Marino Lescovelli, dotto istriano, giornalista e storico, nobile amico

Nel pomeriggio del 14 dicembre l’amico giornalista Marino Lescovelli ha lasciato questo mondo. Lo ricorda Luigi Favotti, che con lui ha molto collaborato a Radio Nuova Trieste.

di Luigi Favotti

Dopo il Padre nostro, la preghiera ufficiale più importante per il cristiano è l’Ave Maria. Ebbene, proprio nelle ultime parole c’è un riferimento ben preciso “prega per noi adesso e nell’ora della nostra morte”a un momento di separazione provvisoria in cui l’anima si svincola dal corpo, per acquistare una levità, una leggerezza inimmaginabile per iniziare un rapporto diretto, con il nostro salvatore, con Gesù. Questa riflessione potrebbe avere un valore generico se non fosse collegata con il fatto di averla condivisa tante volte con una persona cara che adesso sta vivendo proprio questa realtà, con Marino Lescovelli, che ci ha lasciato nel tardo pomeriggio di lunedì 14 dicembre.

Marino Lescovelli potrebbe essere definito positivamente come un signore di vecchio stampo: impeccabile nel vestire e nel modo di parlare, riferiva sempre particolari storici e geografici esatti, parlava poco di se stesso, non segnalava rimpianti e si sentiva sempre orientato al futuro. Della sua vita si coglievano solo due fatti dolorosi, la morte recente del fratello Stefano e soprattutto (nel 2006) la perdita della moglie Maria Grazia Maier, da lui sempre menzionata all’inizio delle trasmissioni.

Nato a Trieste l’11 giugno del 1944 aveva conseguito la laurea in Lettere Moderne con il punteggio massimo con il prof. De Ferra, aveva superato un concorso Rai, cavaliere della Repubblica per meriti culturali, trovò un’occupazione stabile presso il Teatro Lirico Giuseppe Verdi, acquisendo anche il ruolo di sindacalista nazionale della CISL per il Fondo Unico dello Spettacolo. Lettore infaticabile sia di testi musicali che di testi storici e di attualità riferiti soprattutto alle regioni mitteleuropee, istriane, balcaniche e del Quarnaro, è divenuto, anche per la sua formidabile memoria, un ricercato depositario di notizie in merito.

Una quindicina di anni fa Marino Lescovelli provò a salire le scale del vecchio studio di via Vasari di Radio Nuova Trieste, dove finalmente trovò il modo di espandere, di liberare tutto un suo patrimonio di conoscenze, di cultura, di memoria logistica. Ricordo ancora la sua prima apparizione mentre stavo registrando un elenco di programmi religiosi settimanali: gli bastò un’occhiata e dalla settimana successiva, anche per una sua certa esperienza alla rai, condusse i vari programmi settimanali di servizio programmando in più le sue rubriche creative (immagino quanti hanno ascoltato la sua “Penisola degli Olivi” che gli è stata ispirata dalla adorata moglie istriana Mariagrazia.)

Fedele a tutti gli appuntamenti diversificati, era di una puntualità rigorosa, perché conosceva l’effetto domino dei ritardi nel lavoro dei tecnici per le successive registrazioni. Anche lui si impegnava nel lavoro alla radio per passione, senza alcuna remunerazione. Affabile e accogliente con chi si presentava per la prima volta, sapeva intessere sempre una conversazione interessante. Partecipava molto volentieri e rappresentava in modo intelligente la nostra radio alle varie conferenze stampa della città ed era noto per il garbo e i contenuti delle sue domande rivolte senza scomporsi anche a personaggi di importanza nazionale. Era richiesta la sua partecipazione anche per trasmissioni radiofoniche della Rai e di Radio Capodistria.

Ho vissuto con lui momenti durante la sua degenza al Maggiore nel reparto di ematologia. C’erano giorni di sereno ottimismo in cui i medici curanti formulata una diagnosi, progettavano un trattamento idoneo e rapide dimissioni seguiti da giornate tristissime per una assillante imprevedibile complicazione che determinò un rapido declino. Negli ultimi giorni poche parole e momenti di gelido silenzio in cui il nostro non saper continuare un discorso era tra noi ancora più eloquente. Anche adesso possiamo prolungare tra noi il nostro silenzio sul mistero della morte e sulla misericordia del nostro comune Padre.



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