Milano: convegno per la famiglia e prove generali di “dittatura gender”

Il convegno “Difendere la famiglia per difendere la comunità” si propone di ribadire l’ovvio sulla famiglia e la sessualità umana. La necessità di difendere ciò che di per sé è evidente e la violenza degli attacchi rivolti al convegno inducono ad una seria riflessione sul pericolo che corre la nostra società.

Alle ore 15 di questo sabato, 17 gennaio, l’auditorium Testori di Milano ospiterà il convegno “Difendere la famiglia per difendere la comunità”. Iniziativa interessante e ben intenzionata. Dopo i saluti della Giunta regionale della Lombardia, portati dall’Assessore alla Cultura Cristina Cappellini, i lavori del convegno avranno inizio introdotti dal sociologo professor Massimo Introvigne. Previsti gli interventi dei giornalisti Costanza Miriano e Mario Adinolfi (già deputato del Pd), del padre oratoriano Maurizio Botta e del ricercatore clinico Marco Scicchitano moderati dal direttore di Tempi Luigi Amicone. Concluderanno Massimo Romeo e il presidente della Lombardia Roberto Maroni. Iniziativa culturale promossa da Regione Lombardia ed Expo.

Questa avrebbe potuto e dovuto essere la notizia. Invece una violenta campagna di stampa associata ad iniziative di protesta hanno trasformato il convegno di sabato nell’oggetto di una surreale battaglia “contro l’omofobia”.  A guidare gli attacchi “democratici” contro i pericolosi “omofobi” lombardi ci ha pensato Repubblica che il 3 gennaio usciva in edicola accusando esplicitamente l’annunciato convegno di omofobia.

L’Arcigay e la varia galassia LGBT non hanno perso l’occasione per l’ennesima denuncia dell’omosessualità quale condizione discriminata e dell’omofobia quale male da estirpare. Vasta la compagine di sigle del mondo anticlericale, gay e della Sinistra – Camera del lavoro, Uil, Arcigay, Arcilesbica, Pd, Sel, Altra Europa per Tsipras, Quelli di Calusca, Agedo, la Casa delle donne, Usciamo dal silenzio, Donne di cuori, Gay Statale, Rete Genitori rainbow, Pastafariani, Memoria antifascista, Famiglie Arcobaleno e Uaar – che hanno promosso proteste in piazza e manifestazioni denunciando come intollerabile il rifiuto dell’ideologia gender da parte degli organizzatori e relatori del convegno. La giunta Pisapia e pezzi del Pd lombardo hanno portato lo scontro sul piano partitico accusando Regione Lombardia d’aver patrocinato una iniziativa “impresentabile”. Il Segretario generale di Expo e il Commissario Unico dell’Expo di Milano hanno subito preso le distanze dall’evento culturale patrocinato.

Il pretesto è stato colto nella presenza , tra gli aderenti al convegno, di Obiettivo-Chaire, realtà del volontariato cattolico impegnata nell’accompagnamento pastorale delle persone omosessuali. Obiettivo-Chaire si attiene scrupolosamente alla valutazione che il Magistero offre dell’omosessualità e alle indicazioni pastorali relative. A ciò si aggiunga la particolare attenzione di Obiettivo-Chaire per l’assistenza psicologica delle persone omosessuali. Si dirà: tutte cose meritevoli di elogio e non di biasimo, eppure …

In questo nostro Occidente ormai eroso dal relativismo più spinto e avvolto dalla soffocante coltre del politicamente corretto anche solo dubitare della pretesa normalità dell’omosessualità, anche solo accostare la tendenza omosessuale ad un disagio meritevole d’aiuto psicologico diventa motivo di generale ostracismo, di esclusione dal consesso delle persone civili, di biasimo e di derisione.

Così è avvenuto a Milano. La campagna lanciata da Repubblica ha poi trovato modo per richiamare l’urgenza di una legge contro l’omofobia, ovvero di una legge che trasformi il biasimo e la derisione che già oggi si ritiene di dover tributare a quanti si ostinino a pensare difformemente dall’ideologia gender in sanzione penale. Si ripropone il ddl Scalfarotto, da tempo in Parlamento, come esigenza di “civiltà”. Disegno di legge che se tramutato in norma vigente porterebbe al carcere i cittadini che, ad esempio, volessero sostenere quanto il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna circa l’omosessualità, le relazioni e gli atti omosessuali.

Colpisce, anche se non sorprende, la stridente contraddizione di chi, in nome della libertà (declinata in senso radicale-libertario come libertà negativa), invoca il diritto ad una assoluta autodeterminazione (sessuale) salvo poi pretendere, con uguale forza, il bavaglio per quanti tale ideologia libertaria non condividano. È la contraddizione di cui vive tutto l’attuale Occidente giunto all’esito estremo del relativismo che si fa totalitarismo, ciò che Benedetto XVI denunciò come “dittatura del relativismo”.

Il grande filosofo Augusto Del Noce parlò di “nichilismo gaio” quale esito della modernità occidentale individuando nelle rivendicazioni omosessuali uno dei segni di tale processo. L’Occidente vi è giunto pienamente rendendosi, ormai, incapace di riconoscere un ordine naturale, una verità oggettiva sull’uomo, sin nei suoi elementi più ovvi quale la complementarietà sessuale e la conseguente eterosessualità dei coniugi.

Alla fase delle rivendicazioni ha fatto seguito quella di una sottile pretesa di egemonia culturale per legge, ovvero imporre l’ideologia gender come “verità” di Stato e silenziare quanti la contestino attraverso l’istituzione di nuovi reati d’opinione quali quello di “omofobia”. In Germania già oggi si finisce in carcere per aver sottratto i propri figli alle ore scolastiche di indottrinamento gender. In molti Paesi europei si rischia di perdere il posto di lavoro se si manifestano idee contrarie alle rivendicazioni gay. Tutto ciò non desta scandalo, non solleva proteste se non tra i cattolici più sensibili e pochi altri di buona volontà.

La grande stampa, importanti sindacati e partiti politici gridano, invece, allo scandalo se a Milano si organizza un convegno in difesa della famiglia.

Speriamo questa vicenda milanese serva a risvegliare le coscienze cattoliche e far loro percepire il pericolo di una vera e propria tirannia del nichilismo dal volto gaio, a stimolare un rinnovato impegno del laicato cattolico a favore dei valori non negoziabili, del diritto naturale, della Realtà. Della Realtà, perché, in fondo, è la Realtà ad essere negata, nel suo dato antropologico e, più radicalmente, nella sua stessa oggettività in nome di un relativismo che si fa nichilismo. Riaffermare la Realtà, ciò che è ovvio, ciò che è evidente diviene oggi impegno improrogabile ed eroico.

È  possibile assistere al convegno in streaming, basterà cliccare su streaming.mariatv.it/milano15 per partecipare a distanza.



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