Lutero padre del laicismo e del potere senza il bene

A pochi giorni dalla Commemorazione luterano-cattolica della Riforma protestante, (il prossimo 31 ottobre, infatti, Papa Francesco si recherà in Svezia per i 500 anni della riforma luterana), esce un libro dal titolo intrigante: Martin Lutero. Il canto del gallo della Modernità (Edizioni Scientifiche Italiane). Il testo esce anche in spagnolo presso la casa editrice Marcial […]

A pochi giorni dalla Commemorazione luterano-cattolica della Riforma protestante, (il prossimo 31 ottobre, infatti, Papa Francesco si recherà in Svezia per i 500 anni della riforma luterana), esce un libro dal titolo intrigante: Martin Lutero. Il canto del gallo della Modernità (Edizioni Scientifiche Italiane). Il testo esce anche in spagnolo presso la casa editrice Marcial Pons di Madrid.

L’autore è il professor Danilo Castellano, allievo del filosofo cattolico Augusto Del Noce, già preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Udine. «Il presente lavoro», si legge nella Prefazione, «deliberatamente ignora le grandi questioni religiose poste da Lutero», anche se implicitamente ne tiene conto, e si concentra in modo originale su ciò che la Riforma «ha significato e significa sul piano etico, politico e giuridico». Un libro di uno studioso, capace di andare in profondità e offrire uno sguardo controcorrente. La Nuova BQ l’ha intervistato

Prof. Castellano, nel sottotitolo del suo recentissimo libro dedicato a Martin Lutero, scrive che il riformatore tedesco rappresenta il «canto del gallo della Modernità». Perché?

Lutero preannuncia la «Modernità» come il canto del gallo preannuncia l’aurora. Il riformatore tedesco, pur fra incertezze, ripensamenti, contraddizioni, sta all’origine del «mondo moderno» sia per le grandi questioni etiche (si pensi, per esempio, al suo modo di intendere la coscienza) sia per le questioni politiche (il modo d’intendere la libertà e soprattutto il popolo).

Scusi, ma cosa intende per “modernità”?

La «Modernità» non va intesa in senso cronologico, cioè non si identifica con l’epoca moderna anche se in questa trova sviluppo, ma in senso assiologico, ossia come visione del mondo. Lutero è padre dell’Assolutismo e della democrazia moderna, che sono due aspetti della stessa medaglia. Può sembrare strano, ma è proprio così. Credo di averlo spiegato ampiamente nelle pagine del libro. L’Assolutismo è una logica conseguenza della dottrina politica luterana, come la democrazia moderna: sia quella magistralmente teorizzata da Rousseau, imposta all’Europa dalla Rivoluzione francese ed esportata dagli eserciti napoleonici, sia quella elaborata in America (Stati Uniti) sulla base delle premesse del protestantesimo più rigoroso che coerentemente rifiutò la pace di Augusta.

Quindi anche il liberalismo è figlio di Lutero…

Il liberalismo è una reazione interna alla Weltanschauung protestante; non è una sua alternativa. Dirò di più. Anche parte della cultura politica «cattolica» «dipende» da Lutero, talvolta nell’opposizione, come per esempio con Francisco Suárez, talvolta abbracciandola come è avvenuto nell’epoca contemporanea con Jacques Maritain, per esempio, e con taluni uomini di cultura del nostro tempo. La Riforma è una rivoluzione gnostica integrale che ha caratterizzato e tuttora caratterizza le diverse (talvolta apparentemente, ma solo apparentemente, contrarie) teorie politiche del «mondo moderno».

Possiamo affermare che Lutero sia il padre del laicismo e quindi di una innaturale separazione tra Chiesa e Stato?

Lutero, personalmente molto religioso, anche se eretico, apostata ed immorale, e anche molto superstizioso, pone le premesse del laicismo. Sia di quello europeo continentale, si pensi alla «laicità escludente» della Rivoluzione francese, sia di quello nordamericano, si pensi alla «laicità includente» dell’americanismo. Per quanto riguarda i rapporti Chiesa/Stato, Lutero non è favorevole a una loro separazione, già di per sé inaccettabile perché la dottrina cattolica ortodossa è per la distinzione, non per la separazione. Teorizza la subordinazione della Chiesa allo Stato, come avvenuto con la pace di Augusta (1555) e come avviene nel nostro tempo in coerente applicazione delle diverse teorie. Le quali, comunque, hanno proprio questa “laicità” come denominatore comune. In Italia, per esempio, ciò è avvenuto con il Risorgimento e con il Fascismo (nonostante i Patti lateranensi) e, forse, in maniera più radicale con la Costituzione repubblicana del 1948.

Non possiamo ora approfondire questi spunti che lei offre, pur meritevoli, perciò mi limito a chiederle: se dovesse indicare la più grande trasformazione della politica in seguito alle idee luterane, quale segnalerebbe?

La politica con Lutero e dopo Lutero viene identificata con il mero potere. È un’identificazione assurda, disumana. Il potere è (o può, talvolta deve essere uno) strumento della politica, non è la politica. Questa è scienza ed arte del bene comune, il quale è il bene «naturale» dell’uomo, di ogni uomo e, perciò, comune a tutti gli uomini. Cosa difficile da capire, oggi; perfettamente compresa, invece, in altre epoche, soprattutto da pensatori, come per esempio Aristotele, non influenzati, ovviamente, né per adesione né per opposizione al Cristianesimo.

Quale è stato, a suo parere, il risultato di questa trasformazione?

Che la politica come potere non è regolata dal bene. Se regolata dal bene, essa sarebbe quello che deve essere per sua natura: potestas che aiuta gli uomini a divenire migliori. La politica come mero potere, invece, è un bene apparente. Si considera un bene in quanto consente a chi esercita il potere, sia esso il sovrano, il dittatore o il popolo, di realizzare la sua volontà non guidata dalla ragione. Ciò che conta, pertanto, è l’effettività, l’imposizione di qualsiasi volontà anche assurda ed iniqua. Si pensi, per esempio, a molte leggi del nostro tempo che consentono o, addirittura, prescrivono il male.

Infine, mi scusi, una domanda che viene spontanea: perché questo libro?

Nel mio lavoro sugli aspetti etici, politici, giuridici del pensiero di Martin Lutero ho cercato di dimostrare lo stretto ed ineliminabile legame che intercorre fra teoria e prassi, richiamando l’attenzione su alcuni fatti storici che evidenziano come le teorie luterane stanno all’origine di diversi regimi e, conseguentemente, di molte loro opzioni. Le teorie luterane sono razionalmente inaccettabili. È per questo che nessuno, dico nessuno, può «riabilitare» Lutero e tanto meno proporlo come maestro ed esempio da imitare e seguire.

di Lorenzo Bertocchi

Fonte: http://www.lanuovabq.it



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *