Luci ungheresi

Della grande crisi attuale dell’Occidente, che non è solo economica, ma anzitutto morale e spirituale, non è facile scorgere la via d’uscita. Presumibilmente ci vorranno decenni, se non di più. Si tratta infatti di lavorare con costanza, alla base, fattori non immediatamente visibili come la mentalità, i costumi, le abitudini radicate, i modi di pensare. […]

Della grande crisi attuale dell’Occidente, che non è solo economica, ma anzitutto morale e spirituale, non è facile scorgere la via d’uscita. Presumibilmente ci vorranno decenni, se non di più. Si tratta infatti di lavorare con costanza, alla base, fattori non immediatamente visibili come la mentalità, i costumi, le abitudini radicate, i modi di pensare. Perché il relativismo è anzitutto un fatto culturale, impalpabile materialmente ma onnipresente. Però, ci sono delle eccezioni. Una di queste è l’Ungheria che dal 2010 ha un nuovo governo e dal gennaio scorso anche una nuova Costituzione. Dalle parti di Budapest in effetti c’è aria di grandi cambiamenti rispetto al recente passato. Basti pensare che la nuova Carta, il cui preambolo esordisce chiedendo addirittura la benedizione divina (“Dio protegga gli ungheresi”), riconosce esplicitamente le radici cristiane del popolo magiaro e riporta la corona medievale di Santo Stefano (con cui sono stati incoronati i sovrani ungheresi dal XIII secolo fino al Novecento) al ruolo simbolico e primario che le spetta: quello di custode dei valori sacri della Nazione. Il testo dei successivi singoli articoli, poi, non è da meno, soprattutto in tema di vita e famiglia. Su quest’ultimo punto, in particolare, l’idea è quella di premiare le coppie che fanno più figli con la possibilità di esprimere politicamente un voto in più. Non male. Ovviamente l’opposizione, e anche alcuni grandi organi di stampa europei non sono stati a guardare e hanno iniziato anzi una fortissima campagna denigratoria verso i vertici magiari. Finora, però, nonostante tutte le critiche che ha ricevuto, il premier Viktor Orbàn non molla e sembra intenzionato ad andare avanti su questa strada. Con i tempi che corrono, francamente ci sarebbe da gridare al miracolo.

In ogni caso, non è l’unico segnale di speranza proveniente da quello che era un tempo il blocco a Est del Muro di Berlino: anche la Polonia, nonostante recenti segnali di declino, resta comunque un Paese sostanzialmente sano dal punto di vista morale, non soltanto nelle legislazioni e nei codici civili ma con medie ancora altissime rispetto alla pratica religiosa del resto del continente. Insomma, c’è qualcosa di nuovo a Est, parafrasando – al contrario – Remarque. Il futuro prossimo ci dirà se queste speranze sono state giustamente riposte ma per ora, da mitteleuropei, non possiamo che esserne felici. E non solo noi. E’ noto quanto il beato Giovanni Paolo II avesse a cuore questo ‘polmone’ speciale dell’Europa, come lo chiamava lui. Per certi versi, più sano di quello opulento e liberale. Ed è un altro mistero della storia di questi anni, spesso taciuto. Le Nazioni che hanno sofferto maggiormente la persecuzione religiosa, caduto il comunismo e l’ateismo di Stato, hanno conosciuto una primavera di vocazioni e una rinascita spirituale notevole, di certo imprevista dai più. Impressionante, per chi l’ha osservata da vicino. Ci sarebbe da chiedersi il perché. Uno dei motivi, se si guarda bene al corso della storia, sta nel fatto che ‘Chiesa’ voleva dire, sic et simpliciter, ‘libertà’. Perché l’unica forza che da quelle parti si è opposta fino alla fine alle dittature sanguinarie è stata proprio la Chiesa, la tanto bistrattata e irrisa Chiesa. Che ricordava ai vari potenti di questo mondo, allora come oggi d’altronde, che anche loro sarebbero stati soggetti al giudizio universale e che la loro vita non sarebbe finita come nulla fosse. D’altra parte, la gente che andava in Chiesa, a proprio rischio e pericolo, testimoniava con la sua stessa presenza, anche senza dire niente, che la pensava diversamente dal regime. Non dovremmo mai dimenticare anche che molti sono morti (e i loro corpi gettati chissà dove) per compiere questo semplice atto di testimonianza: non venti secoli fa ma fino a venti, trent’anni fa. E non nella foresta amazzonica ma nel cuore dell’Europa. Soprattutto, però, dovremmo ricordare sempre, anzitutto a noi stessi e poi anche agli altri, proprio quell’associazione di termini fondamentale. Chiesa vuole dire sempre libertà. Non tanto per dire, ma per davvero. Libertà dal pensiero unico dominante, libertà dallo Stato invadente, libertà dalle mode del momento, libertà dalla dittatura delle maggioranze, che siano riconosciute pubblicamente o meno. Chiesa vuole dire libertà. Ricordatevelo sempre. Perché dove non c’è più spazio per la Chiesa, prima o poi non ci sarà più spazio neanche per la vostra libertà. Fidatevi.



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