L’ultimo Ratzinger: sull’assenza di Dio in politica e il nuovo millennio

Si intitola Liberare la libertà. Fede e politica nel terzo millennio ed è, ne ha già trattato il Vescovo in un’ampia lectio magistralis nella prima presentazione pubblica ufficiale, l’ultimo libro di Joseph Ratzinger. Edito da Cantagalli, il volume raccoglie diversi scritti a tema sul tema religione e politica pubblicati in vita dal Papa emerito con […]

Si intitola Liberare la libertà. Fede e politica nel terzo millennio ed è, ne ha già trattato il Vescovo in un’ampia lectio magistralis nella prima presentazione pubblica ufficiale, l’ultimo libro di Joseph Ratzinger. Edito da Cantagalli, il volume raccoglie diversi scritti a tema sul tema religione e politica pubblicati in vita dal Papa emerito con anche un saggio inedito. Non faremo qui – dunque – né una recensione, né un commento: il lavoro è uno di quelli tutti da leggere e conservare preziosamente in biblioteca, come si dice in questi casi, estrarne solo qualche passaggio qua e là sarebbe già un peccato. Vorremmo piuttosto sfruttare le riflessioni fondamentali di Ratzinger per riprendere il dato che – in Germania, e non solo – è di gran lunga il fattore politico più incredibile dei nostri tempi. Cioè, in breve, l’assenza di Dio. Ora, detta così, l’osservazione potrebbe sembrare banale, ma in realtà, per usare un gioco di parole, è proprio la sua apparente ‘banalità’ a renderla ancora più grave. Il nostro secolo rischia infatti di passare alla storia dell’umanità come il primo secolo della storia in cui Dio non è più un’opzione fondamentale della vita pubblica della comunità: questo, in questa pratica di massa, non era mai accaduto prima.
Certo, anche il Novecento è stato un secolo di guerra a Dio – culminato nelle due folli guerre mondiali – ma se ne vediamo in dettaglio le vicende politiche è indubbio che i popoli hanno pagato più che altro le scelte dei loro capi politici e militari, despoti o meno che fossero, tuttavia in molte regioni la fede era ancora un dato certo e assoluto. La pratica alla Messa era frequente nella media della società, bestemmiare in pubblico non era tollerato da nessuno, nemmeno – in certi casi – dagli agnostici stessi che nel complesso vivevano un rapporto problematico e sofferto con la religione dei padri, non certo qualunquista. In ogni caso, nulla di paragonabile – suggerisce Ratzinger in questi scritti – alla situazione odierna dove, per riprendere un’altra sua espressione, “Dio è diventato veramente il grande sconosciuto”. La società mitteleuropea, quindi europea in genere, ha raggiunto un grado di benessere ragguardevole e i progressi nel campo della tecnica materiale sono stati notevoli, a tutto vantaggio dell’organizzazione della vita quotidiana. Quello che invece non èandato di pari passo, anzi è addirittura regredito, è la centralità di Dio nella vita pubblica e comunitaria delle Nazioni che è diventato un dato d’interesse solo per gli studiosi accademici di mestiere. Intervistando l’uomo medio dei nostri giorni – dall’elettore al politico, che poi provengono entrambi dallo stesso corpo sociale, evidentemente – si possono ascoltare discorsi disparati in cui il nome del Signore per pagine e pagine, per ore e ore, non vienemai e poi mai e poi mai ricordato. Il Creatore è appunto sparito dalla coscienza collettiva. Questo diventa infine clamoroso quando si tratta di legiferare sui temi etici sensibili, naturalmente, ma non è che bisogna arrivare alla clonazione per denunciare l’assenza di Dio: si tratta semmai dell’ultimo passo di una catena di rimozioni inizata tempo fa e che sarebbe semmai utile approfondire perché se oggi in un talk-show una frase come “Dio ha detto che….” suona strana significa che il divorzio della fede dalla cultura popolare è diventato condiviso, ed è questo in ultima analisi a fare la differenza. Finchè Nietzsche, o un altro filosofo, dicevano “Dio è morto”, restava un problema di Nietzsche, di quell’altro tizio, e al massimo di chi li leggeva, e li capiva, il che non era spesso proprio consequenziale, se ci si passa una battuta. Da parte sua l’uomo e la donna della strada, la massaia e l’operaio, continuavano ad andare a Messa e quelle idee non li sfioravano proprio. Ora quelle idee sono diventate invece anche le loro, e loro stessi le sostengono, non battezzando i loro figli, non accompagnandoli ai sacramenti, non trasmettendo la fede in una parola. E’ arduo trovare un precedente simile nella storia dell’umanità. Se si vuole, persino prima dell’avvento di Cristo, la società s’interrogava quotodianamente sull’azione di Dio. Alla fine le stesse pagine del Vangelo ci tratteggiano una società in cui il dibattito su Dio attraversava vivacemente ogni classe. Dai Magi ad Erode, dai farisei ai sadducei, la domanda su Dio era centrale. Alla fine i nemici di Dio erano sì nemici agguerriti di Dio ma proprio per questo assolutamente aggiornati sulle cose religiose e spirituali, ognuno con i suoi esegeti e dottori e sacerdoti accanto, altrochè agnosticismo. E all’interno della comunità ebraica lo stesso dibattito sull’identità del futuro Messia era a tratti incandescente, come rivela la stessa Scrittura. Dobbiamo immaginarci una società in cui le sinagoghe erano sempre strapiene e per le strade ogni cosiddetto ‘profeta’ doveva rispondere alla domanda “Sei tu quello che deve venire?”, come accadde al Battista e poi a Gesù stesso. Alla fine, forse, è anche per questo che il Vangelo oggi non è tanto compreso: in Occidente crediamo che Gesù entrò in una società in cui ognuno – più o meno, come oggi – si faceva allegramente i fatti suoi e s’impose con i suoi miracoli alla loro incredulità. Non è vero.
La società esplodeva letteralmente di fermenti religiosi e l’incredulità riguardava il fatto che Gesù di Nazaret fosse il Messia d’Israele descritto nell’Antico Testamento, non che Dio in quanto Dio non esistesse. Il paragone non regge da nessun punto di vista. Con la nascita del Cristianesimo iniziò poi l’alba di una civiltà realmente a misura del Vangelo, come fu poi il Medioevo e anche buona parte dei secoli che lo seguirono, nonostante scismi ed eresie. Perchè, di nuovo, anche nel caso di scismi ed eresie ci troviamo di fronte ancora una volta a dibattiti religiosi che hanno poi certo anche effetti sociali, ma innanzitutto le questioni riguardano evidentemente Dio e l’anima. Finchè non arriviamo al Novecento che è stato in parte un secolo senza Dio, ma se lo è stato in parte vuol dire che da una parte Dio c’era. Quindi torniamo al punto fondamentale: la situazione di oggi è del tutto inedita dal punto di vista storico e la politica in defintiva segna il passo per questo vuoto inaccettabile. Politica a partire di cura della società, nel senso proprio del termine, perché il primo a prendersi cura della società è Dio stesso, Autore della vita in quanto Creatore e Padre provvidente dei destini umani, oltre che Signore e Giudice della Storia, con la S maiuscola. Come si potrebbe fare finta che tutto questo non esista non si sa. Dal che si vede come la più grande ignoranza dei nostri tempi non sia quella di carattere culturale intendendo la conoscenza di un qualche sapere strutturato ma proprio innanzitutto l’ignoranza su Dio. Insomma, è certamente grave che i ragazzi tedeschi oggi non sappiano nulla del Duomo di Colonia – come forse i nostri delle nostre Cattedrali più simboliche – ma è ancora più grave, cioè incomparabilmente più grave, che non sappiano elencare i Dieci Comandamenti o dire chi viene prima tra Mosè e San Paolo, per non parlare delle parabole del Vangelo. E’ chiaro che poi in confronto a tutto questo l’accettazione della clonazione è possibile, possibilissima, concreta,e forse persino inevitabile.



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