Matrimonio come via alla santità. Cosa ci insegna la vita coniugale di Luigi e Zelia Martin

Intervista a padre Antonio Sangalli, postulatore della causa di canonizzazione dei genitori di Santa Teresa di Lisieux

“Dio mi ha dato una madre e un padre più degni del cielo che della terra”, disse una volta Santa Teresina del Bambino Gesù parlando dei suoi genitori. La vita dei Beati Luigi e Zelia Martin fu in effetti una vita scandita sempre dalla preghiera e dall’affidamento totale a Dio. I due coniugi furono e sono ancora oggi una fonte di ispirazione per le famiglie cristiane di tutto mondo. Papa Francesco ha riconosciuto la guarigione miracolosa di una ragazza dalla Spagna per la loro intercessione. La coppia verrà quindi canonizzata ad ottobre – come ha annunciato il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi – in concomitanza con il Sinodo dei Vescovi dedicato proprio alla famiglia. Una canonizzazione tempestiva, dunque, in un periodo in cui la Chiesa riflette sulle sfide affrontate dalle famiglie di oggi per rimanere modelli di virtù cristiana in una società secolarizzata. E sicuramente non è un caso. Padre Antonio Sangalli, postulatore della causa di canonizzazione dei Beati, ne è convinto, affermando che la storia della vita coniugale dei Martin è esattamente ciò che serve ai cristiani di oggi per essere incoraggiati a vivere la loro fede senza paura. E magari questi due sposi che saliranno insieme agli onori degli altari potranno aprire la strada a tante altre canonizzazioni ‘di coppia’. Di seguito l’intervista.

Come postulatore della causa dei Beati Coniugi Martin, qual è stata la sua prima reazione al riconoscimento del miracolo da parte di Papa Francesco?

Ho avuto una grande gioia nel cuore e una forte gratitudine al Signore, al Santo Padre e a tutti coloro che hanno lavorato per questo ‘caso’, che sono stati tanti… Ho voluto veramente ringraziare Dio perché è Lui la fonte e l’origine di ogni santità. In questo caso una santità che cresce nella prima cellula della società che è la famiglia. Penso sia straordinario vedere che dentro questa storia umana dei coniugi Martin, c’è una grande storia di Dio con loro, con l’umanità. Ciò testimonia che l’esperienza coniugale, matrimoniale, non ostacola la santità, ma anzi che santi possono essere anche due sposi che si amano.

Che significato assume la canonizzazione di Louis e Zelie in vista del Sinodo di ottobre, dedicato proprio al tema della famiglia?

Testimonia che la santità impregna tutte le fasi della vita e che non ci sono difficoltà che non possono essere superate. I coniugi Martin hanno vissuto una vita coniugale durata 19 anni, fino a che Louis ha perso la moglie per un tumore nel seno ed è rimasto vedovo. Già questo matrimonio così duraturo fu un segno, perché la coppia visse in Francia in un’epoca molto diversa dalla nostra, ma dove già si poteva conseguire il divorzio, dove già esisteva l’unione civile… Louis e Zelie hanno fatto quindi una scelta cristiana, che hanno portato avanti con coerenza, nonostante le difficoltà del lavoro, della educazione dei figli, le difficoltà che hanno affrontato anche fra di loro, nel loro rapporto. Eppure hanno messo sempre Dio al primo posto! Questo è l’esempio che ci trasmettono oggi: la famiglia Martin – che oggi la Chiesa santifica – ha affrontato tutto sotto lo sguardo di Dio, mettendo Gesù Cristo al primo posto in ogni situazione, di gioia come di angoscia, certi sempre di questo grande abbraccio del Signore e che con il Suo aiuto sarebbero arrivati a fare qualunque cosa, a superare qualunque difficoltà. In fin dei conti, questo è ciò che accade quando Dio è attivo, quando Dio vive dentro una famiglia, quando è accolto e quando c’è un aspetto di obbedienza, di sequela forte.

Cosa può dirci invece del miracolo approvato ieri dal Papa?

Si tratta della guarigione di una bambina nata settimina, prematura, e che qualche ora dopo è stata aggredita da una emorragia cerebrale di quarto grado. Questo, insieme ad altre complicazioni infettive sopraggiunte primi giorni di vita, facevano prevedere l’esito infausto di questa nascita. I genitori si preparavano già a celebrare il funerale. I medici erano del tutto negativi anche nel caso in cui la bambina si fosse salvata, perché dicevano che avrebbe avuto gravi conseguenze psicologiche e neurologiche. Il papà e la mamma di questa bimba si sono quindi affidati ai genitori di Santa Teresa, su suggerimento di alcune monache a cui si erano rivolti. Anche le monache hanno pregato i Martin per la guarigione della piccola, e tutti l’hanno circondata con il loro amore. Poi il miracolo è avvenuto! Dopo aver iniziato una preghiera costante, la situazione si è risolta nel giro di poco tempo. I medici sono rimasti totalmente sbalorditi… Non solo: dopo 5-6 anni dalla guarigione, la bambina non ha avuto nessuna delle conseguenze che i dottori paventavano, ha un salute completamente sana come tutte le bambine della sua età.

Louis e Zelie sono la prima coppia in assoluto nella storia della Chiesa a salire insieme agli onori degli altari. Cosa rappresenta questo evento per la Chiesa ma anche per il mondo di oggi?

Significa che nella Chiesa di oggi il matrimonio è elevato ad una grande dignità. Già Cristo ha elevato a sacramento l’amore fra un uomo e una donna, quale segno di amore per la Chiesa. Come dice San Paolo: il mistero che c’e tra l’unione dell’uomo e la donna è l’immagine profondissima dell’amore che c’e fra Cristo e la sua Chiesa. E la Chiesa stessa, canonizzando ora questi coniugi, dimostra che il matrimonio ha la dignità di una vocazione, di una chiamata. I coniugi sono investiti autorevolmente da Dio a fondare una famiglia, diventano “ricchi” in Cristo. È dunque un messaggio fortissimo anche per i giovani di oggi, in un momento in cui il matrimonio viene un po’ intaccato nella sua essenza e nella sua comprensione. La Chiesa riafferma l’integrità del matrimonio, la grande vocazione, il grande segno che è il matrimonio.  Mostra quindi che c’è “un lavoro di coppia”, come fidanzati prima, poi come sposi e infine come genitori, passo dopo passo. Tutto è un cammino di santità, non semplicemente un cammino umano, una realizzazione umana, ma un progetto grandioso che Dio affida agli sposi. I quali fin dal fidanzamento camminano insieme e insieme devono occuparsi l’uno con l’altro, della santità di tutti due: nella coppia prima, e poi alla famiglia. Speriamo che canonizzati questi primi due coniugi, ne arrivino tanti altri…

di Junno De Jesús Arocho Esteves

Fonte: http://www.tempi.it



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