L’ora di Santa Faustina e il mistero che ci attende

E’ la Santa che ha conosciuto la più grande diffusione devozionale degli ultimi trent’anni tra i fedeli di tutto il mondo cattolico al punto da far impallidire autentici giganti indiscussi come San Pio da Pietrelcina: parliamo di Suor Faustina, al secolo Helena, Kowalska. Ed è proprio lei, a cui tutta la Chiesa guarda particolarmente nei […]

E’ la Santa che ha conosciuto la più grande diffusione devozionale degli ultimi trent’anni tra i fedeli di tutto il mondo cattolico al punto da far impallidire autentici giganti indiscussi come San Pio da Pietrelcina: parliamo di Suor Faustina, al secolo Helena, Kowalska. Ed è proprio lei, a cui tutta la Chiesa guarda particolarmente nei giorni che portano dalla Pasqua alla festa della Divina Misericordia, a custodire tuttora – a detta di alcuni – uno dei misteri più dibattuti del tempo futuro che ci aspetta. Il mistero sarebbe quello raccontato nel Diario medesimo della religiosa polacca – registratore fedele delle numerose Rivelazioni e locuzioni avute per grazia straordinaria da nostro Signore – secondo cui, letteralmente e non metaforicamente, dalla Polonia sarebbe giunta la fiamma della fede che avrebbe riacceso e incendiato di nuovo il mondo tentato dall’apostasia prima degli ultimi tempi. Ora, tra gli studiosi della grande mistica c’è chi lega questa profezia singolare (risalente, come le altre che si trovano nel Diario, naturalmente agli anni Trenta) alla venuta di San Giovanni Paolo II e al pontificato grandioso che ha oggettivamente capovolto la storia non solo dell’Europa divisa ma anche del mondo intero, chi la lega invece alla Chiesa nazionale e al cattolicesimo polacco nel suo insieme (tuttora quello in assoluto più in contro-tendenza del Vecchio Continente, sia per numero di vocazioni che per la celebrazione dei sacramenti) e chi infine la lega proprio a lei, a Santa Faustina e allo straordinario messaggio di conversione legato alla diffusione della devozione – personale e sociale – della Divina Misericordia come da lei onorata e lodata. Secondo questi ultimi, una delle ‘prove provate’ sarebbe proprio – a parte la crescita mondiale esponenziale del numero dei devoti – piuttosto la proiezione della sua figura e del suo messaggio nell’insegnamento e nella predicazione degli ultimi Pontefici: qualcosa che sarebbe spiegabile, per l’appunto, con le lenti della teologia della storia più che con il richiamo a questa o quella esigenza pastorale di un tempo particolare. In effetti solo a fare un giro tra i Santuari più frequentati del globo non si può fare a meno di notare negli ultimi anni la presenza discreta ma oramai fissa di questa umile suora polacca lì dove non te l’aspetteresti mai, stabilmente accanto alla Trinità, alla Vergine venerata secondo le usanze del luogo e/o al Santo patrono del posto. Sarebbe interessante sapere se mai ci siano stati episodi simili nella storia recente dell’agiografia cristiana ma così a occhio parrebbe proprio di no perché anche i Santi o le Sante più amate non superano di solito molto la propria area geografica di origine o di riferimento.

Tuttavia questa storia c’insegna anche una verità spesso nascosta o fraintesa dai più che ha a che fare proprio con il rapporto speciale che c’è tra la Divina Rivelazione e la teologia della storia in quanto tale. Si dice infatti sempre che – da catechismo – la Rivelazione si è chiusa per sempre con la morte dell’ultimo apostolo: conosciamo quello che ha fatto e detto Gesù dai Vangeli autorizzati da Santa Madre Chiesa e tanto basta, insieme agli insegnamenti della Chiesa stessa, per salvare l’anima propria e quella altrui. Il che è ovviamente vero, in sé, anzi è la cosa che conta, l’unica alla fine. Solo che non esaurisce il governo e il ruolo presente della Divina Provvidenza che continua ad agire nella Storia intervenendo a seconda delle necessità dei tempi e degli uomini in modi e maniere sensibilmente diversi. Facendo un altro esempio, si potrebbe citare anche Fatima, di cui quest’anno tra l’altro ricordiamo il centenario e dove anche Papa Francesco andrà pellegrino: che senso avrebbero tanti libri che ancora continuano a uscire a pioggia e tutte le controversie su controversie che suscitano nella Chiesa a ogni livello se tanto, comunque, la Rivelazione fosse finita più di 2000 anni fa? Che ce ne importerebbe di quell’evento?

Invece ci importa eccome – come si vede e si sente  – perché tutti, chi vi simpatizza e chi vi è ostile, riconoscono unanimemente che quell’evento ha avuto un significato enorme, universale, globale, per la conversione dell’umanità e quindi anche per la missione di evangelizzazione della Chiesa. Così, mutatis mutandis, vale anche per altri eventi in cui il Cielo ha parlato, in un modo o in un altro, agli uomini di tutti i tempi (apparizioni pubbliche o private, rivelazioni, elezione di un Santo quale testimone privilegiato della corrente di Grazia). Certamente questi eventi non hanno detto nulla che non ci sia già nel Vangelo ma evidentemente il motivo per cui è stato ri-detto, e  persino ripetuto in quel modo inedito, era che per gli uomini di quel tempo quel contenuto della Rivelazione non si conosceva o non si praticava più, persino dopo secoli e secoli di Cristianesimo. Ora, nel caso della Divina Misericordia un’ipotesi che si può fare è senz’altro che i tratti paterni di Dio sono forse l’attributo più dimenticato del nostro tempo, credenti compresi, per cui si è resa infine necessaria questa poderosa ri-catechizzazione globale tramite il carisma contagioso di Santa Faustina, diciamo così. Un’altra – legata a questa – è che se si perde il rapporto con il padre, inevitabilmente, prima o poi, si perderà anche quello da figli, con tutte le conseguenze del caso. Solo che nel caso del Cristianesimo, in cui la caratteristica fondante – rispetto alle altre religioni – è proprio il fatto che Dio sia Padre amorevole, oltre che Creatore, questo vuol dire praticamente la cancellazione progressiva della Fede stessa, smarrendo il messaggio dell’intera Rivelazione. Un’altra ancora potrebbe essere il fatto che in questa rievangelizzazione silenziosa della religiosa polacca si trovano numerose riflessioni sulla via della santità ordinaria, di una praticità a tratti sorprendente, in cui il Credo non è mai slegato dalle attività del quotidiano più semplici, come a voler dire che in ogni lavoro che si fa c’è in fondo – nelle pieghe nascoste della fatica più pesante – anche lì, sempre e comunque lo sguardo di Dio che chiama ad alzare gli occhi al Cielo in vista della ricompensa eterna che attende – di nuovo, evangelicamente – i ‘servi buoni e fedeli’. Molto altro, forse, si potrebbe ancora aggiungere ma dopotutto non sono che ipotesi e qui, sulla soglia del mistero, rispettosamente dobbiamo fermarci anche noi. Ricordando, per tutti gli altri che ancora speculano – chi facendosi beffe di tutto ciò, chi negando convintamente ogni possibilità alla radice come se avesse parlato direttamente con l’Onnipotente cinque secondi prima – che “i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie – oracolo del Signore” (Is 55,8).



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