti nessuna spesa per il risanamento può gravare sull’Autorità Portuale in quanto il concessionario è obbligato alla rimessa in pristino stato dei beni demaniali. Faccio inoltre presente che l’Accordo è relativo solo a una parte del perimetro dell’area su cui nel tempo sono stati fatti i riporti di materiale  inquinante. C’è un altro pezzo di banchina che esula dal perimetro dell’Accordo. Una dizione così categorica si configura come una rinuncia  da parte dell’Autorità portuale  a ogni rivalsa sui soggetti che hanno inquinato. Questo per me è inaccettabile. Anche a questo proposito nelle riunioni preliminari avevamo fatto presente il problema e chiesto un inciso che recitava: «rimane impregiudicata l’imputazione soggettiva dei singoli atti e attività che nel tempo hanno concorso alla realizzazione dell’area demaniale».

Presidente Monassi, i due punti che ha evidenziato mi sembrano assolutamente risolvibili in un quadro di cooperazione fra istituzioni.

Se vengono accolte le nostre richieste su questi due punti, che riguardano entrambi  aspetti non marginali, ma questioni importanti relative al bilancio dell’Autorità Portuale, da parte nostra ci sarà la massima disponibilità a dare il nostro contributo.



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