L’Ottantanove mai cominciato

Iniziamo con i complimenti questa volta: la collana “Oggi e domani” delle edizioni dehoniane di Bologna (EDB) è una collana decisamente interessante. Non sposeremmo tutti i titoli che ci sono in catalogo (e nemmeno tutti gli autori) ma ha l’indubbio pregio di essere una delle poche collane in circolazione di una casa editrice religiosa – […]

Iniziamo con i complimenti questa volta: la collana “Oggi e domani” delle edizioni dehoniane di Bologna (EDB) è una collana decisamente interessante. Non sposeremmo tutti i titoli che ci sono in catalogo (e nemmeno tutti gli autori) ma ha l’indubbio pregio di essere una delle poche collane in circolazione di una casa editrice religiosa – come sanno i nostri amici mitteleuropei – che approfondisce sistematicamente per il pubblico italiano diversi territori spirituali inesplorati dell’area greca, balcanica e quindi slava fino ai confini con la Russia. Cattolicesimo bizantino, ortodossia caucasica ed ebraismo galiziano – per dirne tre – sono campi di lavoro enormemente vasti quanto complessi per il lettore italiano: facciamo fatica a stargli dietro con in nostri soli strumenti del mestiere. Le storie dei popoli dove la professione della fede s’intreccia fin dalla leggendaria ‘notte dei tempi’ con l’identità culturale più stratificata e la sfera geopolitica sono di certo affascinanti come poche perché già di per sé irriducibili a ogni schematizzazione. Ma, proprio per questo, sono anche da maneggiare con la debita prudenza e attenzione, soprattutto per chi si avvicina con curiosità dall’esterno. Ora, l’ultimo lavoro del professore Umberto Mazzone, docente di Storia del Cristianesimo presso l’Università di Bologna, pubblicato nella collana a cui facciamo riferimento, nel suo piccolo, pare confermare in toto questa idea. Già il titolo dal sapore malinconico dice qualcosa: L’Ottantanove é lontano. Chiese e società da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI. Nello specifico si tratta di una raccolta di scritti pubblicati su I Martedì, la rivista mensile nata negli anni Settanta intorno alle attività pastorali del Centro San Domenico di Bologna per iniziativa di padre Michele Casali. Suddivisi per area geografica, ma incentrati principalmente sull’Europa dell’Est e la difficile transizione dai regimi alla società democratica – e ormai già pluralista – dal 1989 ad oggi, i diversi contributi offrono un’idea dettagliata della forma mentis che plasma il pensiero culturale di un orientamento di lettura della storia italiana ed europea non propriamente marginale nel nostro Paese e anzi maggioritario a livello accademico, statale o ecclesiale che sia (non a caso la presentazione al volume è di un altro storico di un qualche peso, Paolo Prodi). Terminati gli omaggi e le presentazioni di rito, veniamo al dunque.

E, se possiamo dire la nostra, non è un bel dunque. Esaminiamo questo breve passaggio giusto all’inizio ad esempio: “se ci rivolgiamo alla vicenda delle Chiese [plurale maiuscolo nel testo] con un approccio storico e geopolitico non possiamo non notare che se, agli inizi del Novecento, gli storici del cristianesimo potevano considerarsi, presuntuosamente, come i testimoni di una religione che aveva generato la più sviluppata civiltà del mondo, quanto accaduto da allora ha vanificato una simile convinzione”. Avete letto anche voi quello che abbiamo letto noi? Davvero guardando alla nostra storia possiamo sinceramente pensare che chi considerava la civiltà occidentale frutto del Vangelo la più avanzata di tutte era ‘presuntuoso‘? Cioè: affermare l’ovvio, ovvero che se scuola, università (compresa quella di origine medioevale dove insegna lui, Mazzone) ed ospedali sono nati e proliferati per primi e a lungo solo in Europa perché in Europa c’era la Cristianità significa essere presuntuosi? Ma questo da che albero scende, direbbe un politico nostrano? Roba da pazzi. E chi afferma una simile enormità? Un professore di storia del Cristianesimo che si professa credente! Pensa tu se non lo era. Ma poi c’è la seconda parte della frase, dove si dice sibillinamente che quanto accaduto dai primi decenni del secolo XX a oggi è stata la definitiva dimostrazione di quanto sostiene lui. Ma che cosa è accaduto a ben vedere? A noi vengono in mente solo campi di concentramento, pulizia etnica e sterminio ideati da gente che (guarda un po’) voleva sbarazzarsi per sempre di Gesù Cristo. Vuoi vedere che i presuntuosi erano loro? Non è che ha fatto un po’ di confusione? Poco più avanti un altro siluro sganciato all’improvviso sul povero lettore indifeso: “Con un approccio rigorosamente secolare e scientifico è possibile avvicinarsi a esso [il Cristianesimo] e dal suo studio trarre importanti conseguenze per comprenderne il cammino sino a oggi e avere elementi per interpretare i cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo globalizzato”. Ohibò: e come si fa a studiare la religione con un approccio secolare? Forse si vuole leggere il Vangelo con la dichiarazione dei diritti umani dell’ONU del 1948 sottomano? Auguri professore! Siamo sempre più smarriti, lo confessiamo. Ma andando avanti scopriamo che il tono non cambia di una virgola, così ad esempio sul dialogo ecumenico cattolici-protestanti: “I temi discussi a Roma costituiscono la sfida degli anni a venire e non vanno considerati solo come astratte discussioni accademiche [senti senti da che pulpito eh!]. Sono ben evidenti le questioni non risolte tra le Chiese [sempre plurale maiuscolo] le quali non permettono, per fare solo l’esempio più doloroso, la celebrazione comune dell’eucaristia [ovviamente minuscolo]”. Trasecoliamo e rileggiamo aggrappandoci alle ultime forze che ancora ci assistono: “l’esempio più doloroso”, c’è scritto proprio così. Questi cattivoni di cattolici che si rifiutano di concedere al banchetto luterano lo stesso valore della Santa Messa….ma come osano? Come si permettono? Sono proprio senza cuore! Il professorone intelligentone neppure si pone la domanda, evidentemente troppo banale, che forse se Lutero è stato scomunicato un motivo ci deve pur essere da qualche parte. Ma no, non può essere questa, sarebbe troppo banale e voi lo capite i professoroni non perdono tempo con “astratte questioni accademiche” e rifuggono da simili sciocchezze. Il problema però è che gli studenti che devono fare l’esame in quell’università invece non possono rifuggirle: chi è ora il cattivone? Insomma, caro professore, l’Ottantanove sarà pure lontano, come dice lei, ma così a leggerla sul serio viene il sospetto che per lei non sia mai cominciato perché le categorie d’interpretazione che lei usa sanno un po’ di storicismo…ricorda? Quello che andava di moda quando mia nonna (che era nata regnante Papa Pio X) era ancora in vita: senza offesa, s’intende. Ma, apprezzando la chiarezza, immaginiamo che apprezzerà certamente anche la nostra. E’ del tutto spassionata.



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