Matrimonio, Divorzio & Affini: due punti fermi

La Chiesa cattolica ha sempre insegnato che la sessualità è pienamente umana dentro il matrimonio e che le convivenze non possono essere riconosciute pubblicamente. Due punti fermi nella discussione.

Forse è il caso che proviamo a fissare due punti fermi nel grande dibattito a cui stiamo assistendo sui temi del matrimonio e del riconoscimento delle convivenze. Si continuerà a discutere, ma un conto è farlo come se tutto fosse in discussione e un contro è farlo tenendo conto di alcuni punti fermi. Anche la qualità della discussione sarà diversa.

Vediamo un primo punto fermo. La Chiesa ha sempre insegnato che l’esercizio della relazione sessuale fuori del matrimonio è peccato. Cioè è un male per le persone, è una strumentalizzazione reciproca, è una grave mancanza di rispetto per sé e per l’altro/a. Questo è vero sul piano naturale ed è ancor più vero sul piano religioso. Non perché Cristo sia stato un “legalista” ma perché quello è il disegno d’amore del Creatore e del Redentore sull’amore umano. In altre parole perché così vuole l’amore umano.

Ora si discute sulla questione dell’accesso all’Eucarestia dei divorziati risposati civilmente. Se costoro persistono nel convivere avendo relazioni sessuali contraddicono i precetti di Cristo sull’adulterio e quindi sull’esercizio della relazione sessuale fuori del matrimonio. Ne deriverebbe una revisione dell’insegnamento di sempre della Chiesa sulla sessualità umana. Non ha importanza qui stabilire se questo insegnamento viene ancora insegnato, come e quanto. Importa stabilire il punto fermo: l’ambito umano e cristiano della sessualità è il matrimonio.

Questo comporta che non si può dimenticare il valore della castità, sia prematrimoniale che matrimoniale. E’ un discorso duro da farsi in questa società pansessualista. Ma rimane un punto fermo. Senza castità non c’è esercizio umano della sessualità. Se all’esercizio della sessualità noi non potessimo e non sapessimo dire di no, tale esercizio non sarebbe libero e non potrebbe esprimere l’amore ma solo un bisogno.

Un secondo punto fermo è quello delle convivenze di fatto. La discussione sulle convivenze tra persone dello stesso sesso ha fatto dimenticare che per la Chiesa anche la convivenza di fatto tra persone di sesso diverso non può essere riconosciuta dal potere politico per legge e quindi convalidata con una sorta di battesimo civile. La coppia, anche eterosessuale, pensa di essere una coppia ma non lo è in quanto non si assume in pubblico nessun obbligo quanto alla generazione e all’educazione dei figli. Le società hanno sempre chiamato matrimonio questa assunzione pubblica di responsabilità. Il matrimonio è una istituzione sociale e non un contrattino per fissare i reciproci buoni sentimenti o le reciproche attenzioni di cura. I conviventi vogliono diritti senza assumersi doveri, oppure accettano di assumersi doveri solo sul piano individuale. E’ un inganno per la società. Se la coppia è disposta ad assumersi davanti alla società questi doveri allora si sposi, se no no. Anche i conviventi hanno diritto che si ricordi loro il principio di non contraddizione.

Le discussioni dovrebbero essere degli strumenti per approfondire le verità. Oggi invece sono degli strumenti per eliminarle. Penso che i cattolici debbano discutere partendo da dei punti fermi che la dottrina della Chiesa e la ragione umana ha consegnato loro.



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