L’ospedale l’ha inventato il Cristianesimo

Francesco Agnoli è stato il relatore principale alla Conferenza che si è tenuta nell’Aula Magna dell’Ospedale di Cattinara il 7 frebbraio scorso in occasione della Giornata del Malato, sulla quale riferisce il numero di Vita Nuova in edicola.

Francesco Agnoli, giornalista, scrittore, storico assai noto, è stato il relatore principale alla Conferenza che si è tenuta nell’Aula Magna dell’Ospedale di Cattinara il 7 frebbraio scorso in occasione della Giornata del Malato, sulla quale riferisce il numero di Vita Nuova in edicola. Ha risposto ad alcune nostre domande.

Qual è il contenuto del suo libro sugli ospedali nella storia del cristianesimo?

Nel mio La grande storia della carità (Cantagalli) cerco di andare alle radici dell’istituzione ospedaliera, scoprendo che essa è nata dall’avvenimento cristiano. Ogni popolo ha avuto la sua medicina, ma è solo con il diffondersi del cristianesimo che soccorrere poveri e infermi, a qualsiasi classe sociale appartengano, diventa un dovere e produce innumerevoli opere di assistenza: ospizi, xenodochi, orfanotrofi …

Il cristianesimo ha prodotto dunque gli ospedali, ma ha anche cambiato la concezione del carcere, ha alfabetizzato milioni e milioni di poveri, è stata il primo a provvedere all’educazione dei sordomuti e dei ciechi…

Molti dicono che la Chiesa era intervenuta verso i bisognosi per supplenza rispetto allo Stato ma che ora ci deve pensare lo Stato: e così?

 Lo Stato oggi ci pensa perché è, in questo, figlio della cultura cristiana. Ma non sempre lo Stato sa fare le cose che fanno i volontari. Dove c’è retribuzione, talora, si può perdere la motivazione, lo slancio ideale… San Camillo de Lellis, grande riformatore dell’ospedale, insisteva sul fatto che gli infermieri non fossero mossi dal salario, ma dalla carità. Certo, oggi molte cose sono cambiate, ma rimane che in molti ambiti lo Stato non arriva: penso alle comunità per tossicodipendenti, nate tutte dal basso, da persone di fede; penso ai ricoveri per bambini inguaribili, che neppure gli ospedali tengono, come i Piccoli Cottolenghi di don Orione… Penso a tutte le opere di carità che la Chiesa sostiene nei Paesi poveri, dove gli Stati non sono in grado e talora non vogliono provvedere… In ogni caso però dove lo Stato occupa tutto, muore l’inventiva, la fantasia della carità e le cose, piano piano, peggiorano, perdono l’anima. Soprattutto quando i soldi mancano e bisogna iniziare a tagliare, a guardare i malati con occhi da manager (l’eutanasia, in Occidente, entrerà così, per tagliare le spese…) Senza contare il fatto che se gli ospedali di un tempo avevano sempre un luogo per gli orfani e i bambini, oggi purtroppo hanno tutti un luogo per ucciderli, i bambini….

Qual è stato il rapporto tra la Chiesa e la medicina? Gira ancora la leggenda di una avversione della Chiesa per la medicina.

Recentemente sulla rivista “Lancet” due italiani avevano scritto di un freno della Chiesa alla medicina. Ho scritto, con un medico, una lettera, che è stata pubblicata, ricordando che è vero l’esatto contrario. E i due autori hanno ammesso, con qualche piccola riserva. In un mio testo sulla storia della scienza dimostro che l’anatomia moderna è nata in Italia, in età medievale, proprio per uno stretto legame tra Chiesa e progresso medico. Bologna, Padova e Roma sono state grandi capitali della medicina e dell’anatomia, per secoli. Nell’Italia cattolica, non altrove… I nostri primati scientifici e medici li abbiamo cominciati a perdere con il Risorgimento…

C’è la malattia fisica e c’è la malattia spirituale: quale rapporto tra le due?

Nella visione cristiana tra anima e corpo c’è un legame strettissimo. I cristiani non sono né dualisti, né spiritualisti, né materialisti. Per gli spiritualisti, il copro non conta nulla; per i materialisti non conta nulla l’anima. Per i cristiani la vita dell’anima e quella del corpo sono sempre strettamente connesse. Per questo negli ospedali medievali si chiamavano i migliori pittori: perché rendessero l’ospedale un luogo bello, accogliente, confortante, anche per lo spirito. L’ospedale medievale era tutto affrescato. Inoltre in molti casi si chiamavano nelle corsie dei musicisti…. Un giorno raccontavo questo fatto della “musicoterapia” medievale al Cottolengo, e una signora mi ha detto: io vengo qui tutti i giovedì a suonare il violino in corsia! C’è ancora gente che la pensa come un tempo. Ma in generale l’ospedale moderno è molto improntato dalla filosofia materialista: i muri sono tutti bianchi, e si crede che la qualità scientifica, che è certo importantissima, sia tutto. Non è  così. Si guarisce anche per amore. E’ l’amore che un medico ha per i suoi malati che lo rende non solo più efficace, ma anche più medico, più capace di guarire. Perché, come dicevano i teologi medievali, amare è conoscere.

 

 



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