Micro frammenti di materiale genetico – per la cura del danno miocardico

Sulla rivista “Nature” lo studio sperimentale del gruppo triestino dell’Icgeb e la Cardiologia di Trieste Una fondamentale scoperta scientifica, pubblicata nella prestigiosa rivista “Nature”, è stata realizzata da un gruppo di ricerca del Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologie (Icgeb) nella sede di Trieste diretto da Mauro Giacca con il suo team composto da […]

Sulla rivista “Nature” lo studio sperimentale del gruppo triestino dell’Icgeb e la Cardiologia di Trieste

Una fondamentale scoperta scientifica, pubblicata nella prestigiosa rivista “Nature”, è stata realizzata da un gruppo di ricerca del Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologie (Icgeb) nella sede di Trieste diretto da Mauro Giacca con il suo team composto da Ana Eulalio, Miguel Mano, Lorena Zentilin e Serena Zacchigna in collaborazione con la Cardiologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria (in particolare con il direttore Gianfranco Sinagra e Matteo Dal Ferro), dando nuove speranze a tutti coloro che soffrono di patologie cardiovascolari che vanno dall’infarto del miocardio allo scompenso cardiaco. La finalità ultima è quella di poter intervenire su un cuore patologico con farmaci in grado di riparare e favorire la rigenerazione cellulare nelle parti danneggiate.

Lo studio parte dall’osservazione che lo sviluppo del cuore nell’embrione avviene con l’aumento del numero dei cardiomiociti (cellule miocardiche), che poco dopo la nascita si fermano nella proliferazione e si modificano aumentando di volume (ipertrofia). Con l’utilizzo di una tecnologia avanzata è stato possibile individuare l’mi-Rna (micro-Rna), sequenze molto corte di Rna formate da 21-22 nucleotidi che promuovono la proliferazione dei cardiomiociti neonatali.

Da qualche anno si è venuti a conoscenza che il nostro Dna contiene un migliaio di geni aggiuntivi, che servono per controllare la produzione di diverse proteine; hanno come bersaglio gli Rna prodotti dai geni classici ed interferiscono con la sintesi proteica. Questo meccanismo, globalmente chiamato “interferenza ad Rna” ha portato il premio Nobel per la Medicina a due ricercatori americani nel 2006.

I micro-Rna, quindi, avendo come bersaglio molteplici geni cellulari, sono in grado di cambiare globalmente il destino delle cellule, modificandone le funzioni, regolandone la specializzazione o, come nel nostro caso, stimolandone la proliferazione.

La somministrazione di micro-Rna permetterebbe di generare nuovi cardiomiociti e di promuovere la riparazione cardiaca. I micro-Rna rappresentano degli importanti regolatori coinvolti in numerosi processi fisiopatologici cardiaci.

Sono già stati fatti, in altre sedi, dei tentativi con le cellule staminali mesenchimali (Msc), ma l’efficacia del trapianto non è risultata sempre soddisfacente a causa della morte delle Msc innestate nel miocardio infartuato. Si ipotizza che il micro-Rna possa essere usato come un nuovo regolatore nella terapia con cellule mesenchimali nell’ischemia miocardica e questo potrebbe rappresentare in futuro una promettente strategia terapeutica per i pazienti con infarto miocardico acuto.

La ricerca compiuta a Trieste, di così grande rilevanza, è stata supportata da l’European research council e dalla Fondazione CRTrieste; è auspicabile che siano ancora molti i finanziatori di un progetto così importante per tutta quella popolazione che soffre di infarto miocardico e scompenso cardiaco.



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