Matrimonio gay – L’Italia non impugna la sentenza Oliari

Il 21 ottobre scadeva il termine per depositare il ricorso del Governo italiano contro la sentenza Oliari, che pretende di imporre il matrimonio gay all’Italia,  di cui abbiamo ampiamente spiegato qui. Così facendo l’Italia ha di fatto accettato la sentenza di condanna. Il Governo poteva far ricorso dimostrando che i diritti individuali dei conviventi sono […]

Il 21 ottobre scadeva il termine per depositare il ricorso del Governo italiano contro la sentenza Oliari, che pretende di imporre il matrimonio gay all’Italia,  di cui abbiamo ampiamente spiegato qui.

Così facendo l’Italia ha di fatto accettato la sentenza di condanna.

Il Governo poteva far ricorso dimostrando che i diritti individuali dei conviventi sono ampiamente garantiti. E la cosa sarebbe finita lì. Senza la necessità del riconoscimento pubblico di alcun tipo di unione.

Ora, invece, il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, il cosiddetto “comite’ de suivi” dovra’ verificare che l’Italia rimedi alle violazioni della Convenzione sancite nella sentenza Oliari e non si sottragga ai propri obblighi internazionali, dice l’avvocato della coppia ricorrente.

Forse è il caso di ricordargli che  al massimo la CEDU può condannare al risarcimento danni: ovviamente non può pretendere la modifica delle leggi emanate da un Parlamento democraticamente eletto dal popolo sovrano.

Come abbiamo già scritto,  a noi preme ribadire solo una cosa: l’art.2 Cost. “riconosce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità“.

Solleviamo parecchie riserve sul fatto che nell’ambito di un’unione omosessuale si “svolga”, nel senso di si “elevi”, la personalità degli individui. Anche se non è più di moda dirlo, resta il fatto che un rapporto omosessuale oggettivamente non può essere completo e soddisfacente come un rapporto eterosessuale: innanzi tutto c’è il dato fisico – anatomico, su cui non mi sembra di dovermi soffermare. Ma c’è anche il dato psico – affettivo – emotivo per cui il rapporto tra due donne o due uomini potrà essere una meravigliosa, profonda, appagante… amicizia, ma non sarà mai come quello che c’è tra un uomo e una donna: solo questa può diventare amore sponsale, inteso come completamento reciproco l’uno nell’altra . Quindi il rapporto omosex tende ad essere frustrante (ora tutti gli omosessuali felicemente uniti da decenni cominceranno a strillare? Bhè, si contassero un po’… sono pochissimi. La sparuta minoranza di una minoranza. E se durano, è perché la loro è una bella “amicizia”: tollerano il tradimento sistematico, sono coppie”aperte”. Prevengo anche un’altra obiezione: è ovvio che anche gli etero possano essere frustrati, per tanti motivi, ma non per l’innaturalezza dei loro rapporti sessuali).

Quanto ai diritti umani tutelati dalla CEDU, mi si consenta di richiamare una nota che ho scritto già allora.

Abbiamo detto e ripetuto che i diritti umani non li crea l’uomo, ma la natura, o meglio Dio (per dirla con l’Antigone di Sofcole – V sec a.C. – che non è certo un catto-fascista bigotto). Non c’è CEDU e non c’è Parlamento che possa scalfirli o modificarli: le leggi umane, o si adeguano, o sono ingiuste (non-leggi), come dicevano gli antichi.

La CEDU e il Consiglio d’Europa, poi, sono così bravi a difendere i diritti naturali, i diritti inviolabili dell’uomo, che non riescono a proteggere il diritto dei bambini sopravvissuti all’aborto a cure palliative e a una morte dignitosa: hanno rifiutato in più occasioni di esprimersi contro l’infanticidio che è sistematicamente perpetrato in caso di aborto tardivo. Il bambino che nasce vivo, nonostante l’aborto, viene lasciato morire tra i rifiuti ospedalieri (o viene soffocato “per pietà”).

Questo la dice lunga sui “diritti umani” come l’intende la CEDU: ce li hanno gli omosessuali, sì, i bambini no.

di  Francesca Romana Poleggi

Fonte: http://www.notizieprovita.it



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