L’okkupazione delle chiese e il superamento della distinzione tra sacro e profano

Negli anni Se3ttanta ci facevano le assemblee dei Collettivi, ora i pranzi e le rassegne di prodotti artigianali. Dietro c’è la cancellazione della differenza tra sacro e profano

Stanno aumentando i casi di chiese adoperate per scopi diversi rispetto alla loro destinazione. Capita spesso che nelle chiese si tengano concerti, spettacoli musicali per bambini, oppure conferenze o spettacoli teatrali. Entro certi limiti, se i temi sono cristiani e non profani, se non ci sono altri spazi a disposizione, se le autorità ecclesiastiche hanno dato la concessione la cosa si può anche limitatamente tollerare. Da qualche tempo, però, si sentono casi più problematici. La presentazione di un libro, per esempio, non sarebbe da farsi in chiesa. Una conferenza su temi sociali neppure. Tanto meno si dovrebbe usare una chiesa per fare lo spoglio elettorale come è successo in Catalogna, oppure per far parlare un politico: anche Renzi ha parlato dall’ambone di una chiesa adibita a luogo di riunione politica. Il fatto poi che a parlare siano persone delle istituzioni non cambia la sostanza e anche a Laura Boldrini va detto di no. Una manifestazione della Confartigianato sui prodotti locali come quella che si è tenuta nella Chiesa di San Domenico ad Alba nei giorni scorsi è assolutamente inopportuna. Anche la “pizza di solidarietà” mangiata in chiesa non è una gran bella cosa.

Alcuni di questi eventi si svolgono in chiese consacrate. In questi casi il tabernacolo del Santissimo viene spostato, quando non lo sia già dato che viene conservato spesso in cappelle particolari. E non è una bella cosa spostare il Padrone di casa. In alcuni casi si tratta di iniziative autonome e non autorizzate, però quando avvengono poi non si ha notizia di sanzioni. In qualche caso si fanno in chiese sconsacrate. Anche in questo caso, però, se la proprietà non è di privati, il buon gusto vorrebbe che il loro uso tenesse conto di quello che sono state e che è tuttora testimoniato dalla loro architettura.

Talvolta si è in presenza di abusi, talaltra però l’apertura delle chiese a finalità diverse da quella religiosa è voluta e teorizzata. Si tratterebbe di una “apertura” della Chiesa – tramite l’apertura delle chiese – al mondo dell’uomo e un superamento dei confini tra il sacro e il profano. C’è tutta una teologia di moda oggi che vorrebbe fondare questa esigenza. Dopo l’incarnazione di Cristo in un uomo, si dice, il mondo stesso è diventato tempio di Dio e tutto l’umano in quanto tale è diventato grazia. Il pro-fano, ossia quanto sta davanti al tempio, non esisterebbe più. E’ per questi motivi che, come negli anni Settanta alcune chiese ospitavano assemblee dei collettivi di base, oggi esse ospitano le conferenze di Emma Bonino o spettacoli musicali tekno oppure mostre di quadri raffiguranti Mao Tze Tung.

A proposito di queste teologie della confusione tra sacro e profano, Benedetto XVI ebbe a dire che quando saremo al cospetto di Dio nella gloria dei Santi non ci sarà più tale distinzione, ma quaggiù gli uomini hanno bisogno degli spazi del sacro, ove rifugiarsi, rigenerarsi, contemplare, pregare, celebrare e incontrare Gesù Cristo nei Sacramenti.

Quando questi fenomeni non sono solo frutto di superficialità, ma sono motivati da sedicenti cause teologiche, e non solo da sprovvedutezza, e lo si fa perché Gesù stesso lo vorrebbe e lo farebbe, i processi per ricondurre la tendenza a ragione sono più lunghi e i danni più cospicui.



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