L’Osservatore Giuliano

“L’Osservatore giuliano” è il titolo di una nuova Miscellanea di studi curata da Mauro Menato per l’Istituto Giuliano di Storia, Cultura e Documentazione. Leggendo il titolo e vedendo accostate parole importanti come “storia”, “cultura” e “documentazione”, ad un primo impatto si può essere tentati di lasciar perdere, specie in questi mesi caldi d’estate che ci […]

L’Osservatore giuliano” è il titolo di una nuova Miscellanea di studi curata da Mauro Menato per l’Istituto Giuliano di Storia, Cultura e Documentazione. Leggendo il titolo e vedendo accostate parole importanti come “storia”, “cultura” e “documentazione”, ad un primo impatto si può essere tentati di lasciar perdere, specie in questi mesi caldi d’estate che ci inclinano al riposo, allo svago e alla rilassatezza di qualche buon bagno di mare o di verde tra i boschi del Carso.

Eppure, superato un primo momento di difficoltà, le pagine di questo libro scorrono via con la stessa fluidità e scioltezza delle onde del mare, aprendosi come raffinati paraventi su fondali ammalianti e preziosi. Il libro raccoglie i saggi di alcuni studiosi della cultura e dell’arte locali come Eliana Mogorovich, Luca Geroni, Gioacchino Grasso, Alba Noella Picotti, Fulvio Senardi, Alberto Brambilla, Edda Serra, Francesco Fegitz e Claudio Grisancich. Gli argomenti trattati spaziano dalla pittura alla musica, dalla saggistica e dalla linguistica alla narrativa, dalla poesia alle collezioni di argenterie della ricca borghesia triestina, con l’aggiunta di una raffinata cesellatura in prosa dal titolo “Il Garibaldino” di Laszlo Cs. Szabo (1905-1984), uno dei più conosciuti scrittori ungheresi del Novecento spesso apparentato a un altro grande scrittore recentemente riscoperto come Sandor Marai, suo amico e rivale. Si segnalano poi una rassegna delle “amicizie fiumane” di Biagio Marin (Edda Serra) e un ricordo di Fulvio Tomizza (Claudio Grisancich).

Premettiamo subito che la Miscellanea non ha nulla a che vedere con un testo specialistico centrato su particolarismi locali destinati solo a cultori della materia. Spesso dietro i microcosmi culturali – tutte le periferie creative e feconde della grande cultura dominante – si celano mondi, tradizioni, tesori, sapienze e sapori esistenziali di rara bellezza e profondo significato. Questa congiunzione felice si realizza solitamente quando i grandi movimenti che attraversano e segnano un’intera temperie culturale si riflettono, come in tanti piccoli specchi finemente lavorati, nei piccoli universi locali il cui respiro è lo stesso del corpus di fermenti e ispirazioni culturali e artistici che li comprende e li nutre. Così le tele di un pittore ottocentesco come il goriziano Antonio Rotta (saggio di Eliana Mogorovich), nella sua evoluzione da una pittura monumentale e sacra ad una pittura di genere attenta ai piccoli e umili particolari della quotidiana vita del popolo, ci raccontano la più vasta evoluzione politico-sociale e culturale della seconda metà dell’800, quando l’affermazione di un ceto borghese florido e attivo modificò il gusto e la qualità dell’arte in genere. Alle pale d’altare si preferirono allora i ritratti che meglio andavano incontro alle richieste di un’utenza che anche nella cultura ricercava lo svago, il piacere e una promozione di sé.

Ha poi qualcosa di fascinoso e di poetico – forse in tinta con un certo gusto crepuscolare amante dei parchi solitari e dei meriggi assonnati di provincia – riandare con la memoria a quegli anni in cui la buona borghesia adoperava solo suppellettili d’argento finemente lavorate (saggio di Luca Geroni) e in ombrose dimore nobiliari della “bianca” e quieta Gorizia fanciulle virtuose coltivavano la musica e il canto girando anche le capitali d’Europa per esibire il proprio talento, come la baronessa Concha Cobelli, più tardi convolata a felici nozze e dedita interamente al proprio ruolo di padrona di casa piacevole, colta e quasi nobilmente dimentica dei fasti giovanili da violinista (saggi di Gioacchino Grasso e Alba Noelli Picotti)

Leggendo il saggio di Fluvio Senardi, che ricostruisce la storia del patrizio decaduto Antonio De Giuliani, nato a Trieste nel 1755, ci si ritrova a meditare sulle segrete ragioni che consegnano alla storia del pensiero certi nomi anziché altri, a parità di ingegno, profondità e acume. Nei suoi saggi di economia e filosofia infatti riverberano limpide e ampie tutte le massime questioni della cultura europea nella sua fase di transizione dall’Illuminismo al Romanticismo. La tensione enciclopedica vi brilla di tutti i suoi fuochi, in un vasto respiro che abbraccia le più disparate questioni – di strategia economica, di estetica, di letteratura, di storiografia e di costume – raffreddandone la ribollente materia con il raggio freddo di una ragione compassata, vigile e severa. A tutto si cerca risposta e soluzione, anche alla vita stessa nella sua nudità, mai concepita come parte a sé, ma come intima vibrazione di una storia collettiva a cui ciascuno è chiamato a partecipare con tutte le risorse e le attitudini della sua tempra. E non meno significative sono le pagine che l’aristocratico inglese George Macaulay Trevelyan (in un altro saggio di Fulvio Senardi) dedicò alla prima guerra mondiale durante la sua direzione, presso il fronte italiano, dell’Unità di ambulanze della Croce Rossa Britannica (dal 1915-1918). Con questo personaggio entriamo in un’area della cultura europea forse poco conosciuta, eppure di grande rilievo per una riflessione a tutto campo sulla guerra in sé, sullo stacco tra la mitologia che da sempre la avvolge e la dolorosa, spesso scandalosa realtà che si cela dietro gli ideali eroici (in questo caso, per Trevelyan, il mito del Risorgimento italiano e dell’eroe Garibaldi, l’amor di patria e il culto del sacrificio di sé, tutti valori risonanti nella grande retorica bellica che inondò anche le nostre terre con il sangue di milioni di soldati innocenti ed estranei alle vere ragioni del conflitto).

Questi sono solo alcuni spunti tratti da “L’Osservatore Giuliano”. Invitiamo i nostri lettori ad approfondire. Sia per premiare la fatica, l’impegno e l’ingegno degli studiosi che hanno contribuito al lavoro, sia per vivere il piacere di tante piccole avventure ed esplorazioni inedite nei nostri piccoli “microcosmi giuliani”, questi forzieri spesso sommersi con il loro intero carico di ori e pietre preziose. 



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